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 2011  dicembre 30 Venerdì calendario

Ecco cosa resta del berlusconismo - N el bilancio di fine anno covo un so­s­petto indecente che per onestà e incontinenza non so tenermi dentro

Ecco cosa resta del berlusconismo - N el bilancio di fine anno covo un so­s­petto indecente che per onestà e incontinenza non so tenermi dentro. E’ un sospetto che dispiacerà a berlusco­niani e antiberlusconiani. Ho la forte impressione che Berlusco­ni abbia restituito l’Italia così come l’ha presa: sfiduciata e spaesata, corrotta e furbetta, piena di ingiustizie e demerito­cratica. La sua rivoluzione fu annunciata e de­nunciata, ma non produsse poi il pro­messo ammodernamento né la temuta devastazione. Feroci conflitti, odii incro­ciati, livore diffuso, ma niente di vera­mente importante è mutato. Direte con buone ragioni: colpa dei giudici, degli al­­leati, dei poteri oscuri, della crisi mon­diale, della gnocca, ma a me pare così. L’Italia ha continuato il suo decorso sen­za freni, accelerazioni o inversioni di rot­ta. Il declino prosegue e Berlusconi non fu la causa né il rimedio. Il berlusconismo non lascia morti sul campo né catastrofi, e nemmeno eredi­tà politiche, classi dirigenti e opere desti­nate a durare nel tempo. Lascia il vuoto che aveva riempito, lascia la politica alla sua rovina e il paese alla sua stanca routi­ne, fra decadenza e depressione. Ai suoi nemici dico: non era un melanoma ma una dermatite. Un’irritazione epidermica, benché acuta. Ai suoi estimatori dico: non ha in­ciso dentro il paese, nessuna rivoluzio­ne. Berlusconi passa alla storia, il berlu­sconismo all’oblio. L’Italia resta quel che era, benché più triste e più vecchia: un po’ porca, un po’ ladra, culturalmente de sinistra, moral­mente fintobigotta, civilmente incivile, sostanzialmente paracula.