Tommaso Pellizzari, Corriere della Sera 31/12/2011, 31 dicembre 2011
DA GAUDI’ ALLA TEORIA DEI QUANTI, ECCO I SEGRETI DEL BARCA
Tra le tante ragioni del declino del calcio italiano, ce n’è una molto sottovalutata: il modo in cui dalle nostre parti se ne scrive. In Italia non esiste l’equivalente di riviste come le anglosassoni «Four-Four-Two» o «World Soccer», la francese «So Foot», l’olandese «Hard Gras». E anche autori come Simon Kuper, David Winner, Jonathan Wilson o David Goldblatt non solo in Italia sono semisconosciuti, ma hanno pochissimi autori che siano in qualche modo a loro accostabili.
Sandro Modeo è uno di questi, come sanno i lettori del «Corriere della Sera» che da anni leggono i suoi pezzi di analisi e approfondimento sportivo. I più attenti troveranno tracce di alcuni di questi articoli nel libro Il Barça. Tutti i segreti della squadra più forte del mondo (Isbn, pp. 196, € 13,90), che esce a un anno di distanza dal suo precedente volume L’alieno Mourinho e — come scrive lo stesso autore — costituisce il completamento di un dittico.
Per Modeo infatti, l’ex allenatore dell’Inter e i blaugrana di Guardiola sono ciò che entrerà nella storia del calcio di questo inizio di millennio. Se sulla grandezza di Mourinho il dibattito (solo in Italia...) è ancora aperto, su quella dei catalani sono tutti d’accordo. Perché i blaugrana sono come Mozart o i Beatles: chiunque al primo ascolto ne percepisce la meraviglia, ma pochi ne sanno spiegare la complessità rivoluzionaria.
Modeo fa proprio questo, partendo dagli altri due fenomeni sportivi di quest’epoca: Roger Federer e Usain Bolt, che hanno cambiato la percezione di tennis e atletica. Per spiegare come il Barcellona sia riuscito nella stessa impresa, Modeo ricorre alla storia tout court, ma anche a quella del calcio (l’Ajax di Johan Cruijff, il Milan di Arrigo Sacchi ma anche lo Spartak Trnava di Malatinsky), dell’arte (Gaudí, certo, ma pure le chiese di Santa Maria di Cadaqués o Santa Maria d’Arenys de Mar), della letteratura (George Orwell e Roberto Bolaño) della musica (i Pink Floyd, i Radiohead, gli interpreti della musica cinque-secentesca catalana). E soprattutto, trattandosi di cambio di percezione, Modeo ricorre alla scienza.
Per illustrare la differenza tra calcio passivo-attendistico e calcio attivo-costruttivo-offensivo, Modeo utilizza i paradigmi di Jean-Baptiste de Lamarck e Charles Darwin sui batteri. Per descrivere il gioco del Barcellona ricorre alla teoria dei quanti, unica spiegazione possibile all’impressione di «diversa consistenza materiale e dinamica» di una squadra «legata a stati e dinamiche fluide e inafferrabili», ma dedita a spietati pressing e contropressing.
Se tutto questo sembra troppo teorico, basta proseguire di qualche pagina e leggere la parte del saggio dedicata alla preferenza, nell’impostazione della corsa, per le frequenze rispetto all’ampiezza della falcata e al diverso utilizzo del dribbling in rapporto alle soglie anaerobiche: ecco perché una squadra di piccoli può vincere tutto nell’era del calcio giocato da giganti. Ed ecco perché, mescolando tutto questo, il Barcellona mette «alla prova il nostro assetto percettivo». Esattamente come questo libro rispetto al modo in cui siamo abituati a leggere di calcio.
Tommaso Pellizzari