Caterina Maniaci, Libero 31/12/2011, 31 dicembre 2011
CON L’EURO UN TRAMEZZINO CI COSTA IL 200% IN PIÙ
Compie dieci anni e li dimostra tutti. Nel senso che l’euro, nei suoi primi dieci anni di vita (e chissà se non saranno anche gli ultimi) ha pesato parecchio sulle spalle e sulle tasche degli europei e soprattutto su quelle degli italiani. Mentre si allunga la lista dei commenti, delle analisi, delle previsioni, degli anatemi o dei peana (pochi, per la verità) intorno alla moneta unica europea, il Codacons, associazione dei consumatori, ha fatto i conti e ha rilevato che dall’introduzione dell’euro le famiglie italiane hanno perso il 39,7% del loro potere d’acquisto: dal 2001 ad oggi, tra rincari di prezzi e tariffe e speculazioni varie, una famiglia di quattro persone ha subito una stangata media da 10.850 euro. Al top dei rincari che ci sarà mai, macchine di super lusso, viaggi in resort da sogno, gioielli, pellicce? Macché, lo studio del Codacons è stato fatto spulciando proprio la lista della spesa quotidiana, scoprendo così che il cono gelato, da un prezzo medio (tradotto in euro) di 0,77 di dicembre 2001, è passato agli attuali 2 euro (+159,7%), la penna a sfera da 0,26 a 0,80 (+207,7%), e il tramezzino al bar, da 0,77 a 2,30 euro (+198,7%). Seguono i supplì, da 0,67 a 1,50 euro, (+123,9%) e 250 gr di caffè (da 2,63 a 6,22 euro, +136,5%). Nella classifica, anche la pizza margherita (da 3,36 a 6,50, +93,5%). La lista della spesa più che raddoppiata comprende molti altri beni e generi di consumo quotidiani, di cui non si può fare a meno. Tipo andare dal dentista, il quale però, per una semplice otturazione, è passato dai 72,30 euro a 112,00 ( +54,9%). Un chilo di patate è aumentato da 0,62 a 1,12 euro, (+ 80,6%), un chilo di riso arborio da 1,52 a 2,80 euro (+84,2%). Persino Il sacrosanto cappuccino, con l’immancabile brioche, uno dei sempre più rari piccoli piaceri quotidiani, è diventato man mano più indigente e pesante: da 1,19 a 2,00 euro, (+68,1%). E che dire dei parrucchieri? Una semplice messa in piega , che costava 9,81 euro, ora ne costa ben 16,00, (+ 63,1%). Più contenuti i rincari per televisione e telefono. Il canone Rai costava 179 mila lire: è salito a 112 euro, con un aumento del 21,1%, mentre il canone di Telecom Italia è passato da 24.840 lire mensili (12,83 euro) a 16,50 euro. «Il Codacons fu la prima associazione che nel gennaio 2002, quando venne introdotto l’euro, denunciò gli aumenti selvaggi e le speculazioni da changeover», spiega il presidente Carlo Rienzi. «Allora venimmo accusati di euroscetticismo e di terrorismo mediatico, mentre oggi tutti ci danno ragione perché», conclude Rienzi, «la prova di ciò che è successo è sotto gli occhi di chiunque, a partire dagli stessi commercianti, prime vittime della loro stessa politica suicida ». Che la conversione alla moneta comune, arrivata nelle tasche degli italiani il primo gennaio 2002, facesse aumentare i
prezzi era al primo posto tra le paure degli italiani alla vigilia dello storico cambiamento. A poco sono serviti gli accordi sottoscritti da associazioni dei consumatori e dei commercianti, con la promessa di congelare i cartellini per cinque mesi, come richiesto dalla Commissione Europea. I vari comitati hanno evidentemente controllato ben poco. E già nella prima settimana di vita dell’euro si stimavano aumenti generalizzati tra lo 0,4% e lo 0,7% in media. Ancora qualche esempio raggelante, come la giocata minima del lotto, raddoppiata in una notte da mille lire a 1 euro. In molti hanno approfittato del passaggio forzato di consegne tra lira ed euro per raddoppiare i prezzi dall’oggi al domani. Anzi, qualcuno ha anche giocato d’anticipo eha anticipato i rincari a fine 2001. In autogrill, in quei fatidici giorni, ad esempio, un panino, che prima costava 4.500, lo si comprava a 4.850 lire, per poterlo poi convertire in 2,5 euro, nella gelida alba del primo gennaio 2002. Stangate da brivido, certo. Ma il bello è che il salasso non si fermerà, perché nel 2012 le famiglie pagheranno 2.103 euro in più per i rincari di prezzi, bollette e premi rc auto. Un annus horribilis dietro l’altro: e la lista sembra destinata a non esaurirsi qui.