Alessandra Arachi, Corriere della Sera 30/12/2011, 30 dicembre 2011
SACCHETTI PER LA SPESA, SALTA LA NORMA «VERDE» —
Niente da fare per il via libera ai sacchetti di plastica biodegradabili. Non per adesso, perlomeno. La norma era contenuta nel cosidetto decreto «Mille proroghe», quello che il Consiglio dei ministri aveva approvato nella seduta del 23 dicembre. Ma quando il «Mille proroghe» è arrivato al Quirinale per la firma del capo dello Stato quel provvedimento non c’era più.
Era la norma che stabiliva i corretti parametri di dissolvenza nell’ambiente dei sacchetti di blastica, i bio shopper in gergo ambientalista. Oggi i bio shopper sono meno della metà di quelli realmente in circolazione, gli altri sono sacchetti che si degradano in coriandoli e sono fatti con la vecchia plastica, quella derivata da petrolio.
La norma approvata il 23 dicembre avrebbe abolito tutti i sacchetti fatti con la vecchia plastica, adeguando con dieci anni di ritardo l’Italia alla normativa europea (la En 13432 del 2002). L’avevano voluta e annunciata i ministri dello Sviluppo economico Corrado Passera e dell’Ambiente Corrado Clini, quella norma. Gli stessi ministri che adesso cadono dalle nuvole davanti alla notizia di quel provvedimento sparito. E la sparizione si tinge di giallo.
Passera e Clini garantiscono: dal tavolo del Consiglio dei ministri il «Mille proroghe» era uscito con quella norma sui sacchetti. E assicurano anche di non aver fatto nulla per toglierla, dopo. Chi sia stato a sfilarla non è dato saperlo.
Di certo la notizia ha gettato nel panico il mondo degli ambientalisti e ha instillato più di qualche semplice dubbio a proposito di un incidente di percorso legislativo. «Evidentemente la longa manus delle lobby della vecchia industria sta tentando il tutto per tutto», hanno insinuato all’unisono i senatori Ecodem del Pd Francesco Ferrante e Roberto Della Seta, mentre dall’Umbria arriva un vero e proprio grido di allarme.
È infatti a Terni che si sta sviluppando un polo della chimica verde e dei driver della green economy. Ed è la presidente della Regione Umbria Catiuscia Marini che esprime la sua forte preoccupazione per quel provvedimento sfilato dal «Mille proroghe»: «È del tutto evidente che mentre la Regione e le istituzioni locali stanno lavorando a stretto contatto con gli uffici del ministero dello Sviluppo economico per una rinnovata prospettiva industriale del polo chimico di Terni, i deficit di regolamentazione normativa rischiano invece di impattare molto negativamente sul progetto complessivo».
Non solo. Secondo Catiuscia Marini il problema sarebbero anche le ricadute occupazionali e il suo appello si aggiunge a quello degli ambientalisti perché il governo provveda a trovare una soluzione.
I ministri dello Sviluppo economico e dell’Ambiente fanno sapere di avere entrambi la stessa e massima determinazione a ripristinare la norma, il prima possibile.
Sfilata dal «Mille proroghe», la norma sui bio shopper ha adesso due strade legislative per essere reintrodotta. La prima è un emendamento allo stesso decreto che il governo può fare inserire al momento della discussione in Parlamento. L’altra strada è un decreto autonomo che i due ministri Passera e Clini possono approntare per stabilire le caratteristiche che identificano la biodegradabilità. Era la stessa norma inserita (e poi sfilata) la settimana scorsa che assegnava ai ministri dello Sviluppo economico e dell’Ambiente il compito di redigere questo decreto. Nella norma si parlava di sei mesi di tempo. I due ministri Passera e Clini garantiscono di non voler aspettare così tanto tempo.
Alessandra Arachi