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 2011  dicembre 30 Venerdì calendario

Troppa Bélen, poco coraggio E la tv è sempre più «social» - Il 2011, l’anno che sconvolse la tv

Troppa Bélen, poco coraggio E la tv è sempre più «social» - Il 2011, l’anno che sconvolse la tv. Da tempo non si regi­stravano tanti mutamenti: di linguaggio, di star del vi­deo, nel gradimento dei condutto­ri. Per dire: Michele Santoro se n’è andato dalla Rai, come pure Simo­na Ventura e Serena Dandini. L’Auditel è finito sotto osservazio­n­e dell’Authority per le comunica­zioni. È esploso il Tg di La7 diretto da Enrico Mentana. Così, tanto per citare alla rinfusa alcuni di questi cambiamenti. Altri ce ne so­no stati, sia in me­glio sia in peggio, accelerati pure dalla caduta del muro di Berlusco­ni. SOCIAL TV Sembra la formula del futu­ro. Le potenzialità delle sinergie tra social network e programmi tv so­no tutte da esplora­re. Modello Fiorel­lo: la community di Twitter fornisce spunti, idee e per­sonaggi per lo show. Modello Santoro: Face­book diventa un sondaggio in tem­po reale sul gradi­mento dei conte­nuti in grado di orientare la discus­sione. Più classica la formula di Gad Lerner, che riman­da al blog del pro­gramma per fide­lizzare il pubblico. Parola chiave: convergenza . BELÉN RODRI­GUEZ Esemplare di showgirl moder­na. Baciata dalla natura, dotata di eclettismo espressivo e sufficiente arguzia, ha avuto nel Festival di Sanremo la grande occasione: ben sfrutta­ta. Ma i «però» resistono. Piace a tutti, ma non si è ancora consacra­ta. Ha talento, ma non si afferma definitivamente. Sovraesposta ­troppi video, troppe paparazzate - c’è qualcosa nella sua stessa ge­stione che le nuoce. Il suo percor­so ricorda quello di Pato, talento incompiuto del Milan. Vedi alla voce: eterna promessa. ONE MAN TG È quello di Enrico Mentana, che ha illuminato tutta La7. Il direttore-conduttore dà le notizie, ma dà anche il senso della giornata «sotto il cielo della politi­ca ». Titoli chilometrici, servizi lun­ghi, introduzioni didascaliche, niente cronaca nera. Perfetto du­rante la fine del governo Berlusco­ni, meno incisivo nell’èra dei tec­nici. Modello di riferimento: Ci­cerone . PIERSILVIO BERLUSCONI Ha vinto la scommessa del digitale terre­stre e Mediaset Premium si è affer­mata pur partendo in ritardo ri­spetto a Sky. In una recente intervi­sta al Corriere della Sera ha riven­dicato autonomia editoriale dal padre («Silvio Berlusconi è mio pa­dre, io sono io e Mediaset è Media­set »). Ma la sensazione è che, sal­vo qualche novità, le reti generali­ste vadano un tantino rinfrescate. Non guasterebbe la vicinanza di qualche testa d’uovo. Parola chia­ve: coraggio . QUARANTENNI Abitano quasi tut­ti a La7. Corrado Formigli, Gianlui­gi Nuzzi, Nicola Porro e Luca Tele­se: più concreti e asciutti ma me­no carismatici dei padri, Santoro, Vespa e Lerner, di cui sono stati collaboratori o ospiti. In attesa di consacrazione. Nell’interregno tra fondatori ed emergenti fa fortu­na Giovanni Floris, quarantenne ma veterano. Parola chiave: par­ricidio . CASTING E RI-CASTING Rito trito e ritrito. Aggravato dal ricorso ai «ri­famosi »dell’ Isola : Valeriona Mari­ni, Flavia Vento, Aida Yespica, Rossano Rubicondi- ancora loro­e giù giù nel sottoscala del trash. Appena insediata in cima alla Rai, Lorenza Lei aveva dichiarato guer­ra ai reality