Walter Galbiati, la Repubblica 30/12/2011, 30 dicembre 2011
FATTURE FALSE E SOLDI IN SVIZZERA "COSÌ AIUTO I SUPER-EVASORI AD ELUDERE TUTTI I CONTROLLI"
Il perfetto evasore e il suo consulente fiscale. O meglio, colui che gli suggerisce come restare protetto dallo sguardo sempre più penetrante dell’Erario. Il perfetto evasore – lo chiameremo Mister X non solo perché i documenti sono anonimi, ma soprattutto perché è un Mister X per il Fisco italiano, che non ne conosce l’identità né tantomeno redditi e patrimonio – è molto spaventato dal nuovo governo, dalla severità della sua politica economica e dalla volontà di intensificare la lotta all’evasione fiscale. Si rivolge al tributarista di fiducia, gli squaderna le sue proprietà e le sue paure, gli chiede cosa fare, e come, per mantenere inviolato il suo anonimato fiscale e il suo ingente patrimonio. Il fiscalista risponde, rassicura, calcola i rischi, elargisce consigli, che a prima vista non sembrano particolarmente in linea con il principio del rispetto delle leggi dello Stato. Il contenuto del carteggio – ovviamente riservato e probabilmente frutto di una "fuga di carte" dallo studio legale e tributario (di Genova) in questione – è stato messo online da Indymedia, sito di riferimento della galassia antagonista. Nei documenti non ci sono nomi né importi, volutamente oscurati.
[La radiografia]
Mister X ha un approccio schematico: il punto di partenza è l’adesione al primo scudo fiscale, grazie al quale, in più tranche, ha rimpatriato una parte dei suoi averi, frutto della liquidazione delle sue holding, le scatole societarie con cui controllava i suoi asset in Lussemburgo. Oltre a ciò, informa il consulente di aver effettuato da poco alcune compravendite immobiliari, intestate però ad altri. La villa che ha recentemente ristrutturato è stata pagata in parte in nero, una montagna di denaro che ha recuperato andandola a prelevare direttamente in banca. Abitualmente il perfetto evasore dice di guidare una autovettura di grossa cilindrata, intestata a una società di leasing. Attualmente è socio accomandatario di una società di consulenza editoriale (di diritto italiano), cui una società probabilmente estera «ha (surrettiziamente) erogato – si legge nella memoria consegnata allo studio tributarista – e (soltanto formalmente) fatturato alla società l’elaborazione di sondaggi» per svariati importi. I corrispettivi sono stati ovviamente accreditati su un conto corrente in Svizzera, dove periodicamente si reca per riportare i soldi in Italia.
[Le domande]
Mister X non è tranquillo, e rivolge al suo consulente di fiducia quattro domande. La prima è la madre di tutte le paure: «È possibile – scrive – un accertamento redditometrico e se sì come potrò difendermi? Basta lo scudo fiscale?». La seconda riguarda il prelievo in contanti per pagare i lavori nella villa: «Il semplice ritiro di contanti può innescare controlli fiscali, penali e amministrativi?». La terza sembra la richiesta di una consulenza per frodare nuovamente il Fisco, perché mister X prima chiede quali siano le conseguenze per aver abbattuto gli utili della propria impresa con fatture false e poi chiede se questo aspetto (l’abbattimento degli utili) è migliorabile. Poi, il domandone finale: «Quali misure adottare per difendere il patrimonio da possibili aggressioni del Fisco».
[I consigli ]
Il tributarista risponde a ogni quesito con toni variabili tra il rassicurante e il preoccupato. «La verifica di tipo redditometrico è possibile... tuttavia «statisticamente le possibilità di un controllo non sono molte». «Le statistiche ufficiali – spiega il tributarista – registrano un calo generale dei controlli fiscali, il cui numero nel 2008 è stato il più basso degli ultimi 8 anni». Tuttavia l’accertamento potrà essere facilmente neutralizzato se l’importo dei capitali scudati è superiore alle fatture (false) emesse per abbattere gli utili della società e ai contanti usati per ristrutturare la villa. Il suggerimento del tributarista però è di recuperare la documentazione dalla banca svizzera (il Credit Suisse), per precostituire una pezza di appoggio ai prelevamenti. In ogni caso – rassicura l’esperto – i prelievi in contanti non comportano alcun reato o segnalazione di operazione sospetta ai fini del riciclaggio. Mister X potrebbe comunque rivolgere una domanda indiscreta al direttore della propria banca, del tipo: «Hai per caso fatto qualche segnalazione?». Così dormirebbe sonni più sereni. Se poi le cose precipitassero, l’ultimo rimedio sarebbe quello di chiedere la fattura a chi ha fatto i lavori.
Sulle false fatture emesse dalla società (la terza domanda), il tributarista esclude che il fisco possa accertare la verità. Se così fosse, si ipotizzerebbe il reato di frode fiscale, e sarebbero guai, perché potrebbe chiedere alla banca di alzare il velo sul segreto bancario. Serve quindi una miglioria al marchingegno fraudolento: il consiglio è non comparire mai nella società come socio e non rischiare più nel trasporto di denaro contante dalla Svizzera all’Italia. Infine il domandone: come difendersi da possibili aggressioni dal Fisco. Due i punti fermi: «Limitare la responsabilità (attualmente illimitata) per eventuali accertamenti fiscali nei confronti della società, mediante ad esempio la trasformazione della società italiana in Srl»; e «vagliare la possibile costituzione di un fondo patrimoniale tenuto presente il suo status di soggetto divorziato con prole o di un trust». L’ultimo consiglio del tributarista è da sottile psicologo. «In caso di invito presso gli uffici dell’Agenzia sarebbe opportuno stare calmi e vincere la tentazione di volerne uscire subito appellandosi alla circostanza di aver effettuato lo scudo». Meglio riflettere, e scegliere con calma la strategia migliore.