Roberto Zuccolini, Corriere della Sera 30/12/2011, 30 dicembre 2011
UOVA DI STRUZZO E IRONIA, IL «DEBUTTO» DEL PROFESSORE —
Entra nella sala polifunzionale della presidenza del Consiglio, che somiglia ad un’aula universitaria, come se dovesse tenere una lezione. E così puntualmente fa Mario Monti, per due ore e mezza, superando in durata l’ultima conferenza stampa di fine anno berlusconiana. Tema: il passaggio dal «salva Italia» al «cresci Italia». Ad un certo punto, per svilupparlo in modo chiaro e comprensibile a tutti i giornalisti presenti, tira fuori anche un grafico in carta sull’andamento annuale dello spread fra i titoli italiani e quelli tedeschi. Non si accorge che alle sue spalle è già apparso lo stesso diagramma sulla lavagna elettronica, ma tant’è. Si corregge subito con il fare di chi è abituato a spiegare, a entrare nei dettagli, ad argomentare. Stile da professore a cui tutti ormai si stanno abituando.
Ma insieme ai contenuti, le bacchettate e le battute non mancano mai. Anzi, questa volta abbondano. La prima arriva all’inizio, quando il presidente dell’Ordine dei giornalisti, Enzo Iacopino, gli fa dono di una tessera professionale che mostra con orgoglio alla platea: «La considero una promozione, perché per tanti anni sono stato iscritto nell’albo dei pubblicisti avendo scritto 3 o 4 articoli nel corso della mia vita». Lo dice ironizzando. Ma poi, punzecchiando i presenti, aggiunge: «Non di rado apprendo le cose che ho detto leggendo i giornali. Ci vorrebbe un bollettino giornaliero per rispondere o smentire... ma non c’è tempo».
Un misto di battute e discorsi seri, talvolta severi. Anche se non ne fa un problema, mette in guardia dalla riduzione a «robot» che Maurizio Crozza gli ha messo addosso, perché «anche un governo tecnico è fatto di persone», con una loro anima e le loro idee. E scatena il suo humour quando gli chiedono perché il governo avrebbe «fatto regali» ai gestori di slot machines e acquistato «uova di struzzo decorate» per tremila euro: «Sono molto interessato a questa cosa delle uova di struzzo decorate, sulle quali si porrà la mia attenzione, anche perché credo che l’aspetto della decorazione non sia sostanziale, ma la politica dello struzzo non è esattamente quella che intendiamo condurre e che stiamo conducendo. La ringrazio di questa segnalazione... certamente mi sembra motivo di grande allarme. Me ne occuperò nella fase uno e mezzo...». Ma subito dopo, a scanso di equivoci sulla battaglia agli sprechi e sulla trasparenza, precisa che non sono ancora passati i tre mesi entro i quali i ministri del suo governo dovranno pubblicare i loro redditi, come promesso: «Sui costi della politica ci sono già state varie manifestazioni di auto contenimento certissimamente non dovute e — ho visto — anche non apprezzate da parte di membri del governo che si sono assoggettati a una disciplina particolare. Io comunque avevo preso un impegno di trasparenza e lo confermo: il termine è di 90 giorni come prescrive la legge per le dichiarazioni di interessi dei membri del governo».
E l’opinione pubblica della Germania, considerata assai severa nei confronti degli italiani? Il Professore risponde citando l’espressione usata nei suoi confronti da un giornale tedesco: «Secondo la Süddeutsche Zeitung per quella popolazione sono il genero ideale: parlo poco, vesto in modo serio e banale, non faccio molto rumore. Per i tedeschi il più è fatto...»
Per tutta la durata della conferenza stampa, dal discorso iniziale alla risposta a ben 31 domande dei giornalisti, usa in continuazione metafore, immagini, espressioni paradossali, per farsi capire. Al governo, spiega, «è stato chiesto di fare una corsa ad ostacoli, da fermo e con handicap». Il rischio era quello di fare la fine della Grecia: «Andavamo in direzione Sud Est, poi abbiamo frenato. Ci siamo allontanati da quel Paese, che pure ci è caro». Ma di fronte a scenari da catastrofe esprime soddisfazione per la sopravvivenza del suo governo: «Sono sorpreso nel vedere che c’è comprensione da parte degli italiani sulle scelte fatte. Un governo come il nostro dovrebbe avere una popolarità pari a zero...».
E invece chi lo guida già pensa alla conferenza stampa dell’anno prossimo. Che equivale a dire che non si andrà alle elezioni in questa primavera e il governo passerà anche l’autunno prossimo. Gli scappa la battuta rispondendo a un giornalista che lo interroga sulle preoccupazioni dei cittadini per la tassazione sulla casa: «Vorrei dire un’altra cosa ma sarebbe politicamente un azzardo. Facciamo così... mi ponga la stessa domanda l’anno prossimo». Affermazione che fa subito dire a Iacopino, che gli è accanto, che il governo reggerà fino al 2013. Ma su questo argomento Monti è categorico: il suo governo durerà finché avrà l’appoggio delle forze politiche «e mi sembra che al momento ci sia».
Ambizioni politiche personali? Il premier ha «grande rispetto» per le donne e gli uomini «che incarnano la vita politica» e vuole ridurre «la distanza tra cittadini e mondo politico». Ma quando gli chiedono se tra le sue ambizioni rientra anche quella di occupare un giorno la poltrona che è di Giorgio Napolitano, risponde in modo molto serio: «Non mi risulta che esista una mia candidatura al Quirinale. Ma non vorrei che certe mie risposte improntate allo humour vengano prese per un modo di cincischiare. Quindi dico che non è un tema al quale penso minimamente».
Dopo due ore e mezza di domande e risposte arriva finalmente il momento del brindisi (di fine anno). Monti ne approfitta per raccontare di essersi emozionato il giorno in cui Renato Schifani lo ha introdotto a Palazzo Madama da senatore a vita. E anche quando ha giurato al Quirinale. Ma sfodera anche una buona dose di orgoglio. A chi gli fa notare che i voti per lui in Parlamento sono stati tanti, nonostante il calo registrato all’ultima fiducia, così risponde: «Erano troppi? Vuol dire che potevano solo scendere... Ad ogni modo nessun governo è mai stato così votato nella storia della Repubblica». E poi, via a piedi fino al suo ufficio. Poche decine di metri, accompagnato da una piccola folla che lo applaude. Lui stringe le mani, bacia un bambino, incassa un «meno tasse» gridato da un passante, si ferma a parlare un attimo con una turista sudcoreana, prima di fare ingresso a Palazzo Chigi.
Roberto Zuccolini