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 2011  dicembre 30 Venerdì calendario

L’FBI A CACCIA DI HACKER NELLA TERRA DI DRACULA

Râmnicu Vâlcea, 120 mila anime nel cuore della Romania, pare non risentire della crisi: nel centro tirato a lucido è tutto un fiorire di bar, locali notturni e negozi di accessori e moda, anche italiana. Per le vie sfrecciano scintillanti Bmw, Audi e Mercedes. Al volante ragazzi di venti-trent’anni. Sono loro i protagonisti del «boom» di questa cittadina ai piedi dei Carpazi, in un Paese fiaccato dalla recessione che ha visto i disoccupati raddoppiare in pochi mesi. Ragazzi che hanno fatto del furto e della truffa su Internet la loro fonte di guadagno.
Per tentare di fermarli si è scomodato l’altra settimana persino il direttore dell’Fbi: Robert Mueller è andato a Bucarest per sollecitare governo e polizia a mettere a punto nuove strategie comuni, riferiva ieri Le Monde. Gli agenti federali stanno già addestrando oltre 600 poliziotti romeni. La preoccupazione di Washington è comprensibile: l’80% delle frodi digitali di questi ragazzi — impropriamente chiamati hacker, in realtà «cracker» perché dediti al crimine — prende di mira gli americani. Così quella che un tempo era conosciuta Oltreoceano come la terra di Dracula, è diventata «la Silicon Valley del furto informatico».
Non che le autorità romene siano inerti. Nell’ultima retata della brigata speciale «Vlad l’Impalatore» (che vorrebbe forse, almeno nel nome, incutere lo stesso terrore di Dracula) sono stati arrestati 23 romeni per aver scippato sul web 20 milioni di dollari a cittadini americani. Avevano messo falsi annunci su Ebay per prodotti elettronici, auto e persino dei trattori.
Il fenomeno non è nuovo ma si è evoluto nel tempo: il crimine online ha iniziato ad attecchire qui nel 2002, nei cybercaffè che offrivano connessioni a basso costo da cui sciamavano falsi annunci con indicate coordinate bancarie in Romania. Incursioni di «pirati» ingenui, facilmente rintracciabili. Poi la rete si è allargata, con il ricorso a intermediari stranieri che ha reso più difficile risalire ai truffatori. Così Râmnicu Vâlcea è diventata «Hackerville»: un crocevia della criminalità informatica con ramificazioni in tutto il mondo. Come testimoniano le insegne nere e gialle della ventina di Western Union che affollano il centro.
Il feudo dei pirati del web è il quartiere di Ostroveni, zona residenziale popolare dove le retate di polizia e le visite dei giornalisti stranieri sono ormai comuni.
«Gli americani non avevano alcuna idea del mio Paese, a parte per la Transilvania e la leggenda di Dracula — osserva sconsolato Stelian Petrescu, professore di geografia — ora invece la mia città è famosa per quei giovani che rubano su Internet». Giovani che attirano anche neolaureati. «Cos’altro possiamo fare?» si sfoga George, 24 anni e una laurea in tasca: «Qui non c’è lavoro. Il governo parla solo di crisi e di stringere la cinghia. Io l’ho fatto per tutti gli anni di università. Ho amici che incassano decine di migliaia di euro. Certo, rubano sul web ma almeno se la cavano».
Alessandra Muglia