ALBERTO MATTIOLI, La Stampa 30/12/2011, 30 dicembre 2011
IL MELODRAMMA QUASI PERFETTO
La vittima si chiama Claudio Del Monaco ed è figlio di Mario, tenorissimo discusso ma indimenticato perché indimenticabile. Ed è inevitabile pensare che la tragedia che l’ha travolto ma per fortuna non ucciso sia, come dire?, molto operistica. Del resto, non c’è solo il cognome a ricollegarla a quel mondo: l’accoltellato è un regista d’opera e il fratello di un altro, il noto bravissimo Giancarlo, e la presunta accoltellatrice una cantante, per la verità molto meno celebre, anzi per nulla.
In questo fattaccio ancora tutto da chiarire, realtà e finzione sembrano scambiarsi le parti, fondersi o confondersi. Per questo non è solo un giallo appassionante, e ancora di più perché arriva in giorni scarsi di notizie: no, questo dramma pare proprio un melodramma, un condensato degli stereotipi del genere.
Pensateci: non manca proprio nulla, a partire dalle coltellate vibrate dritte al cuore, coltellate concretissime eppure così teatrali, come se fosse il gran finale di un’opera pulp, una storiaccia verista tipo Cavalleria rusticana oPagliacci . E il movente è confuso e indistinto come in un libretto, e alla fine altrettanto ininfluente. Poi c’è la moglie probabile colpevole ritrovata mentre vaga vaneggiando come nell’immancabile «scena di follia» di un melodramma romantico: Lucia di Lammermoor sulla spiaggia di Jesolo. E infine tutto questo sangue, tanto sangue, «Sangue! Sangue! Sangue!», come Verdi e Boito fanno cantare al Moro al culmine della gelosia, giusto per citare la parte feticcio di papà Mario, Otello da record, in palcoscenico 427 volte, più che un’interpretazione, un’incarnazione. Sangue vero, verissimo, ma che addosso a questi protagonisti così sembra quello finto che si usa in scena.
L’unico dettaglio che stecca è che, grazie al cielo e ai medici, la vittima, probabilmente, si salverà. Poi ci penseranno gli investigatori a ricostruire nei dettagli il movente e il delitto. Per ora l’intera vicenda sembra dirci che, per una volta, è stata la realtà a imitare la finzione.