Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2011  dicembre 30 Venerdì calendario

LA STRATEGIA D’ATTACCO AL DEBITO —

«Non escludo niente». Il premier Mario Monti risponde anzitutto così a chi lo interpella sulla possibilità di interventi straordinari per ridurre lo stock del debito pubblico, che «viaggia» intorno ai 1.900 miliardi e rappresenta il 120% di un Pil che peraltro non è certo visto in crescita. Anzi.
Ma cosa significa «aggredire» il Gigante che supera oggi di 350 miliardi circa il nostro prodotto nazionale? Il punto in particolare sul quale l’economista della Bocconi è stato sollecitato ieri in conferenza stampa riguarda le ipotesi circolate sulla costituzione di un fondo o società pubblica (o anche pubblica) nella quale far confluire immobili e partecipazioni per circa 100-150 miliardi. Monti ovviamente non dà una risposta puntuale, e cioè non conferma né smentisce che un intervento di questo genere sia allo studio. Però non si tira indietro: non dice che azioni sull’ammontare del debito pubblico siano escluse. Anzi, premette: «Non escludo niente». Conferma che «ci sono ipotesi interessanti che ci sono state presentate da esperti». E precisa: «Ma è molto importante che eventuali operazioni, coerenti con la logica dei mercati, vengano logicamente e temporalmente dopo il serio e duro lavoro sui flussi che abbiamo fatto». Cioè dopo la manovra finanziaria che ha riguardato Fisco, casa, pensioni con aumenti di imposta e tagli di spesa. La manovra però è fatta e Monti sottolinea con forza che «non ne occorre un’altra. Nessuno lo pensi». Così come, mette in guardia, nessuno pensi che, «siccome è stata fatta una manovra pesante e robusta, ora significhi larghezza finanziaria».
Dai flussi allo stock, dunque, la riflessione è in corso. Spiega Monti: «Riflettiamo su tutto, come nostro dovere, e vengono formulate da osservatori, stampa, analisti di mercato, ipotesi interessanti di operazioni sullo stock del debito». Ma la politica economica, pur nella emergenza, ha regole e tempi. E deve prestare attenzione, accompagnare, anche il «flusso» dei comportamenti. «Considero che noi non dovessimo e non potessimo, nella fase di avvio della vita del governo, concentrare la nostra attenzione su operazioni sullo stock del debito. Perché, sia pure con tempi lunghi, quello che si fa sui flussi, sui nuovi comportamenti economici pubblici, finisce per trasmettersi con il tempo anche alle valutazioni date sugli stock. E la riconosciuta serietà con la quale il governo, con l’appoggio del Parlamento, ha lavorato nel consolidamento dei conti, pur senza aver toccato lo stock, renderà il debito più sostenibile e accettabile: ci sono i primi segni, ma non siamo ancora dove vorremmo essere».
Le azioni finora intraprese, dunque, hanno già un effetto sullo stock: «Abbiamo introdotto provvedimenti che portano il bilancio italiano ad avere un avanzo primario del 5% in grado di portarci al pareggio di bilancio nel 2013 e dunque una riduzione stabile e continua del debito pubblico». Ma Monti sa bene, come gli analisti di cui parla genericamente, che di fronte a un’economia in fase recessiva lo stock del debito pubblico diventa centrale. La minore tensione sui bond spagnoli è dovuta al fatto, come ha sottolineato ieri dal premier, che se «l’Italia è molto più avanti della Spagna in termini di manovre fatte», Madrid «ha uno stock di debito rispetto al Pil pari alla metà» del nostro.
Fra le ipotesi che il premier ha definito «interessanti» c’è probabilmente quella riportata sul Corriere e riferita a Mediobanca, sebbene altri istituti anche internazionali, come Bnp Paribas o Deutsche bank, avrebbero riflessioni in corso sul punto specifico. Mediobanca pensa alla costituzione di una società anche pubblica, alla quale Tesoro ed enti locali potrebbero cedere partecipazioni e immobili considerati appetibili sul mercato per circa 100 miliardi, pagati con l’emissione di bond garantiti da Stato e asset. Una fetta dunque limitata rispetto alle stime di un patrimonio pubblico pari a 1.800 miliardi circolate nei mesi scorsi. Una selezione per un’operazione che, come dice Monti, potrebbe rappresentare una delle opzioni «coerenti con le logiche di mercato».
Sergio Bocconi