Diego Gabutti, ItaliaOggi 30/12/2011, 30 dicembre 2011
Ci troveremo con Passera a capo di un partito cattolico? – Ci ritroveremo (sconfinamento supremo) Corrado Passera leader d’un partito neocattolico? Un partito al quale non ci s’iscrive, qua cento euro, qua una tessera, ma nelle cui sezioni s’apre piuttosto un conto, come in banca? Dove si collocherà questo partito? A sinistra d’Unicredit? A destra del Monte dei Paschi di Siena? O al centro, tra Bnl e Banca Popolare di Novara? E che cosa ne dirà Luca Cordero di Montezemolo? Non toccava a lui la leadership del partito della borghesia snob? Un partito magari non cattolico ma decisamente «carino», come dice Maurizio Crozza? E che cosa è meglio? Baciare le pile con Corrado Passera, che è praticamente calvo, o passarci il fon firmato tra i capelli firmatissimi come Luca Cordero eccetera? E cosa ne pensa, soprattutto, Pierferdinando Casini, il politico cattolico par excellence? Per ora pensa «che nessuno possa interdire dall’impegno politico chi oggi si è dimesso dai suoi impegni professionali per servire lo stato»
Ci troveremo con Passera a capo di un partito cattolico? – Ci ritroveremo (sconfinamento supremo) Corrado Passera leader d’un partito neocattolico? Un partito al quale non ci s’iscrive, qua cento euro, qua una tessera, ma nelle cui sezioni s’apre piuttosto un conto, come in banca? Dove si collocherà questo partito? A sinistra d’Unicredit? A destra del Monte dei Paschi di Siena? O al centro, tra Bnl e Banca Popolare di Novara? E che cosa ne dirà Luca Cordero di Montezemolo? Non toccava a lui la leadership del partito della borghesia snob? Un partito magari non cattolico ma decisamente «carino», come dice Maurizio Crozza? E che cosa è meglio? Baciare le pile con Corrado Passera, che è praticamente calvo, o passarci il fon firmato tra i capelli firmatissimi come Luca Cordero eccetera? E cosa ne pensa, soprattutto, Pierferdinando Casini, il politico cattolico par excellence? Per ora pensa «che nessuno possa interdire dall’impegno politico chi oggi si è dimesso dai suoi impegni professionali per servire lo stato». È quel che si dice fare buon viso a cattivo gioco. Ma tra sé, mentre sorride alle telecamere, il bel Casini deve pensare che il mazziere si sia venduto ai banchieri e che tra i giocatori, quelli più filiformi, si nasconda un baro. «È una grave svista pensare che l’Europa abbia concluso la sua missione e stia lì solo come arcigna guardiana dei conti in ordine», annuncia Barbara Spinelli su Repubblica. No, c’è di più e di meglio: l’Europa, «commissariandoci» tutti in nome della «pubblica salute» e salvandoci così dalle «destre italiane non ancora emendate», intende «cambiare i comportamenti dell’uomo» (la «natura» no, quella possiamo tenercela così com’è, almeno per ora). Sbaglierò, ma potresse essere una lunga agonia. A Hiroshima e Nagasaki almeno era successo in un lampo. «Quando i militari cominciarono a testare armi nucleari in un lago prosciugato chiamato Frenchman Flat nel deserto del Nevada alle porte di Las Vegas, le esplosioni divennero la maggiore attrazione turistica della città. La gente non andava a Las Vegas per giocare, o quanto meno non esclusivamente, ma per portarsi al limitare del deserto, sentire il terreno che tremava sotto i piedi e guardare l’aria che si riempiva di gonfie colonne di fumo e polvere» (Bill Bryson, Vestivamo da Superman, Guanda 2006). Piace poco o niente ai politici, piace sempre meno ai giornali, compresi quelli che si sono spesi di più per un «governo tecnico», ma che l’esecutivo bocconiano finisse per dare sui nervi anche agli economisti, dei quali doveva essere il trionfo, non se lo immaginava nessuno. Eppure è successo anche questo, almeno secondo il Giornale, che elenca ben trenta professoroni d’economia che hanno già firmato un «appello anti-Monti» lanciato sul web da Gustavo Spiga, ordinario d’economia politica a Tor Vergata. Spiga ricorda che in Grecia, «dopo una manovra lacrime e sangue» simile a quella varata (ed è solo l’inizio) da bin Loden e dai suoi Quaranta gabellieri, i greci «stanno peggio di prima». Anche gli economisti veri, come gli economisti da bar, ribattono sempre lo stesso chiodo: basta tassa, meno spese. Attenzione, che questi qua sconfinano, travalicano e s’allargano, avverte Francesco Damato sul Tempo di Roma commentando i timori espressi da Maurizio Gasparri e Fabrizio Cicchitto, capigruppo parlamentari del Popolo delle libertà, entrambi più o meno desparecidos. Tecnici di giorno, politici di notte, i ministri bocconiani non s’accontentano di quel che hanno (tutti una bella poltrona, qualcuno persino un portafoglio) ma mirano a rubare la scena ai politici. Erano lì, come direbbe la Spinelli, in qualità d’«arcigni guardiani di conti» ed ecco che vogliono cambiare, se non la «natura», almeno i «comportamenti dell’uomo», esattamente come si prefigge «l’Europa» e si sono sempre proposti di fare i politici, da Gengis Khan a Napoleone a Tonino Di Pietro e Nichi Vendola. Smaniosi e mai contenti, invidiano ai politici il solo privilegio che a loro, i ragazzi di bin Loden, sia stato finora negato: l’incompetenza. «Non lontano dagl’inquisitori spagnoli del secolo XVI, che proibirono la pubblicazione di romanzi nelle colonie americane, Alphonse de Lamartine accusa I Miserabili di Victor Hugo di disturbare spiritualmente le “masse” facendo loro concepire aspirazioni e desideri che stanno fuori della portata dei mortali. (...) il suo argomento vale per ogni finzione riuscita, anche per quella che, senza il volo e l’apertura alare dei Miserabili, è non di meno capace, grazie al proprio potere di persuasione, di trasportare il lettore in un mondo più bello e coerente, o semplicemente meno noioso e penoso di quello in cui vive. Quest’operazione, secondo Lamartine, può convertire l’affascinato lettore di finzioni — una volta che la lettura finisce, l’incantesimo si rompe e comprova che la realtà abitata non sarà mai all’altezza di quella sognata — in uno “squilibrato”, in un ribelle furioso, in un nemico dell’ordine pubblico» (Mario Vargas Llosa, La tentazione dell’impossibile. Victor Hugo e “I Miserabili”, Libri Scheiwiller 2011). «Quasi come il gesto del nostro tempo io vedo l’uomo con un libro in mano — così come il gesto d’un altro tempo era l’uomo con le mani giunte. Naturalmente, così dicendo, non penso a chi da determinati libri vuole apprendere qualcosa di determinato ma mi riferisco a coloro che, a seconda del diverso livello della loro cultura, leggono libri diversissimi, senza un piano preciso, spinti da un continuo desiderio, mai pienamente appagato» (Hugo von Hofmannsthal, Il poeta e il suo tempo, in H. von Hofmannsthal, Viaggi e saggi, Vallecchi 1958).