RICHARD NEWBURY, La Stampa 31/12/2011, 31 dicembre 2011
Oldman, l’anti-Bond a caccia della Talpa - L’ espressione del subconscio di una nazione è il suo servizio segreto», scrive John Le Carré nel suo capolavoro, ora un film giustamente acclamato, Tinker, Tailor, Soldier, Spy – (in italiano La talpa uscirà il 27 gennaio)
Oldman, l’anti-Bond a caccia della Talpa - L’ espressione del subconscio di una nazione è il suo servizio segreto», scrive John Le Carré nel suo capolavoro, ora un film giustamente acclamato, Tinker, Tailor, Soldier, Spy – (in italiano La talpa uscirà il 27 gennaio). «Talpe» - agenti di penetrazione profonda - come i cinque di Cambridge (Philby, Burgess, Maclean, Blunt e Cairncross) reclutati all’università dal Comintern nel 1930 e istruiti a mascherare il loro comunismo per cercare di installarsi ai vertici dei Servizi segreti britannici, mimando, letteralmente, l’autostima del Secret Intelligence Service (MI6). Dopo la prova nel 1963, che Kim Philby, un pilastro del Sistema e «uno dei nostri», colonna del vertice dei servizi segreti di intelligence anti-sovietica, probabile futuro capo del MI6, era stato una spia sovietica per una generazione, i servizi segreti esaurirono le proprie energie spiandosi a vicenda, fino al collasso. Chiunque avesse servito dietro la cortina di ferro era licenziato. Ironia della sorte, Stalin non aveva mai creduto ai «gioielli della corona» che i Cinque di Cambridge avevano fornito, mentre, dopo che Philby fuggì a Mosca nel 1963, il KGB lo sospettò di essere un agente triplo - come aveva sperato l’MI6. Il romanzo Il fattore umano di Graham Greene, amico di Philby e suo collega nel MI6, su un agente triplo, aiutò a piantare il seme del dubbio. Uno dei «sorveglianti» di Philby, Oleg Gordievsky che diventò, come doppio agente per l’MI6, capo della sezione britannica del KGB, probabilmente evitò una guerra nucleare nel 1982, e convinse la signora Thatcher che lei e Reagan potevano «fare affari» con Gorbaciov. L’ironia è che lo spionaggio - l’arte del tradimento - è fondato sulla fiducia. Infatti al centro dei romanzi di John Le Carré c’è il tradimento piuttosto che l’inganno. È questo a rendere Tinker Tailor, Soldier, Spy un racconto universale sulla condizione umana, anche a 40 anni dalla sua creazione, nel 1973, e a 20 dalla fine della Guerra Fredda. Creando il personaggio di George Smiley, miope, paffuto, di mezza età e cornuto, (Le Carré) non solo crea un anti-Bond, cosa che sta al racconto di spionaggio come Sherlock Holmes sta a quelli di investigazione, ma anche una figura senza tempo dello stampo di Macbeth, Amleto e Otello. Allevato dal nonno deputato, miliardario e puritano dopo che la madre era scappata dal suo padre imbroglione e spettacolarmente stravagante, imprigionato per 1.350.000 sterline di debito, David, nonostante la sua brillante formazione a Oxford, si sentiva «non proprio un gentiluomo». A 16 anni nel 1947 era fuggito a Berna per imparare «il linguaggio del nemico», il tedesco. Era la spia perfetta - proprio come Philby! Tra i più grandi fan di Le Carré c’è il suo antagonista proprio come spia sotto copertura nella Germania dell’Est, il Capo del dipartimento d’intelligence della Germania dell’Est, Marcus Wolf, e anche Evgenij Primakov, ex Primo Ministro russo, candidato presidenziale e poi capo della stazione del KGB per il Medio Oriente, il modello per Karla di Le Carré, eterno antagonista di George Smiley. Primokov e Le Carré cenarono insieme a Londra nel 1996 e l’autore chiese a Primakov chi era il suo personaggio preferito: «Smiley, naturalmente», fu la risposta di “Karla”. Questi ex “nemici” hanno condiviso il cameratismo dell’ambiguità. Smiley e Karla sono due facce della stessa medaglia. «L’apparato dell’inganno è la “messinscena”», dice uno dei personaggi di Le Carré. Lo spionaggio è la verità mascherata da finzione e viceversa ed è per questo che David Cornwell - nom de plume John Le Carré ha imparato a scrivere romanzi grazie alla sua formazione nell’ intelligence. L’attacco di Tinker Tailor Soldier Spy dice «La verità è». La chiusura è «la verità dopotutto era un sogno». «Gli artisti non sono nulla in confronto alle spie dice Le Carré - Io non faccio eccezione. Il grosso della mia esperienza deriva dal mio breve soggiorno nel mondo segreto e dalla mia ineludibile eredità familiare. Scrivo di quello che so. Ho visto costruire il muro di Berlino quando avevo trent’anni e l’ho visto crollare quando ne avevo 60. Ho cominciato a capire che stavo facendo quello che gli altri non facevano. Stavo raccontando il mio tempo». Gli anni dal 1958 al 1963, in cui Cornwell lavorò nei servizi segreti, tanto l’MI5 come l’MI6, sono stati quelli del dopo Suez, quando i satelliti dell’Impero britannico dovevano scegliere tra la sottomissione alla Russia o agli Stati Uniti. David era stato inizialmente reclutato a Londra al MI6 nella Chiesa anglicana, studente sedicenne in quella capitale delle spie che è Berna. «Gusterò per tutto il resto della vita l’ironia di essere entrato nella comunità dell’intelligence nel momento in cui era così devastata dall’insicurezza da restare praticamente inerte. Fra tutte le annate del tradimento che le spie ci hanno donato dopo l’ultima guerra, la mia, amo pensare, sarà gustata più a lungo. Il direttore generale del MI5, Sir Roger Hollis, era sospettato di spionaggio. Il servizio gemello, l’MI6 era sul lettino dello psichiatra cercando di ammettere che Kim Philby, già candidato a comandarlo, era ed era sempre stato una spia russa». Le ripercussioni del tradimento non detto di Philby agiscono come deus ex machina nel romanzo e nel film, ma hanno anche fatto saltare la copertura in Germania Est di David Cornwell, che ha ora adottato l’identità di John Le Carré, secondo il quale «Una spia come uno scrittore vive al di fuori delle convenzioni». Tuttavia, recitare non significa cercare la verità, ma,come nel lavoro d’intelligence, occultare una bugia. Il cast di star guidato da Gary Oldman e Colin Firth solleva il velo sui cinque sospetti e ci «mente» in modo così convincente da far sembrare che nemmeno loro abbino la minima idea chi sia il traditore. «Questa storia parla di tradimento, in un modo privato, tra amici e persone di cui ti fidi. Così abbiamo fatto un film molto più centrato sui personaggi che sulla guerra fredda e della politica», dice regista svedese Tomas Alfredson, che continua affermando che «i guerrieri ideali freddi sono molto più «femminili» dei guerrieri ideali caldi con sentimenti, intuizione, capacità di giocare con la fantasia -. roba che non serve sulle spiagge della Normandia».