e la stagione mediocre del Gieffe dovrebbe insegnare. Ma tra il dire e il rinnovarsi ci vogliono le idee. Chi buca la bolla televisi­va? FIORELLO Salvatore della patria. Ovvero del varietà, della comicità senza casacche, dello spettacolo tout court . Toccato dalla grazia, va in onda il giorno dopo le dimissio­ni di Berlusconi e ha la prontezza di guardare avanti, buttando nel­lo show tutto se stesso, famiglia compresa. Walter Chiari del Ter­zo millennio. Il più grande intrat­tenitore dopo il big bang. Meteo­ra di Raiuno . MULTIPIATTAFORMA È il nuovo ir­cocervo mediatico. Metà tv e me­tà web, metà satellitare e metà di­gitale, metà nazionale e metà loca­le. La scommessa di Michele San­toro, già durissima in partenza, lo è diventata ancor più ora che l’an­tiberlusconismo si sfarina e i suoi big si muovono in ordine sparso. Ce la farà Servizio pubblico a di­ventare una rete, un palinsesto? L’isola di Utopia . ENRICO LUCCI «Siamo solo dei cial­troni che fanno il varietà ». Eppure quasi ogni servizio della Iena nu­mero uno è un piccolo saggio, uno spaccato di costume. Rivedere quello intitolato Viale del tramon­to , con Alba Parietti che confida il suo pentimento per il ricorso al bo­tulino o quello su Mal dei Primiti­ves che spiega perché a 67 anni canta ancora nelle sagre di paese. Modelli di riferimento: Flaiano, il tenente Colombo, Nanny Loi . SKY Produce cinema e serie di suc­cesso, si prende i talent show di tendenza, impone lo spezzatino della Serie A. Cento canali temati­ci sommati fanno una tv generali­sta. La marcia è lenta,l’infiltrazio­ne nella quotidianità del telespet­tatore progressiva. Furbissima la campagna intitolata «La tua vita viene prima della tv». Tanto c’è quel portento di MySky. Parola chiave: Tv di Ma­chiavelli . DONNESULL’ORLO In continuo movi­mento, irrequiete, insoddisfatte. Cambiano proget­ti, programmi e re­t­i come fossero abi­ti da sera. Simona Ventura, Serena Dandini, Luisella Costamagna, Sabi­na Guzzanti, Mile­na Gabanelli, Lu­cia Annunziata: la mettono giù dura e quasi sempre la spuntano. Carrie­riste disperate . CARLO FRECCERO Genio fuori gio­co. La sua Rai4 è la più definita e la più redditizia del­le reti digitali. Niente insegui­menti dei canali generalisti: con la fantascienza, gli action movie, l’animazione giapponese, le vecchie serie ame­ricane e quelle nuove europee Freccero coltiva le nicchie di qualità. Parola chiave: autole­sionismo di Mamma Rai . INFOTAINMENT Vite in diretta, pomeriggi sul cinque, Italie sul due, verissimi e kalispère, Mal­gioglio e Solange, Corona e Garko, glamour e gossip, flirt e flash, paparazzi e papponi, agenti potenti, finti portenti, tro­nisti e buchi della serratura. Tut­to da rivedere. Parola chiave: vekkio konio . GURU CADENTI Beppe Grillo, Da­niele Luttazzi, Sabina Guzzanti: molto attivi nei primi sei mesi del­­l’anno, si sono inabissati dopo le dimissioni di Berlusconi. In fred­da anche con Santoro che li aspet­tava al varco. Nel 2012 riappariran­no Celentano e Saviano. Ancora telepredicatori? MONTALBANO L’unico che man­ca davvero. L’unico che riconcilia con una normalità solida e affida­bile. Un uomo sensato, che ama le donne e la buona cucina, il mare e gli amici giusti. Un leader della quotidianità: quello che tutti vor­remmo essere. Una serie italiana ben fatta, con tutto il suo sapore ar­tigianale. Vedi alla voce: quando torna?