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 2011  dicembre 29 Giovedì calendario

IL POLITICO CHE RIVENDICA IL «SALVACONDOTTO FISCALE» —

Se per molti italiani le tasse non sono «bellissime», come disse un giorno l’ex ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa, ci sono politici che le giudicano perfino una sciagura. Ma uno che dopo essere stato pizzicato dall’Agenzia delle entrate si ritenesse assolto dall’obbligo di pagare le sanzioni e gli interessi per il semplice fatto di essersi dichiarato un politico, ancora non si era visto. La grave lacuna è stata colmata adesso dal signor Celestino Minotti, 49 anni, originario di Campobasso ma residente a Santa Croce di Magliano, 4.727 anime a sei chilometri da San Giuliano di Puglia, paese duramente colpito dal terremoto del 2002.
L’Agenzia delle entrate gli aveva recapitato un avviso bonario relativo alla dichiarazione dei redditi di due anni fa, con il quale contestava il fatto che nel modello unico avesse portato in compensazione 682 euro. Aggiungendo, secondo prassi, una sanzione pari al 10% e gli interessi legali. Per un totale di 787 euro e 2 centesimi.
Prontamente, Minotti ha risposto nelle scorse settimane dicendosi disponibile a pagare «immediatamente» il dovuto, ma senza la sovrattassa di 105 euro. Di cui conseguentemente chiede l’annullamento. «Considerato», ha vergato testualmente, «che lo scrivente è un politico e non soggetto a sanzioni e interessi». Avete letto bene. Sostiene dunque Minotti che un esponente politico, il quale pure riconosce di aver compiuto una irregolarità, non sia tenuto a pagare una multa. Tanto meno gli interessi di legge.
Deduciamo poi che il Nostro estenda questo singolare salvacondotto fiscale, per la serie «Lei non sa chi sono stato io», anche a quelli che politica l’hanno fatta in passato. E per diritto divino acquisito continuerebbero ad essere sospesi in eterno al di sopra della società.
Infatti Celestino Minotti non ha più incarichi istituzionali dal 2004, anno nel quale è terminato il suo mandato da consigliere comunale di Santa Croce di Magliano. Vicino alle posizioni del centrodestra, era stato eletto nel 1999 con 50 (cinquanta) voti di preferenza. Il suo partito? Una lista civica denominata Movimento popolare per la democrazia e lo sviluppo che portò sulla poltrona il sindaco Giovanni Gianfelice, il quale si definisce «uomo di sinistra». Per un certo periodo fu anche capogruppo della maggioranza. Poi, chiusa l’esperienza politica, ha preferito concentrare le proprie energie nell’attività agricola.
Preferiamo credere che Minotti ci abbia banalmente e ingenuamente «provato», sperando forse con quella parolina di impressionare il funzionario di turno dell’Agenzia delle entrate e risparmiare così un centinaio di euro. Perché proprio non possiamo immaginare che ci sia qualcuno, in Italia, seriamente convinto di aver diritto a un trattamento privilegiato davanti alla legge semplicemente in quanto unto dalla politica. Se fosse così, allora i danni prodotti in questo Paese dai comportamenti di una certa categoria di amministratori pubblici sarebbero davvero incalcolabili.
Sergio Rizzo