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 2011  dicembre 29 Giovedì calendario

Più droni e meno truppe l’arma segreta di Obama - Il presidente Obama ha chiuso la guerra in Iraq e sta accelerando il ritiro dall’Afghanistan, ma questo non significa che ha abbandonato la lotta al terrorismo

Più droni e meno truppe l’arma segreta di Obama - Il presidente Obama ha chiuso la guerra in Iraq e sta accelerando il ritiro dall’Afghanistan, ma questo non significa che ha abbandonato la lotta al terrorismo. Al contrario l’ha intensificata, costruendo una struttura globale per l’impiego dei droni che non ha precedenti. Lo rivela un’approfondita inchiesta del «Washington Post», secondo cui sono attive almeno tre basi negli Stati Uniti e sei all’estero, per lanciare i raid coordinati dal Pentagono e dalla Cia contro gli obiettivi da eliminare. La strategia pubblica del capo della Casa Bianca è nota: fine della guerra in Iraq, ritiro progressivo dall’Afghanistan, stop all’uso delle carceri segrete, agli interrogatori che generavano accuse di torture, e ai nuovi trasferimenti di prigionieri a Guantanamo, anche se la struttura cubana non è stata ancora chiusa. Questi erano gli aspetti della lotta al terrorismo di Bush che Obama aveva criticato in campagna elettorale, e ha mantenuto la promessa di cambiarli. Però li ha sostituiti con una strategia altrettanto letale, che finora ha suscitato meno polemiche e forse prodotto più risultati. Ha potenziato il lavoro dell’Intelligence, le operazioni delle forze speciali come quella che ha ucciso Osama bin Laden, e soprattutto l’uso dei droni. Questi strumenti venivano adoperati anche dall’amministrazione Bush, ma il cambio di strategia è evidente nei numeri: fino al 2009, in Pakistan erano avvenuti 44 attacchi che avevano fatto circa 400 vittime; da allora ad oggi ce ne sono stati 240 e i morti sono più che quadruplicati. I vantaggi sono evidenti: i droni non mettono a rischio la vita dei piloti americani, ma hanno grande precisione nel colpire i bersagli, come ha dimostrato l’operazione lanciata a settembre contro Anwar al Awlaki. Ma come funziona questa macchina costruita dall’amministrazione Obama? Tanto per cominciare, la flotta è stata aumentata a 775 droni, divisi tra Predator, Reaper e altro, ed è destinata ad aumentare. Negli Stati Uniti ci sono almeno tre basi operative, una nella sede della Cia a Langley, una per il Pentagono a Fort Bragg, e la cabina di pilotaggio virtuale gestita dall’Air Force nel sudovest dell’America. Per consentire ai piccoli aerei senza pilota di raggiungere ogni angolo del mondo, sono state aperte almeno sei basi all’estero: Turchia, Afghanistan, Pakistan, Etiopia, Gibuti e isole Seychelles. Oltre a questi Paesi, vengono sorvolati Iraq, Iran (come dimostrato dalla recente perdita di un apparecchio), Yemen, Libia, ma la lista potrebbe essere molto più lunga. Anche l’Italia, secondo il «Wall Street Journal», ha chiesto droni armati, ma il Congresso ha frenato per paura di fughe di informazioni sulla tecnologia usata. Le operazioni vengono gestite dal Pentagono e dalla Cia, che su certi aspetti collaborano e su altri mantengono distinzioni. La copertura legale usata dai militari, per esempio, consente un uso più esteso dei droni. Entrambe le strutture hanno delle «kill list», ossia liste di obiettivi da eliminare, che si sovrappongono ma non sono identiche. Quella del Pentagono è più lunga, ma la Cia sta rapidamente aggiornando la sua. Obama ha approvato la strategia e definito le linee guida, e viene informato dei raid, ma le decisioni operative quotidiane vengono prese dai leader sul campo. L’Intelligence identifica i bersagli e quando li individua lancia gli attacchi. A volte i droni sono guidati dal Pentagono, altre volte dalla Cia. Nel caso di Awlaki, per esempio, la Cia ha preso il comando gestendo quattro droni forniti anche dai militari: due puntati sulla sua auto, uno che sorvolava la zona per evitare danni collaterali, e un quarto a disposizione per colpire. I collaboratori più stretti del presidente, come Hillary Clinton e Leon Panetta, sono molto favorevoli a questa strategia. L’unico dissidio c’è stato con l’ex zar dell’Intelligence Blair, che infatti ha lasciato l’incarico. Le organizzazioni per la difesa dei diritti umani da qualche tempo stanno alzando più la voce, anche perché i droni hanno ucciso pure cittadini americani. Ma gli stessi parlamentari democratici sono molto restii a criticare Obama su questa guerra segreta, che sta piegando Al Qaeda.