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 2011  dicembre 30 Venerdì calendario

Dalla mafia alla legalità la seconda Dolce Vita dello storico Café de Paris - Il rombo della saracinesca taglia il silenzio di via Veneto

Dalla mafia alla legalità la seconda Dolce Vita dello storico Café de Paris - Il rombo della saracinesca taglia il silenzio di via Veneto. Una pattuglia di giovani lavoratori si appresta ad entrare nel caffè più famoso di Roma. Intorno prende forma la vita della strada di quella che fu la «dolce vita» felliniana: gli alberghi che spalancano i battenti, gli uffici che aprono i portoni e un via vai frenetico di persone alla ricerca di una sosta prima degli affari. Due ore di lavori frenetici prima di aprire al pubblico, prima dell’avvio della maratona di turisti e clienti d’eccezione che popolano il caffè lungo la celebre via romana. Marcello Scofano, direttore del Cafè de Paris, da qualche anno ma soprattutto da qualche mese svolge da solo le funzioni di timoniere del luogo un tempo simbolo della «bella vita», facendo capo agli amministratori giudiziari del tribunale di Reggio Calabria che gestiscono l’attività sequestrata nel 2009 e a luglio di quest’anno confiscata a causa di forti commistioni con la ‘ndrangheta. «L’attività commerciale è sempre proseguita - ci tiene a dire qui abbiamo trenta dipendenti e altrettante famiglie che dipendono da noi». Ma oggi per il Cafè de Paris è un nuovo inizio grazie alla partnership della legalità creata attraverso «la collaborazione con Libera, l’associazione di don Ciotti che gestisce terreni agricoli sequestrati alla criminalità organizzata. Noi acquisiremo i loro prodotti da commercializzare e utilizzare per i piatti e i menu a disposizione del nostro pubblico». Marcello sta pensando di creare un «menù della legalità» con alcuni piatti fatti esclusivamente con prodotti che provengono da questi terreni. Per l’operazione, complessa, ci si è affidati all’associazione di don Ciotti che in queste ore ha inaugurato il nuovo corso con un brindisi «della speranza» a base di prodotti alternativi al circuito criminoso: pasta campana, vino siciliano e olio calabrese, tutti realizzati dalle cooperative di «Libera Terra» su terreni confiscati alle organizzazioni mafiose (legge 109 del 1996). Sapori che diverranno permanenti nell’ex bar della Dolce Vita. La trasformazione da caffè della mondanità a luogo della illegalità ha mutato il target di clientela: «Abbiamo attraversato un periodo difficile, c’è stata una crisi che a Natale ha raggiunto l’apice, e un declino sotto il profilo commerciale. Sicuramente, vivendo molto di clienti stranieri, abbiamo avuto una visibilità negativa all’estero e questo ha inciso visibilmente sul nostro fatturato». Il riferimento è all’inchiesta che il 22 luglio 2009 portò al sequestro del locale da parte dei carabinieri del Ros e della Guardia di Finanza perché risultato nella disponibilità della cosca Alvaro (‘ndrangheta). Il locale, sequestrato e confiscato in primo grado, oggi è in amministrazione giudiziaria. Ma la domanda sorge spontanea: del caffè della bella vita felliniana, di Frank Sinatra e altri Vip, cosa è rimasto? «È cambiato molto, specie da quando venni qui quasi trenta anni fa - risponde Marcello - Ma alcune cose sono rimaste, specie per chi non è di Roma e viene a visitare questa bellissima città, forse sì». Che cosa vuol dire essere il timoniere di quello che è considerato il caffè più importante di Roma? «Avendo fatto tutta la trafila qui è una grande gratifica aver raggiunto l’apice, il vertice dell’attività e adesso servire un’azienda che è lo Stato visto che sono servitore pro-tempore. È gratificante ma difficile. Non solo per gli aspetti operativi ma perché ci sentiamo un esempio». Il Cafè de Paris rimane punto di riferimento, in particolare per la clientela d’oltre frontiera, ma anche per uomini d’affari, diplomatici e autorità politiche. La nuova vita dello storico locale romano, «non è dunque solo un fatto simbolico ma sostanziale. Si torna alla legalità, qui come in altre parti d’Italia, offrendo opportunità di lavoro per i giovani. È il volto sociale dell’antimafia, che opera su tutto il territorio nazionale».