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 2011  dicembre 31 Sabato calendario

ARRIVA LA SANTA CASSA INTEGRAZIONE


Arriva la santa cassa integrazione. La vuole il cardinale di Milano, Angelo Scola, che ha ripreso e rilanciato il fondo per la famiglia voluto dal suo predecessore Dionigi Tettamanzi. L’arcidiocesi trasformerà l’iniziativa in una vera società per il mutuo soccorso a cui potranno attingere le aziende con meno di 15 dipendenti escluse dagli ammortizzatori sociali.
Il fondo, ribattezzato «della famiglia e del lavoro», si occuperà anche di fare formazione specializzata per disoccupati e cassintegrati.
Una mossa che marca ancora una differenza fra i due porporati: se il prete di campagna brianzolo Tettamanzi con la prima crisi dei mutui subprime aveva chiamato a raccolta i fedeli (14 milioni) per sovvenire i disoccupati e i cassintegrati (circa 4mila); il teologo lecchese Scola si preoccupa di far partire una grande azione per dare ai lavoratori toccati dalla crisi chance professionali nuove per tornare sul mercato del lavoro.
Scola, che aveva accennato alla nuova iniziativa nel tradizionale discorso di S. Ambrogio, vuole che le provvidenze (è il caso di dirlo) della curia milanese servano a creare sostegni mutualistici per le piccole imprese ma punta anche alla formazione ad hoc stringendo accordi specifici con aziende che poi si impegnano ad assumere gli addetti aggiornati.
Nei giorni scorsi i primi 15 addetti sono stati formati per una catena alberghiera che li ha assunti: un’operazione che, ha raccontato monsignor Luigi Testore, presidente del fondo (e della Caritas) è costata solo 30mila euro.
Per il prosieguo l’arcidiocesi stanzierà da subito 500mila euro e gli altri arriveranno da associazioni, imprese, enti non profit cattoliche che si iscriveranno alla mutua potendo poi usare sostegni e la formazione per i propri dipendenti.
E ovviamente Scola solleciterà la carità i fedeli delle 1.104 parrocchie che costituiscono la chiesa ambrosiana, la più grande diocesi del mondo.
Sul progetto il cardinale ha riunito un pool di economisti, sindacalisti, dirigenti dei patronati, manager. Come ha sempre fatto, da quando era un vescovo semisconosciuto della piccola diocesi toscana di Grosseto (1991), Scola s’è guardato bene dal coinvolgere solo esperti proveniente da Comunione e liberazione, il movimento di don Luigi Giussani, cui partecipò fin dai primissimi anni.
Le prime attività formative sono state subito appaltate all’Enaip, l’ente di formazione delle Acli, organizzazione storica, e in passato piuttosto inquieta del laicato cattolica, che è sempre stata schierata a sinistra. Ma già per la fase pienamente operativa, il fondo s’avvarrà anche dell’apporto della Compagnia delle opere, l’associazione di imprese cielline o di area ciellina.
La conferma del grande dinamismo del presule, capace di mettere in modo le forze più sensibili del cattolicesimo ambrosiano, con un disegno che non si limita alla solita area di del solidarietà sociale ma che vuol far rinascere l’idealità fra gli imprenditori.
Fra non molto, anziché vagheggiare dello spirito di Todi e delle pretesa reconquista dell’Italia ad opera degli epigoni del cardinal Camillo Ruini, i laici sospettosi e sempre all’erta, cominceranno a guardare con sospetto la curia milanese come se si trattasse della nuova Opera dei congressi, (che alla fine dell’800 fece nascere cooperative, casse rurali e società mutue), e di Scola come un Leone XIII redivivo.