varie, 1 gennaio 2012
Don Verzè, la morte del fondatore del colosso della sanità privata lombarda Don Verzè, funerali il 2 gennaio a Illasi, vicino a Verona
Don Verzè, la morte del fondatore del colosso della sanità privata lombarda Don Verzè, funerali il 2 gennaio a Illasi, vicino a Verona. Camera ardente al San Raffaele lunedì Le esequie nel paese dove il fondatore dell’ospedale era nato, 91 anni fa. la morte del fondatore del colosso della sanità privata lombarda MILANO - Le esequie di don Verzé si terranno a Illasi (Verona), presso la Chiesa Parrocchiale di San Giorgio, il 2 gennaio e saranno officiate da monsignor Giuseppe Zenti, vescovo di Verona. Il feretro sarà ospitato, sempre il 2 gennaio, presso il Ciborio del Dibit2, in via Olgettina 60 a Milano , dalle 9.30 alle 11.30. LA MORTE- Don Verzé è morto per una crisi cardiaca sabato mattina nell’ospedale, il San Raffaele a Segrate , che aveva fondato a partire dalla metà degli anni Sessanta. Don Luigi Verzé era nato il 14 marzo 1920 a Illasi, in provincia di Verona. Nel 1947 si era laureato in Lettere classiche e Filosofia con padre Gemelli all’Universitá Cattolica di Milano e nel 1948 è stato ordinato sacerdote. L’ANNO NERO - Il fondatore del San Raffaele è morto nell’ultimo giorno del 2011 al termine di un anno nero per il colosso della sanità privata lombarda, travolto da un’inchiesta che ha coinvolto i vertici dell’ospedale e sull’orlo della bancarotta dopo aver accumulato 1,5 miliardi di buco. L’ASTA- Proprio nel giorno della morte di Don Verzè si è svolta anche la prima parte dell’asta per aggiudicarsi la proprietà dell’ospedale, a rischio bancarotta. Per il momento è stata presentata un’unica offerta, qualla del gruppo ospedaliero di San Donato, guidato da Giuseppe Rotelli, che ha messo sul piatto 305 milioni di euro. 1 gennaio 2012 | la biografia Don Luigi, l’uomo e il sacerdote Luci e ombre di un’esistenza: la cura dei malati, i guai economici e giudiziari dell’ospedale MILANO - Chi era don Luigi Maria Verzé morto il 31 dicembre 2011 a 91 anni? Soltanto il presidente della Fondazione San Raffaele del Monte Tabor o il presidente e rettore dell’Università Vita-Salute anch’essa consacrata a San Raffaele? A queste domande in altri tempi si sarebbe risposto che fu un uomo di Chiesa amante delle grandi imprese. Uno spirito borromaico che, seguendo l’esempio di Federico (il cardinale de "I promessi sposi"), voleva lasciare segni di fede erigendo colossi. Oggi il giudizio non è più questo. Le cronache, soprattutto nell’ultimo anno, ne contestano realizzazioni, metodi, bilanci, debiti. La sua stessa visione delle cose. Luci e ombre si mescolano nei giudizi come per nessun altro sacerdote del nostro tempo. «Don Verzé ha fatto» si alterna con «Don Verzé ha commesso». Ma il giudizio su di lui non spetta proprio a noi, necessita di tempo. Don Verzé lascia un ospedale d’eccellenza, che è anche un polo di ricerca che dialoga con le grandi istituzioni mondiali. Vi sono curati migliaia di malati che giungono da ogni parte d’Italia, e non soltanto. E lascia alcuni problemi economici in un Paese come il nostro, che in questi ultimi mesi ha riscoperto il rigore dei conti, dopo averlo dimenticato per decenni. Di certo è morto l’ultimo giorno dell’anno che lo ha messo sotto inchiesta, poco dopo le 7 del mattino, poche ore prima che si aprissero le buste con le offerte d’asta per il «suo» San Raffaele. ILLASI (VERONA) - Don Luigi Maria Verzé nasce il 14 marzo 1920 a Illasi in provincia di Verona. Il suo curriculum di studi è esemplare. Si laurea nel 1947 in Lettere classiche e Filosofia (con Padre Gemelli) all’Università Cattolica di Milano, sostenendo una tesi su San Giovanni Crisostomo; nel 1948 viene ordinato sacerdote. Subito dopo diventa segretario di don Giovanni Calabria (poi santificato) e seguirà da vicino anche un altro uomo in odore di santità: il beato Cardinale Ildefonso Schuster. Amava raccontare di essere stato presente