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 2011  dicembre 30 Venerdì calendario

Mariangela Fantozzi, sorella di Cita

La «figlia» del rag. Fantozzi che per l’arte dice no ai reality - Il rag. Filini, invece di «bambi­na », la chiamava babbuina. Il rag. Calboni, più semplicemente, Cita . Tanto che un giorno Marian­gela- la«creatura»frutto dell’amo­re tra il rag. Fantozzi e la signora Pi­na- chiese al papà: «Chi è Cita ?». Il babbo, rag. Ugo, la guardò e rispo­se: « Cita è una bellissima attrice, Cita Hayworth ». Forse oggi Plinio Fernando (l’at­tore che in ben otto film ha inter­pretato la figlia della «merdac­cia ») è triste: ieri è morta Cita, lo scimpanzè di Tarzan, alter ego pe­loso di Mariangela Fantozzi. Però mentre Cita, la scimmia, è diventa­ta celebre con la forza di una sola battuta ( «uh-uh-uh-uh...» ), Ma­riangela, la babbuina , si è afferma­ta grazie alla sua bravuta di attri­ce. Anzi, di attore. Perché Plinio, anche se per una vita ha indossato i panni di Mariangela e Uga (ri­spettivamente figlia e nipote dei coniugi più mostruosi del cinema italiano), è un uomo. La sua è una storia da cui le tante mezzecalzet­te dello showbiz avrebbero da im­parare. L’ultimo film di Plinio risale al 1993. Da allora questo signore, dalla faccia un po’ così,ha comin­ciato una nuova vita. Dedicando­si, anima e corpo, all’arte: sua grande passione, insieme a quella per la recitazione. Plinio non concede interviste; diffida (giustamente) dei giornali­sti. Del resto, le domande che gli ri­volgono sono sempre le stesse e rappresentano solo il pretesto per mediocri battutine: le stesse che abbiamo fatto noi all’inizio di que­­sto articolo, di cui già ci vergogna­no. Plinio è infatti una persona sensibile che non merita facili (troppo facili) ironie. A dispetto del suo fisico gracile, il signor Fernando ha spalle lar­ghe e un coraggio da leone. Gli hanno offerto ponti d’oro pur di ri­ciclarlo in opinionista da talk show o in concorrente da reality. Obiettivo: sfruttare la sua «ma­schera » che i film di Fantozzi tra­sformarono in uno dei volti più co­nosciuti d’Italia. Ma a chi gli chie­de perché non abbia voluto sfrut­tare il suo enorme successo, Pli­nio risponde con la coerenza de­gli uomini veri, ma - soprattutto ­dei veri uomini: «Amo troppo il mestiere di attore, i reality non mi interessano. Preferisco fare l’arti­sta ». E poco importa se questo si­gnifica rinunciare a guadagni faci­li: «La ricchezza? I veri valori della vita sono altri...». Sarà per questo che Plinio crea quadri e sculture da sogno. Oggi è orgoglioso di que­ste opere, così come ieri era fiero di quei ciak con Paolo Villaggio. Le foto delle sue statue sono dili­gentemente raccolte in foderi di plastica trasparente che formano il book artistico del nuovo Plinio. Oggi, seduto al bar di piazza Bolo­gna a Roma, l’ex Mariangela Fan­tozzi sfoglia quel librone dalla co­pertina blu. Centellina le parole («La popolarità va vissuta col con­tagocce »). È difficile che Plinio si lasci andare in confidenze e lun­ghi discorsi. Un’eccezione che ha fatto solo per la trasmissione Stra­cult : la videointervista di Marco Giusti è praticamente l’unico do­cumento disponibile sul web. Qualche altra scarna informazio­ne si trova su Wikipedia : «Nato a Tunisi nel 1947 da genitori italiani di religione ebraica, si trasferisce a Roma all’età di 5 anni. Si diplo­ma come perito elettromeccani­co ma poi si interessa di teatro e si iscrive all’Accademia di Recitazio­n­e Stanislavskij al Teatro Anfitrio­ne ». Ma oggi questo signore di 64 an­ni, elegante e dai modi educati, più che dei suoi trascorsi da attore (debuttò con due commedie diret­te da Sergio Ammirata: «Allegro... con cadavere» e «Pupi e pupe del­la malavita», in cui interpreta ri­spettivamente il comandante di un plotone di esecuzione e poi un gangster) è fiero delle sue scultu­re: «Ho lavorato con scultori del calibro di Marina Gozzi e Luigi Diotallevi, sono stati loro a inco­raggiarmi nel proseguire lungo la strada dell’arte». Ancora oggi Plinio ha tanti am­miratori che gli chiedono come nacque il personaggio di Marian­gela. E, lui tra mille reticenze, rac­conta: «Avevo 28 anni, mi scelse il regista Luciano Salce, dopo che mi presentai a un provino in via Monte Zebio, qui a Roma. E Paolo Villaggio fu subito d’accordo». Ma perché prendere un uomo per interpretare una bambina? La verità è che Mariangela era un per­sonaggio apparentemente ases­suato e dall’aspetto grottesco: «Ho sempre avvertito la responsa­bilità di quel ruolo. Mi ha dato grandi soddisfazioni professiona­li. Poi nessuno mi ha più proposto parti adatte a me». Il cinema ha così perso un im­menso caratterista. Poco male, a guadagnarne è stato il mondo del­­l’arte. E per averne conferma basta ammirare una scultura di Plinio. Altro che Mariangela Fantozzi...