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 2011  dicembre 18 Domenica calendario

LA STANZA SEGRETA DEL CARDINALE FRA PAVONI, CIVETTE E PAPAVERI

Considerato uno dei più belli di Roma, dagli studiosi che sono riusciti a vederlo dopo il ritrovamento nel 1985, l’ affresco della Stanza degli uccelli nel Padiglione di Ferdinando de’ Medici è rimasto sconosciuto al grande pubblico. Ora un accurato restauro l’ ha riportato interamente alla luce e Eric de Chassey, direttore dell’ Accademia di Francia, ha deciso di includere il Padiglione nel circuito delle visite a Villa Medici. Costruito nel Cinquecento e decorato da Jacopo Zucchi e dai suoi collaboratori tra il 1576 e il 1577, il Padiglione è costituito da due sale realizzate separatamente. La più piccola, detta la Stanza dell’ aurora, è interamente dipinta con motivi allegorici, grottesche e quattro interessanti vedute di Villa Medici e dintorni con la storia del giardino che si sviluppa all’ interno dei cartigli sulle pareti. Ma fin qui siamo nello standard decorativo dell’ epoca. La sorpresa sta nella volta della seconda stanza, ribattezzata Stanza degli uccelli, per la moltitudine di volatili e di altri animali che popolano il pergolato avvolto intorno a una voliera creata con canne di bambù e tondini di ferro. L’ aveva voluta Ferdinando de’ Medici, il cardinale che nel 1587 sarebbe diventato granduca di Toscana. Aveva acquistato nel 1576 l’ intera proprietà della Villa, progettata una dozzina di anni prima dai nipoti del cardinale Giovanni Ricci di Montepulciano sui resti degli Horti Luculliani, e l’ aveva fatta completare da Bartolomeo Ammannati, dando ordine di interrare una parte dei ruderi e di sostituire le vigne con un grande giardino botanico che richiamava quelli creati da suo padre Cosimo a Pisa e a Firenze. Nel Padiglione, costruito in fondo al giardino sopra i bastioni del Muro Torto, il cardinale aveva ricavato il suo studio segreto e, si dice, anche l’ alcova in cui portava di nascosto le amanti facendole passare attraverso un tunnel segreto che collega ancora oggi la Stanza degli uccelli con Villa Borghese. Ma soprattutto vi esercitava la passione scientifica per la botanica e la zoologia. Nella Stanza dell’ aurora aveva raccolto la collezione di semi esotici. Nella volta della Stanza degli uccelli aveva fatto rappresentare una vera enciclopedia della flora e della fauna dell’ epoca. Sui rami del melo cotogno, della vite e dell’ albero di giuggiole stanno appollaiati pellicani e pavoni, civette e upupe, tacchini e nibbi. Una famigliola di faine insidia i galletti, uno sciame di api svolazza intorno a un alveare ricavato da un tronco cavo. Alla base della volta, con precisione da manuale enciclopedico, sono riprodotti iris e papaveri, rose canine e un’ infinità di erbe spontanee. In una sinfonia di colori delicatissimi, che il restauratore Luigi De Cesaris ha riportato alla luce sotto la direzione di Colette di Matteo e Didier Repellin. Ripristinando anche «l’ ermesino incarnato verde» sulle pareti, un tessuto importato dai Medici nel Quattrocento dalla Persia e descritto negli archivi della Villa. E ricollocando la piccola finestra a est al posto del finestrone a giorno aperto nel 1803, quando Napoleone trasferì a Villa Medici l’ Accademia di Francia e destinò il Padiglione a studio di scultura. Fu allora che gli affreschi vennero sepolti sotto uno strato di bianco.
Lauretta Colonnelli