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 2011  dicembre 31 Sabato calendario

Angela, un panzer travestito da angelo - Angela Merkel è un mistero. Forse anche per il marito. Qual­che tempo fa alcuni giornalisti te­deschi riuscirono a sistemarsi, non visti, dietro il tavolo a cui i due stavano cenando da soli

Angela, un panzer travestito da angelo - Angela Merkel è un mistero. Forse anche per il marito. Qual­che tempo fa alcuni giornalisti te­deschi riuscirono a sistemarsi, non visti, dietro il tavolo a cui i due stavano cenando da soli. Lei laure­ata in fisica, lui chimico di fama in­­ternazionale, parlarono a lungo di problemi scientifici. Come due colleghi di lavoro. E come due col­le­ghi in tutta la serata non toccaro­no temi personali. Se Silvio Berlusconi è l’arcitalia­no, lei è l’arcitedesca. Studia con meticolosità i dossier, approfondi­sce i dettagli, difficilmente mostra emozioni che vadano oltre un’educata cortesia. A proposito della crisi dell’euro i commentato­ri tedeschi le rimproverano tra le altre cose di non aver mai parlato al cuore dei suoi concittadini. Al di là di qualche frase di circostan­za, non è mai riuscita a far arrivare all’uomo della strada un messag­gio semplice: la moneta unica è un bene su cui si fonda il benesse­re della Germania. E su cui si gioca la riuscita di un progetto ideale di generazioni di europei. I tedeschi non gliene fanno una colpa. Se­condo l’ultimo sondaggio di Euro­barometer il 78% è soddisfatto del­la situazione economica del Pae­se ( per fare un confronto gli italia­ni contenti sono il 9%). I consumi vanno bene, le aziende assumo­no, anche se non ai ritmi indiavo­lati del recente passato. Angela non fa scintille, non im­pressiona ma raggiunge l’obietti­vo. A volte, di rado, con qualche colpo di fantasia. Come quando, secondo il suo racconto, riuscì a depistare la richiesta di entrare a far parte della Stasi, la polizia poli­tica della Ddr. Il padre della can­celliera, amburghese, pastore pro­testante, aveva fattonegli anni ’50 una scelta controcorrente: trasfe­rirsi nella Germania comunista ( e per questo si era guadagnato il no­mignolo di «pastore rosso»). Una volta all’Est la famiglia si era adat­tata: Angela, per iscriversi all’uni­versità aveva chiesto la tessera del­la federazione giovanile comuni­sta. Studentessa brillante e sem­pre in prima fila, aveva subito atti­rato l’attenzione delle autorità po­litiche. Che, come abituale da quelle parti, l’avevano chiamata per chiederle di entrare nella Staa­tssicherheit. L’offerta era attesa, spiegò più tardi la Merkel a una sua biografa, e la reazione concor­data con il padre. Angela si presen­tò al colloquio con un’aria da sva­gata secchiona. Intelligente, cer­to, ma sprovveduta di ogni uso di mondo: «Sono una chiacchiero­na », spiegò. «Non posso accetta­re. Racconterei a tutti le cose che mi dite». Dopo qualche titubanza gli spioni ritirano l’offerta. Senza peraltro metterla nella lista dei dis­sidenti, cosa che avrebbe danneg­gia­to irrimediabilmente la sua car­riera di ricercatrice. Alla caduta del Muro, la sua ascesa nella Cdu, la democrazia cristiana tedesca, è stata passata al setaccio da centinaia di articoli e libri. Sempre sottovalutata, ma regolarmente vittoriosa in ogni confronto, la Merkel fu chiamata al governo da Kohl solo perché quest’ultimo doveva in qualche modo, e nella maniera meno in­gombrante possibile, dare un con­­tentino agli elettori dell’Est. Poi lei ha fatto fuori i rivali uno a uno. Compreso il suo mentore, il can­celliere della riunificazione. Oggi nella Cdu non c’è nessuno in gra­do di tenerle testa. L’uomo istitu­zionalmente più in vista del suo partito, il presidente Christian Wulff, azzoppato da un brutto scandalo (un imprenditore gli concedeva presti, e gli pagava viaggi «a sua insaputa»), dipende in questo momento da un suo ge­sto. Ad Angela basterebbe uno schiocco di dita per costringerlo alle dimissioni. Lei non può permetterselo. Ha già una navigazione troppo tor­mentata in Europa per poter sop­portare turbolenze anche in casa. Il suo 2012, e le prospettive di riele­zione nel voto politico del 2013, si giocheranno tutti nella partita del­l’euro. Come insegnano le tappe irresistibili della sua ascesa è un er­rore snobbare la cancelliera. Ma nel primo tempo ha fatto un erro­re dopo l’altro: in difesa è interve­nuta timidamente e in ritardo; quando poi è andata all’attacco, chiedendo che anche gli investito­ri privati fossero coinvolti nelle perdite sui bond greci, ha finito per spaventare l’intero mondo fi­nanziario. La sua razionalità matematica, l’incapacità, almeno apparente, di gesti emotivi sembrano in que­sto caso un ostacolo non da poco. Il maestro Kohl superò un secolo di conflitti prendendo per mano François Mitterrand in un cimite­ro di caduti di guerra. Lei, con un altro presidente francese, Nicolas Sarkozy, ha prima battibeccato e poi concluso un precario armisti­zio. Ma nessuno in Europa si so­gnerebbe di prenderla per mano.