Antonio Castro, Libero 31/12/2011, 31 dicembre 2011
IL DIAMANTE SPLENDERÀ PIÙ DELL’ORO
C’è chi l’ha ribattezzata la nuova “corsa all’oro”, e chi, più pessimisticamente, la definisce la “fuga dalla crisi”. Di sicuro la volatilità dei mercati (Piazza Affari nel 2011 ha perso circa il 25%), i venti di recessione e, perché no, anche la paura di nuove tasse deve aver spinto al rialzo non solo il bene rifugio per antonomasia, l’oro, ma anche i migliori amici delle donne, come i diamanti. In particolare, analizzando l’impennata dei prezzi per le pietre preziose dal 2008 ad oggi, ci si rende conto che i risparmiatori di tutto il mondo si sono messi a cercare un bene che possa mantenere e magari accrescere il proprio valore ad onta di tracolli borsistici, fasi di rallentamento economico e altre turbolenze finanziarie. Ma non solo. I nuovi giganti dell’economia mondiale –India e Cina – sembrano aver fame di pietre preziose. Questo perché l’Occidente, tra le icone di marketing che è riuscito ad esportare nella folta platea di nuovi ricchi, ha piazzato l’anello di fidanzamento come oggetto cult. E così schiere di nuovi manager, rampolli di famiglie facoltose e signorine ricche hanno cominciato a iconizzare il proprio status simbol con una pietra al dito o un pendaglio al collo. Ma questo è solo un aspetto. E riguarda i preziosi con carature intorno al punto. Poi ci sono gli investitori veri e propri. L’oro, come bene rifugio, ha corso tanto negli ultimi 36 mesi. C’è chi prevede che possa comunque sfondare la quota psicologica dei 2.000 dollari l’oncia. Per il momento la quotazione dell’oro (1.522,50 nella giornata di giovedì), segna una flessione ribassista e sono lontani i tempi in cui a record si aggiungeva record. Lo scorso 6 settembre il metallo giallo passava di mano a 1.920,94 dollari. Poi è iniziata la discesa. O forse ha cominciato a sgonfiarsi quella bolla speculativa dirottando così l’attenzione degli investitori verso altri beni. Di certo, per i prossimi anni, società multinazionali attive nel settore estrattivo (come la De Beers) prevedono un picco di domanda da parte di Paesi come Cina, india e Medioriente. Entro il 2015, secondo le stime elaborate della Anglo American (la holding di controllo della De Beers), l’Asia peserà per il 40% sul consumo mondiale. E c’è anche da capirli: i prezzi delle pietre grezze sono balzati del 24% quest’anno (il doppio rispetto all’oro), e senza dimenticare che nel biennio precedente i diamanti avevano già messo a segno una crescita superiore al 30%. E per il prossimo anno le stime ipotizzano un ulteriore crescita dei prezzi medi dei diamanti grezzi di circa il 9% raggiungendo i 145 dollari al carato. Un business che ha pochi attori: Sud Africa, Botswana e Russia. E infatti uno studio di Frost & Sullivan, (Outlook of the Russian Diamond Market), rileva che ad attestarsi come la «più grande risorsa di diamanti grezzi è la Russia». Mosca ha totalizzato nel 2010 il 23,5% della produzione globale di diamanti in termini di volume, e il 25% in termini di valore. In Russia il mercato diamantifero ha prodotto entrate per 4,79 miliardi di dollari nel 2010, e si stima che si arriverà a 5,74 miliardi di dollari nel 2015. Insomma, la domanda mondiale cresce, cresce forse più di quanto si pensi. Nel 2010, le esportazioni di diamanti grezzi russi sono aumentate del 28%. Per gli interessati comunque, visto il complicato calcolo per stabilire il valore della pietra, la strada più facile per investire nel settore è probabilmente acquistare delle quote nelle miniere diamantifere, spiegano gli esperti. E il mercato di Londra è pieno di opportunità: Petra Diamonds, Gem Diamonds, Firestone Diamonds, Namakwa Diamonds, Paragon Diamonds, Diamondcorp, Stellar Diamonds e Botswana Diamonds, sono alcuni dei nomi sulla piazza della City. Ma sue questi si pagano le tasse, come per tutti gli investimenti. Altro discorso è comprare pietre per investire e sperare in un rialzo. Ma attenzione: il valore dipende da moltissimi fattori e su complesse valutazioni legate a colore, lucentezza, taglio, dimensioni.