Paolo Mereghetti, Corriere della Sera 31/12/2011, 31 dicembre 2011
I BACI PIU’ BELLI DEL CINEMA —
Tra i dieci migliori film del 2011 il critico cinematografico del Financial Times, Nigel Andrews, cita a sorpresa Le quattro volte scritto e diretto da Michelangelo Frammartino (nella foto, sul set). Lo mette al secondo posto dietro a Melancholia di Lars von Trier spiegando che «Le quattro volte va alla ricerca di verità eterne, in modo sereno e surreale, in un remoto Sud Italia».
Hai voglia a minimizzare. Basterebbero un paio di versi cantati da Sam in Casablanca per ricordare che certi baci non si possono dimenticare e, proprio come dicono le parole di Hoagy Carmichael, «on that you can rely», su questo puoi fare affidamento: «a kiss is just a kiss». Così senza dover scomodare Rostand o qualche enciclopedico funzionario della Perugina, al cinema il momento del bacio è uno dei culmini dell’emozione, uno di quei piccoli miracoli di sapienza dove la tensione narrativa finisce inevitabilmente per coinvolgere lo spettatore. Alzi la mano chi non ha almeno un leggero aumento del battito cardiaco quando sullo schermo due labbra si accostano. A restare insensibili si rischia la stessa reprimenda stilata da Umberto Eco per chi non piange di fronte a Love Story: significa avere un cuore di pietra.
Per questo venti illustratori tra cui Mattotti, Breccia, Matticchio, Munoz, Toppi e Liberatore hanno accettato di misurarsi con i baci celebri del cinema, realizzando anche un libro collettivo (Bacinema, pubblicato da Tricromia ArtGallery con prefazione di Vincenzo Mollica), perché se c’è da immortalare un momento, da ricordare una scena, da citare un’inquadratura, si può star certi che i baci faranno la parte del leone. Non sarà facile sentire Ingrid Bergman che sussurra «baciami, baciami come se fosse l’ultima volta!» (a Humphrey Bogart in Casablanca) o Clark Gable che sibila «dovreste essere baciata, e spesso, e da un esperto» (a Vivien Leight in Via col vento). Nella vita queste occasioni non si trovano tanto facilmente, ma al cinema abbondano e a ripensarci non solo non si fa male a nessuno ma può anche aiutare a ritrovare un po’ di romanticismo. Il che, coi tempi che corrono, non è poi un gran male.
Ecco allora la mia personalissima classifica, di critico ma soprattutto di «innamorato» del cinema.
Il più romantico
Certamente quello che Lilli e il suo Vagabondo si danno, quasi controvoglia, alla fine di una cenetta cheek to cheek nel retrobottega della trattoria di Tony: galeotto fu lo spaghetto che morsicato alle due estremità finisce per «unire» i musi dei due cani.
Il più bagnato
Quello che chiude sotto un diluvio d’acqua Colazione da Tiffany: Audrey Hepburn è già sul taxi, pronta ad andarsene ma a farla tornare sui suoi passi c’è il ricordo del gatto lasciato sotto l’acquazzone ma anche il rimpianto per George Peppard, anche lui lì sul marciapiede, e senza ombrello. E il bacio che chiude il film, con il gatto stretto tra i due innamorati, mentre la musica di «Moon River» invade lo schermo, è di quelli che non si dimenticano.
Il più classico
Non può essere che quello che Clarke Gable dà a Vivien Leight in Via col vento, quando finalmente trova l’occasione di chiederle di sposarlo. Lei lo ha già fatto due volte e per due volte il destino ha voluto che restasse vedova. Infatti porta ancora l’abito nero. Lui non è certo stato a piangere, ma questa volta ha deciso di cogliere l’occasione. E il bacio che gli spettatori si aspettavano dalla prima inquadratura, o quasi, arriva: lungo, appassionato e naturalmente destinato a non essere per niente risolutivo.
Il più bollente
Quello che in Brivido caldo suggella la definitiva rovina dell’avvocato William Hurt e lo fa precipitare nella rete tesa dalla sensuale Kathleen Turner. Lei lo respinge e gli chiude la porta in faccia, lui sta per andarsene ma il tintinnio dei mobiles appesi sul terrazzo e la scoperta che lei continua a fissarlo gli fanno cambiare idea. La porta finestra finisce in pezzi e la passione può finalmente esplodere in una delle scene più esplicite ed eccitanti che l’autocensura di Hollywood abbia mai permesso.
Il più metaforico
Lo spettatore l’ha capito subito: le punzecchiature che la bella Grace Kelly rivolge in Caccia al ladro a Cary Grant sono la prova che lei è innamorata cotta. E così, quando finalmente i due possono baciarsi, il regista Alfred Hitchcock spezza la scena con una girandola di esplosioni di fuochi d’artificio. Solo una fortunata coincidenza? Non direi: quei fuochi rimandano a ben altre «esplosioni» e ben più incandescenti «fuochi».
Il più comico
Direi quello che Marilyn Monroe si sforza di far sentire a Joe, alias Josephine, alias Mister Shell (cioè Tony Curtis) in A qualcuno piace caldo: sdraiato sul divano dello yacht, lui sostiene che nemmeno il dottor Freud era riuscito a farlo uscire dal suo torpore sensuale, ma non aveva fatto i conti con chi si era esercitata «vendendo baci per il soccorso invernale».
Il più spirituale
Patrick Swayze e Demi Moore non hanno potuto dimostrare a lungo il loro amore. In Ghost - Fantasma lui viene ucciso quasi subito e lei impiega un bel po’ a capire che è «restato» lì a proteggerla. Ma quando alla fine del film il cattivo ha avuto la punizione che si merita, Molly può finalmente offrirsi a quello che ha capito essere ancora «presente»: la bocca del più affascinante tra tutti i fantasmi.
Il più invidiato
È quello che si scambiano Romy Schneider e Alain Delon nel film La piscina. Era il 1969, i due attori francesi erano all’apice del loro fascino e della loro bellezza e non c’era uno spettatore in sala che non volesse essere dentro il film, a baciare Romy o Alain.
E l’Italia? Nessun bacio italiano è degno di entrare in graduatoria? C’è quello di Senso, con Stuart Granger che alza la veletta di Alida Valli; c’è quello, più popolare e trascinante, di Vittorio Gassman e Silvana Mangano in Riso amaro; oppure quello, più casto ma anche più trasgressivo, tra Marcello Mastroianni e Sophia Loren in Una giornata particolare. Ma forse il simbolo più azzeccato di una cinematografia che coi baci non ha una grande familiarità è proprio Nuovo cinema Paradiso: lì di baci se ne vede una intera galleria ma solo perché sono stati censurati e tagliati. Nel nostro cinema i baci veri fanno ancora un po’ paura.
Paolo Mereghetti