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 2011  dicembre 29 Giovedì calendario

Quando sul Quirinale sventolò la svastica - Il Quirinale si prepara al tornante di fine anno e ai primi bilanci sulle celebrazioni del 2011

Quando sul Quirinale sventolò la svastica - Il Quirinale si prepara al tornante di fine anno e ai primi bilanci sulle celebrazioni del 2011. Vertice delle istituzioni, garante di regole e comportamenti, il palazzo del Presidente è un luogo simbolo di un percorso, una storia nella storia che segue il passaggio da una generazione all’altra. Questo il significato più attuale dell’esposizione «Il Quirinale dall’Unità d’Italia ai nostri giorni» (curata da Paola Carucci e Louis Godart, allestimento di Luca Ronconi), motivo di riflessione su una parte costitutiva dell’identità nazionale italiana. Si tratta di un viaggio, un lungo cammino immerso nel contesto delle undici sale del piano nobile nelle ali Ovest e Sud dell’edificio e degli oggetti che sin dai primi passi nel cortile accompagnano il visitatore: la Berlina dorata di gala (del 1877), la «Troika», carro di fabbricazione russa di fine Ottocento, la «Saetta del re», una Fiat 513 del 1910, la Lancia Flaminia presidenziale (del 1961) tirata a lucido per le grandi occasioni. Ma è con l’accesso alle sale che l’esposizione entra nel vivo, con una trama cronologica e tematica costruita a partire da una straordinaria documentazione di vario genere e provenienza. Il robusto filo conduttore segue il ruolo dell’Istituzione nel suo articolato e difforme contributo all’unità nazionale. Un percorso segnato dalle cesure di snodi istituzionali nella nostra storia post-unitaria che cambiano funzioni e responsabilità del colle più alto: da sede papale a residenza dei re d’Italia, dalla fase sabauda alla parabola repubblicana. La mostra ha il pregio di offrire un quadro d’insieme, uno sguardo sul lungo periodo che non sminuisce le diverse fasi. Al contrario ogni sovrano e ogni Presidente della Repubblica viene collocato nel suo tempo, circondato da fonti e riferimenti puntuali agli eventi di allora. Una sintesi riuscita tra documentazione e narrazione storica, tra la capacità di offrire una selezione di carte, periodici, immagini e filmati attorno ad alcuni temi rilevanti che sostengono e motivano la tensione interpretativa dell’itinerario. L’inizio coincide con la presa di Roma che apre il lungo dissidio della questione romana. Un mese dopo la breccia di Porta Pia - 26 ottobre 1970 - il Consiglio dei Ministri stabilisce che la residenza estiva dei Papi, il palazzo del Quirinale, passi tra i beni dello Stato diventando residenza del Re in procinto di trasferirsi nella nuova capitale a seguito dell’accettazione dell’esito del plebiscito da parte del Parlamento. La città diventa capitale, la sua trasformazione coinvolge territori e funzioni di governo, quartieri e linee di sviluppo. Il Quirinale inizia la sua nuova vita cadenzata sulla successione dei sovrani sabaudi. La monarchia nella sua funzione unitaria, nella capacità di costruire - tra limiti e debolezze - una possibile «religione della Patria» fondata sulla centralità della casa regnante. La grande guerra è un punto di non ritorno nelle dinamiche di nazionalizzazione. Il palazzo ospita un Ospedale della Croce Rossa, mentre il Re partecipa al conflitto. La mostra segue il protagonismo di Vittorio Emanuele III, la dialettica con Mussolini, l’esito della marcia su Roma. Il capo del fascismo rassicura il sovrano, lo informa sulla penetrazione del movimento nella società italiana, media la conflittualità sulla sostituzione (1929) nello stemma dello Stato italiano dei leoni rampanti sabaudi con i due fasci littori. Il re si oppone all’introduzione della modifica nella bandiera nazionale. Sono gli anni della convergenza con la Germania nazista suggellata dall’Asse Roma-Berlino, dal patto d’acciaio e dalle reciproche visite di Stato. Sul viaggio di Hitler a Roma - maggio 1938 - si legge della richiesta di esporre una bandiera nazista delle stesse dimensioni di quelle presenti a Berlino e Berchtesgaden. Una bandiera innalzata sul Quirinale (ripresa in un fermo immagine da un filmato del Luce in una giornata senza vento, con il drappo appoggiato sull’asta) e recuperata dalla professoressa Paola Carucci, Sovrintendente dell’Archivio storico della Presidenza della Repubblica: «Abbiamo esposto la bandiera, che è lisa e tagliata nella parte con la svastica, mentre è conservata nella sezione con lo sfondo rosso. Si può ipotizzare che sulla visita di Hitler ci sia stata una sorta di rimozione diffidente nel corso degli anni e dei decenni successivi». Nella teca che conserva la bandiera con la croce uncinata sono affiancati un cartoncino con la disposizione a tavola per una cena di gala e un grande libro rosso per i visitatori che Hitler riceve durante il soggiorno romano. La guerra travolge certezze e consuetudini, la mostra ricostruisce il passaggio alla Repubblica richiamando la centralità dell’articolo 87 della costituzione («Il Presidente della Repubblica è il Capo dello Stato e rappresenta l’unità nazionale...») e il contributo dei dieci presidenti, da Enrico De Nicola a Carlo Azeglio Ciampi: istantanee di passaggi cruciali, insediamento di organi costituzionali, visite di capi di Stato, lettere drammatiche, momenti di relax o di svago. Un lungo viaggio che, per dirla con le parole di presentazione del presidente Napolitano, «racconta il succedersi dei Re e dei Presidenti che da capi di Stato hanno vegliato, nella buona e nella cattiva sorte, sul farsi e sul crescere del nostro Stato nazionale unitario».