Andrea Greco, la Repubblica 29/12/2011, 29 dicembre 2011
UE, ALLARME PER IL BLOCCO DEL CREDITO DEPOSITI IN BCE PREFERITI AI PRESTITI
La sferzata della Bce, per il momento, non rianima la cadaverica circolazione monetaria. Ieri la Banca centrale europea ha fatto sapere che i depositi "overnight" degli istituti europei presso lo sportello dell’Eurotower hanno raggiunto un nuovo massimo a 452,03 miliardi di euro, battendo il record di 411,8 miliardi segnato martedì. Sempre ieri, i prestiti richiesti dalle banche alla Bce sono aumentati a 6,225 miliardi.
Segnali preoccupanti, che testimoniano come la sfiducia reciproca tra istituti non sia stata scalfita dalla mossa di Mario Draghi. Il 21 dicembre 523 banche europee hanno ricevuto 490 miliardi al tasso favorevole dell’1% a tre anni, e tutto quel che hanno saputo fare è parcheggiarli quasi interamente in un deposito di vigilanza a 24 ore che paga un misero 0,25%.
Perché le banche trattengono il denaro
Sono sei mesi che gli istituti d’Europa soffrono una grave crisi di liquidità, nata dopo l’esplosione degli spread sui debiti sovrani periferici che ha messo a repentaglio la tenuta dei loro bilanci. Le banche, infatti, sono le prime compratrici di debito pubblico, specie nel Paese d’origine (solo le prime cinque italiane detengono titoli sovrani per oltre 150 miliardi). In poche settimane, da luglio, si sono gradualmente chiusi sia il mercato interbancario, dove gli istituti si prestavano miliardi tra loro, sia quello delle emissioni bancarie corporate, a causa dell’aumento del rischio (legato allo spread patrio e quindi proibitivo in Italia, Spagna, Grecia, Portogallo). Dato che la liquidità è la materia prima che le banche "comprano" dai depositi o sul mercato e rivendono a imprese e famiglie, il loro riflesso è trattenere il denaro, per far fronte ai futuri impieghi e come forma precauzionale rispetto al difficile 2012 che vedrà diversi Paesi europei (tra cui l’Italia) in recessione.
Qualche operatore offre risposte tecniche al mancato impiego della liquidità Bce: il fatto che sia meglio chiudere i bilanci 2011 con ricchi depositi overnight (la forma massima di liquidità), il periodo festivo, il fatto che le tesorerie bancarie devono ancora indirizzare i quattrini nelle varie forme di impiego.
Chi fornisce liquidità se i canali ordinari sono chiusi
La liquidità attuale e prossima ventura sarà prestata alle banche dalla Bce stessa, che ha in agenda, il 29 febbraio, un’altra asta a tre anni in cui si prevedono altri 500 miliardi di iniezione all’1%. Già ai livelli attuali in Europa circola una "liquidità in eccesso" (depurata quindi dei coefficienti di riserva obbligatori e dei "fattori autonomi") stimata in 500 miliardi, un record che neppure dopo il crac di Lehman. Eppure sul mercato permane il rischio liquidità, legato anche alle pesanti scadenze di emissioni sovrane e bancarie del prossimo anno. Centinaia e centinaia di miliardi.
Dove finiranno le aste di titoli pubblici
La maggior parte degli operatori ritiene che le banche europee utilizzeranno la liquidità di Francoforte per «ridurre l’impatto degli spread sulla loro raccolta». In pratica, neutralizzare l’incubo di una raccolta di denaro pagata qualche punto più degli spread sovrani attuali (500 punti base); perché se la provvista costa il 6-7%, non esiste business bancario che possa rivelarsi profittevole. La prima mossa, che tutti si attendono, è quindi un rimborso dei bond bancari in scadenza nel 2012, e che ai tassi-spread attuali costano un occhio. Solo per le banche italiane si stimano 120 miliardi di bond in scadenza a un costo medio del 4% (e molto crescente), e ben poche vorranno rinnovarli. Un’altra priorità sarà mantenere il credito a famiglie e imprese, che però, durante la recessione, non dovrebbero richiedere grandi stock di denaro. Infine ci sono le aste di titoli pubblici. Lo stesso Mario Draghi ha raccomandato agli istituti di non disertarle, deprimendo così i prezzi delle emissioni. Sarà interessante vedere la tenuta di questo patto tacito. Per ora, stando in Italia, una spia indicatrice sono quei 40 miliardi di bond bancari creati ad hoc da 14 istituti per portarli come collaterali a Francoforte e ricevere nuovi fondi. Qualche analista stima che la misura dell’aiuto bancario alle prossime aste di Roma vada cercata in quella cifra.