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 2011  dicembre 29 Giovedì calendario

CONSIGLI D’AUTORE PER EVITARE GLI ORRORI SPACCIATI COME ARTE


Cos’è un falso potete scoprirlo leggendo Cos’è un falso di Federico Zeri (Longanesi, pp. 224, euro 19,90). Ma nonostante la chiarezza espositiva di colui che è stato, e che tuttora (grazie a libri come questo) è, uno dei massimi storici dell’arte italiani, quando si comprano quadri e sculture dei secoli scorsi il rischio del bidone resta altissimo. È vero che «noi guardiamo al passato con gli occhi e la sensibilità dell’epoca cui apparteniamo e, per quanto concerne le opere d’arte, riprodurle nel loro specifico stile è impossibile». Ma è pure vero che Zeri è morto e che, nel frattempo, sgamatori altrettanto sicuri di pennelleschi inganni non ne sono nati. Che io sappia almeno. A costo di essere giudicato iperdiffidente, credo che il metodo migliore per costruirsi una collezione resti quello di comprare gli artisti viventi e di farlo presso di loro, mandando al diavolo case d’aste e gallerie. Di fare insomma come quel mio amico potentino, lo scrittore Gaetano Cappelli, che voglioso di appendersi uno Schifano in casa andò appunto da Schifano, all’epoca ancora fra noi, e posato il denaro sul tavolo gli chiese di dipingere una tela seduta stante, davanti ai suoi occhi, così da fugare ogni possibile dubbio. Geniale. Con Schifano il metodo non è più applicabile, purtroppo, ma ho un personalissimo elenchino di pittori altrettanto bravi e molto più vivi che non aspettano altro. «E i capolavori del passato?», obietterà qualcuno. «I capolavori del passato se ne stiano nei musei, che sono fatti apposta», risponderò io. Nonostante non fosse certo un futurista, è lo stesso Zeri a suggerirlo: «Il passato è passato, quello che conta è il presente». Tornando al libro, Cos’è un falso contiene cinque conversazioni tenute negli Anni Ottanta e Novanta in vari luoghi fra cui l’Università Bocconi. La prima lezione bocconiana andò semideserta senza che questo turbasse lo storico, anzi: «Mi fa piacere che siamo in pochi, perché così mi sento meno imbarazzato. Molta gente dà un certo fastidio». In quel novembre 1989 Mario Monti era stato appena eletto rettore: chissà se trovò il tempo di andare ad ascoltare. Anche fosse andato sono passati diversi anni e il presidente del Consiglio dovrebbe rinfrescarsi la memoria, riaccostarsi oggi all’intelligenza zeriana che vola alta sopra i secoli: conversando di arte antica, finisce per parlarci di vita moderna. Partendo da uno spunto in apparenza modesto, i piatti da parata, quelle stoviglie finemente decorate non destinate alla tavola bensì all’esposizione su rastrelliere, Zeri ci racconta qualcosa che può essere utile oggi. «I piatti da parata in alcuni casi erano addirittura di metalli preziosi. Nel 1500 li facevano di maiolica, perché ormai l’Italia non aveva più un grande potere economico. Il Cinquecento è il momento in cui l’Italia perde il suo predominio economico nell’Europa occidentale; il grande momento dell’Italia è fra il 1250 e il 1350». Che cosa se ne può ricavare? Innanzitutto che il nostro apogeo non corrisponde al sopravvalutato Rinascimento bensì al bistrattato Medioevo, secoli di fede e di arte che non meritano di essere irrisi dai disinformati soliti a usare “medievale” come aggettivo dispregiativo. Ma fin qui siamo nell’ambito del passato e invece qui vorremmo sapere del presente. Eccolo: Zeri ci informa che si può essere grandi anzi grandissimi anche nel declino. In altre parole: il boom economico è un miracolo Anni Sessanta per il quale non sono previste repliche, e la Milano da
bere degli Anni Ottanta è soltanto un bel ricordo per ex paninari ed
ex socialisti, eppure nel 2012 può benissimo spuntare un nuovo
Michelangelo. Certo, bisognerebbe smettere di parlare tutto il
giorno e da tutti gli schermi di tasse e tristezze, ché altrimenti il nuovo Michelangelo si spara o fugge all’estero. Cinque secoli fa l’Italia era su un piano inclinato più o meno come oggi, la differenza è che al posto di Monti c’era Papa Giulio II, con simili mecenati almeno la bellezza era salva. Zeri, sempre parlando a storia perché cronaca intenda, con la libertà intellettuale che lo contraddistingueva affronta nel libro la minaccia musulmana. «Cartagine, Alessandria e Antiochia sono letteralmente sparite. L’islam ha sradicato completamente ogni elemento culturale da queste tre metropoli. Una delle più forti impressioni della mia vita è stato arrivare ad Antiochia e non trovarvi niente, assolutamente niente, nemmeno un muro, nemmeno una pietra. L’enorme basilica costantiniana, grande come San Pietro a Roma, è scomparsa, non si conosce nemmeno il luogo dove sorgeva». Bisognerebbe farlo leggere ai fissati del dialogo, Che cos’è un falso: perché Zeri dice il vero.