Diego Gabutti, ItaliaOggi 31/12/2011, 31 dicembre 2011
SPREAD SEMPRE PIÙ IN ALTO COME SI DICEVA DI UNA VECCHIA GRAPPA
E se tagliassimo, tanto per provare, senza impegno, quale buon proposito per il nuovo anno, una o due voci di spesa? Va bene prendersela con i pensionati, che sono vecchi (non vecchissimi, ma vecchi, o per lo meno anziani) e non si possono difendere, a differenza dei farmacisti, per dire, o dei taxisti, che ci mettono poco a tirare sotto un onorevole mentre esce dal Palazzo o a sabotare le supposte, rendendole corrosive e urticanti. Ma che sarà mai accompagnare alla porta senza benservito gl’impiegatucci dei ministeri che guadagnano più del presidente della repubblica o licenziare un barbiere di Palazzo Madama. Chi mai perderà tempo a difendere costoro? Sono «minutaglie», come l’ex ministro del lavoro e del welfare, Maurizio Sacconi, ha definito i parlamentari che lasciano il Popolo della libertà per aggregarsi all’Udc di Pierferdinando Casini. A quali interessi corporativi, a quali santi in paradiso potranno mai appellarsi pochi mangiapane a tradimento? O qualcosa ci sfugge? E cosa, nel caso?
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Saranno anche solo «minutaglie», transfughi senza nome, di scarso peso politico, i berluscones che stanno passando, sperando in bene, a Rifondazione democristiana, ma anche quelli che rimangono, diciamo la verità, non sono granché. O Maurizio Sacconi e gli altri moderati da talk show, soltanto perché una volta nella vita hanno vinto la lotteria dei ministeri, delle presidenze di commissione parlamentare e dei sottosegretariati, sono diventati dei generalissimi con un kepì à la Charles De Gaulle lungo come il naso di Pinocchio? Moderati, moderino anche le fantasie di potenza.
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In Florida, dove viveva insieme a milioni d’altri pensionati americani, è morta ultraottantenne Cheeta, o Cita, la scimmia di Tarzan e Jane. Nei primi anni trenta, quando Johnny Weissmuller lanciava l’urlo del re della giugla spenzolandosi da rami e liane, Cheeta era una diva del cinema. Negli ultimi tempi, raccontano gli amici, «amava molto dipingere con le dita e guardare le partite di calcio». Be’, poteva andarle peggio. Poteva finire come Gloria Swanson in Viale del tramonto: con gli occhi bistrati, un vecchio maggiordomo dall’aria marziale, il cadavere d’un gigolò nella piscina e le manette ai polsi.
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Non è tuttavia così sicuro che questa scimmia più vecchia del cucco fosse proprio Cheeta. Sembra che già molte altre quadrumani si siano spacciate per la fedele compagna di Tarzan. Ai vecchi è sempre piaciuto vantare una gioventù romanzesca e operosa. Prendete certi nostri grandi vecchi, non facciamo nomi, che in gioventù tifavano per l’Armata rossa e per la «democrazia sostanziale» e che oggi se la tirano da padri nobili della democrazia formale.
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«In Egitto viene ritrovata una mummia. Tutti gli egittologi del mondo si riuniscono ma non riescono a stabilire di che faraone si tratti. Arrivano tre egittologi sovietici in borghese. «Lasciateci soli con lui», dicono. D’accordo. Passa un giorno, due giorni, tre, niente. Al quarto escono: «Ramsete XXV». Restano tutti stupiti: «Come avete fatto?» «Ha confessato da solo, la canaglia» (Vladimir Bukovskij, Il vento va, e poi ritorna, Feltrinelli 1978).
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Sempre più in alto, come la grappa d’una vecchia pubblicità, lo spread sfida la forza di gravità, per non parlare dell’espressione grave di bin Loden, apertamente sfidata anch’essa. Bin Loden, solo pochi giorni fa, sosteneva che grazie a lui e ai suoi giannizzeri l’Italia aveva evitato un destino da tragedia greca. Dovevamo rinascere, lo spread in calo, l’applauso dei «mercati», l’«ola» dei banchieri, la politica sempre più insignificante, l’approvazione d’Eugenio Scalfari in persona, le tarantelle di gioia di Giorgio Napolitano, e invece siamo sempre lì, con un piede che tasta l’abisso, come a cercarvi un appiglio, ma campacavallo.
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Berlusconi, lui, moderi soprattutto le fantasie di patonza.
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«I buoni cittadini della Grecia classica trassero forza dalla determinazione di due dei loro concittadini, Spertia e Buli, a resistere alle lusinghe del potere. Mentre si recavano a Susa, andò incontro agl’inviati spartani Idarne, un alto funzionario persiano, il quale promise loro solo che si fosero schierati dalla parte del Gran Re, suo dispotico padrone. A profitto della Grecia — e a profitto di tutti gli uomini liberi — Erodoto ci ha tramandato la loro risposta. “Idarne”, dissero, «tu sei un consigliere unilaterale. Tu hai esperienza di mezza realtà soltanto e ignori l’altra metà. Tu conosci la vita dello schiavo, ma non conosci la libertà e non puoi dire se essa sia dolce o no. Ah, se tu sapessi cos’è la libertà, ci avresti invitato a batterci per essa non solo con la lancia ama anche con l’azza» (Karl A. Wittfogel, Il dispotismo orientale, vol. 2, Vallecchi 1968).
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Ignoti scrocconi «hanno trascorso una notte consumando prodotti alimentari che erano a bordo dello yacht, attraccato nel porto di Viareggio, del presidente dell’Inter Massimo Moratti». È una scena da cinepanettone natalizio. Se ne potrà ridere senza passare da popol bruto? O si deve pensare, per essere approvati dai corsivisti di Repubblica e dai nemici giurati dello svago buzzurro, che sarebbe stato meglio se al presidente dell’Inter fosse toccata, al posto dell’abbuffata a scrocco da film cafone, piuttosto un’azzardata (ma filiforme) partita a scacchi con la morte, come nel Settimo Sigillo d’Ingmar Bergman?
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«C’è una frase di G.K. Chesterton che fin dall’infanzia mi accompagna e mi scalda il cuore: “Gli angeli riescono a volare perché si prendono alla leggera». Chi si prende alla leggera non costringerà mai il proprio vicino ebreo a lustrare il marciapiede con uno spazzolino da denti» (Gregor von Rezzori, Sulle mie tracce, Guanda 2008).