Marcello Veneziani, il Giornale 30/12/2011, 30 dicembre 2011
Ecco cosa resta del berlusconismo - N el bilancio di fine anno covo un sospetto indecente che per onestà e incontinenza non so tenermi dentro
Ecco cosa resta del berlusconismo - N el bilancio di fine anno covo un sospetto indecente che per onestà e incontinenza non so tenermi dentro. E’ un sospetto che dispiacerà a berlusconiani e antiberlusconiani. Ho la forte impressione che Berlusconi abbia restituito l’Italia così come l’ha presa: sfiduciata e spaesata, corrotta e furbetta, piena di ingiustizie e demeritocratica. La sua rivoluzione fu annunciata e denunciata, ma non produsse poi il promesso ammodernamento né la temuta devastazione. Feroci conflitti, odii incrociati, livore diffuso, ma niente di veramente importante è mutato. Direte con buone ragioni: colpa dei giudici, degli alleati, dei poteri oscuri, della crisi mondiale, della gnocca, ma a me pare così. L’Italia ha continuato il suo decorso senza freni, accelerazioni o inversioni di rotta. Il declino prosegue e Berlusconi non fu la causa né il rimedio. Il berlusconismo non lascia morti sul campo né catastrofi, e nemmeno eredità politiche, classi dirigenti e opere destinate a durare nel tempo. Lascia il vuoto che aveva riempito, lascia la politica alla sua rovina e il paese alla sua stanca routine, fra decadenza e depressione. Ai suoi nemici dico: non era un melanoma ma una dermatite. Un’irritazione epidermica, benché acuta. Ai suoi estimatori dico: non ha inciso dentro il paese, nessuna rivoluzione. Berlusconi passa alla storia, il berlusconismo all’oblio. L’Italia resta quel che era, benché più triste e più vecchia: un po’ porca, un po’ ladra, culturalmente de sinistra, moralmente fintobigotta, civilmente incivile, sostanzialmente paracula.