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 2011  dicembre 30 Venerdì calendario

E se in quel 1683 i turchi avessero preso Vienna? Nulla sarebbe cambiato - Anno del Signore 1683, 12 settembre, 4 del mat­tino

E se in quel 1683 i turchi avessero preso Vienna? Nulla sarebbe cambiato - Anno del Signore 1683, 12 settembre, 4 del mat­tino. I destini della Cri­stianità e dell’Islam so­no appesi a quelli di due eserciti. O forse no. Di certo attorno alla cit­tà di Vienna che vive sotto assedio da mesi sta per scatenarsi una tre­menda battaglia. Il re dei polacchi Jan Sobieski assiste alla messa offi­ciata da frate Marco d’Aviano. Per l’occasione impartisce la benedi­zione anche ai protestanti, quelli che normalmente potrebbero es­sere nemici peggiori dei turchi. Tutti sperano che la Domenica porti bene ai seguaci della croce. Invece l’esercito del sultano co­mandato dal Gran Visir Merzi­fonlu Kara Mustafa Pasha era in­sensatamente sparpagliato attor­no alle mura della città, nel dispe­rato tentativo di vincere la partita con un ultimo assalto, grande la rabbia dei comandanti più avve­duti, grande la stanchezza per il lungo assedio alla capitale degli Asburgo. L’esito di quella che è passata al­la storia come la battaglia di Vien­na è noto: il Turco in rotta, la cri­stianità (soprattutto gli Asburgo) che grida al miracolo, la creazione di un mito duraturo, paragonabi­le forse solo a quello della batta­glia di Lepanto (1571). Da lì iniziò un percorso inarrestabile che por­tò il Sultanato a diventare sempre più una potenza di secondo ran­go, quello che nell’Ottocento veni­va chiamato «il grande malato d’Oriente». Questo è il punto di partenza del saggio appena pub­blicato da Franco Cardini e intito­lato Il Turco a Vienna. Storia del grande assedio del 1683 (Laterza, pagg.778,euro 28). L’idea è valuta­re quanto davvero quegli eventi abbiano pesato sulla storia succes­siva, quanto davvero quello com­battuto a Vienna sia stato lo snodo fondamentale di uno «scontro di civiltà». Come ci spiega Cardini, Di­recteur d’Études dell’EHESS di Pa­rigi e docente di storia me­dievale, «l’idea del li­bro è venuta qual­che anno fa a Giu­seppe Laterza nel pieno della crisi provocata dal crollo delle Torri Gemelle. Voleva due “istant book”, uno su Lepanto e l’altro proprio su Vien­na. Il primo fu affidato ad Alessandro Barbero ( Lepanto. La battaglia dei tre imperi , 2010, ndr ), il secondo a me... Alla fine sia­mo andati lunghi tutti e due di qualche anno e abbiamo sfornato dei libri molto più massicci del previsto... Diciamo che l’argo­mento ci ha preso la mano». L’analisi di Cardini sul senso e sugli esiti del Grande assedio del 1683 è molto diversa da quella che ci si potrebbe aspettare: lo scon­tro di civiltà finisce rapidamente nel cassetto. «Nel Mediterraneo è sempre esistita una civiltà sola. Islam e Cristianesimo sono specu­­lari, ma strettamente imparenta­ti. Condividono un terreno cultu­rale con delle radici comuni. In fondo, per giungere allo scontro bisogna avere cose in comune... dividere gli stessi spazi». E, quanto alle grandi battaglie: «Per Vienna non ho grossi dubbi. Anche se la città fosse caduta non credo sarebbe cambiato poi mol­to... Era una grande partita di giro in cui vittorie e sconfitte si alterna­vano spesso. Molti degli eventi che ruotarono attorno all’assedio furono casuali e non legati a un ve­ro vantaggio di una delle due par­ti. Certo,l’Occidente stava inizian­do uno sviluppo tecnologico che gli avrebbe dato uno slancio deci­sivo... ma questo con Vienna c’en­tra poco». Insomma, prendere Vienna nel 1683 sarebbe stato per i turchi più o meno come per i cri­stiani occupare Gerusalemme du­rante la prima crociata, nel 1099: «Conquiste simboliche, magari importanti, ma sul lungo periodo insostenibili». Tuttavia resta l’importante valo­re simbolico, il mito costruito su­gli eventi. E anch’esso ha il pro­prio valore, sia per la Mezzaluna sia per l’Occidente.Ma a ben guar­dare anche queste due categorie non sono poi così definibili. Spie­ga di nuovo Cardini: «I tur­chi non rappresentava­no tutto l’Islam e ogni volta che era­no in guerra con l’Occidente l’Im­pero Persiano ne approfittava. E quando i turchi at­taccavano via ma­re la Spagna o Vene­zia, gli Asburgo d’Au­stria tiravano un gran sospi­ro di sollievo... Viceversa, quando i turchi attaccavano via terra gli Asburgo d’Austria, Venezia e la Spagna non erano così dispiaciu­te... E i francesi? Sempre pronti ad allearsi con la Sublime Porta...». Senza contare che poi esisteva tut­ta una zona grigia composta da schiavi e convertiti che si muove­vano continuamente tra questi due “mondi”.Tutto un po’troppo frammentario e complesso per eti­chettarlo come scontro di civiltà, insomma. Vienna dunque resta un momento epocale ma comun­que solo un momento.