PIERO NEGRI, La Stampa 31/12/2011, 31 dicembre 2011
“400
milioni di indiani ora sognano la Puglia” -
È stata una serata di gala della camera di commercio italo-indiana a Mumbai, dove manager e imprenditori le hanno detto: «Sai, sono stato in vacanza in Italia. In Puglia». E Giulia Salvadori, di professione «line producer», ha sorriso, soddisfatta. Un po’ era anche merito suo.
Salvadori, che lavora nel mondo del cinema dal 1994, con gli indiani dal 2007, è probabilmente l’unica persona a occuparsi a tempo pieno nel nostro Paese dell’organizzazione delle riprese dei film prodotti a Mumbai. Due anni fa, ha portato una troupe a girare in Puglia «Housefull», commedia romantica che nell’aprile 2010 ha debuttato in 750 sale ed è risultato il secondo maggior incasso di sempre nella storia del cinema indiano. Con l’effetto collaterale di aver reso popolare, o almeno conosciuta, la Puglia come destinazione turistica. «Un film di Bollywood come quelli di cui mi occupo io - racconta - esce in 1600 cinema: tra la sala, la tv e i dvd, quelli di successo raggiungono un pubblico di 400 milioni di persone, in tutta l’Asia e ovunque c’è una forte comunità indiana».
Che cosa cerchino registi e produttori di laggiù dalle nostre parti è chiaro: «Anche lì, come ovunque nel mondo, Italia significa moda, bellezza, eleganza. Al cinema, come nella società, andare all’estero per un indiano di oggi è la conferma una dimostrazione di status e anche una rivincita. Non a caso, molti film sono in parte ambientati in Inghilterra, a casa dei vecchi padroni. L’Italia, poi, attrae perché è in grado di offrire scenari diversi, da Venezia alle montagne del Trentino, dalla Costiera Amalfitana alla Puglia». Per molti versi, dunque, quel cinema è perfetto per propagandare luoghi di vacanza: «Sì, il modo di lavorare è opposto a quello del cinema occidentale, soprattutto americano. Se loro cercano i luoghi giusti per il film, gli indiani costruiscono le storie in base a dove possono girare. L’ambientazione conta quasi quanto i personaggi, e si vede molto, viene valorizzata. Per di più, spesso in Italia vengono girate le canzoni, gli intermezzi cantati che possono stare dentro un film interamente girato altrove».
Fin dall’inizio, Salvadori ha interpretato il suo ruolo anche come intermediaria tra i produttori di cinema e i promotori di turismo: «Fin dal primissimo film indiano a cui ho collaborato, mi ha dato un bell’aiuto l’ufficio Enit di Mumbai, molto attivo ed efficiente. Per “HouseFull”, la casa di produzione ha stretto un accordo con il più importante tour operator indiano per vendere pacchetti viaggio con la Puglia come destinazione. Insomma, a tutti è chiaro il potenziale turistico di questi film».
E ora? «E ora ho sul tavolo due proposte molto interessanti dal Tamil Nadu, uno degli Stati indiani con cui non ho mai lavorato, e sto cercando gli scorci italiani più adatti. Penso di proporre per uno la Puglia, anche per motivi climatici (le riprese sono a fine gennaio) e per l’altro un tris composto da Venezia, Verona e il Trentino: per la guerra, e non solo, gli indiani non possono girare in Kashmir e il Trentino sta prendendo il posto della Svizzera nelle ambientazioni montane».