a un loro incontro, anzi furono quei due personaggi eccezionali che lo invitano a «darsi da fare». In quel periodo, rammentava don Verzé, nella Milano del dopoguerra, «avevo mille lire in tasca». Comunque cominciò: dà inizio in quegli anni alla falegnameria, all’officina, alla stamperia e alla motoristica, scuole di avviamento professionale per ragazzi di periferia, o meglio ne fa una «Città dei Ragazzi». Le cose prendono forma. Allora realizza anche Case-Albergo per anziani. Ha sovente ricordato che fu san Giovanni Calabria a inviarlo nel capoluogo lombardo, con queste parole che amava ripetere: «Il Signore ti vuole a Milano. Là sorgerà un’Opera che farà parlare di sé tutta l’Europa». E nel 1958 Don Luigi costituisce l’Associazione Monte Tabor, con uno scopo preciso: la comprensione e il rispetto della dignità della persona. Assistere, trasformare le parole evangeliche in cure. Per tal motivo, nella seconda metà degli anni Sessanta dà il via ai lavori di costruzione dell’ospedale a Segrate, al confine con Milano. NASCE IL SAN RAFFAELE - La prima pietra è del 24 ottobre 1969. Il 30 aprile 1970 nasce la Fondazione Centro San Raffaele del Monte Tabor. Don Luigi sta proseguendo la sua opera, non senza difficoltà. Si era scontrato negli anni precedenti, tra l’altro, con l’arcivescovo di Milano, Giovanni Battista Montini, che in quel tempo sedeva sul trono di Pietro. Ma aveva trovato molteplici consensi, anche negli ambienti politici. Il «sogno» acquista forma, superando mille difficoltà. Se si volesse riprendere una frase per quel che accadeva nel 1970, proferita da Don Luigi, si spiegano molte cose: «Non un sogno, ma pietra. E non solo fredda pietra ma pietra di Dio che guarisce». Il 31 ottobre 1971 è accolto il primo malato, nel 1972 il San Raffaele viene riconosciuto Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico, dal 1982 diventa polo universitario della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Statale di Milano. Negli anni Ottanta, accanto all’Ospedale — oggi ha una capienza di oltre 1300 posti letto e una struttura di 11 dipartimenti e 51 specialità cliniche — don Luigi si concentra sulla realizzazione e l’ampliamento di strutture sempre più specializzate, come il Dimer (Dipartimento per la Medicina Riabilitativa), il Dicor (Dipartimento per le Malattie Cardiovascolari), il Centro San Luigi Gonzaga per l’assistenza ai malati di Aids, il Dipartimento di Neuroscienze presso il San Raffaele Turro. Impossibile ricordare tutto, ma non va dimenticato che nel 1992 nasce il Dibit1 (Dipartimento di Biotecnologie e Centro di Ricerca scientifica), mentre il Dibit2, che ospita aule universitarie e nuovi laboratori per la genomica e proteomica, sarà inaugurato nel 2010. L’UNIVERSITA’ - Inoltre, don Luigi fonda nel 1996 l’Università Vita-Salute San Raffaele, di cui sarà Rettore. Un ateneo che egli concepiva come incontro e integrazione tra biologia, filosofia e spiritualità. Da qui, insomma, nascono le tre Facoltà: Medicina e Chirurgia, Psicologia e Filosofia. Non è tutto. Nel 2003 aveva dato inizio al Movimento Medicina-Sacerdozio, nel 2007 l’Editrice San Raffaele. Sino al suo compleanno del marzo 2010, quando compì i 90 anni con l’inaugurazione della cupola (2 metri più grande di San Pietro) alla presenza dell’allora presidente del consiglio Berlusconi, in molti lo considerarono un prete-manager (definizione che non gradiva); poi, dalla tarda primavera di quest’anno, gli vennero attribuite non poche colpe economiche. Il debito, il suicidio di Cal (il suo vice) nello scorso luglio, gli investimenti in Brasile o in altri luoghi, gli interventi del tribunale e dello Ior, le inchieste ne alterarono l’immagine. Le accuse piovvero. Ma il San Raffaele ha continuato a vivere. E a curare. Armando Torno Intervista di Claudio Sabelli Fioretti a Don Luigi Verzè per "La Stampa" del 5 luglio 2010 -www.sabellifioretti.it CLAUDIO SABELLI FIORETTI resize UNIVERSITA SAN RAFFAELE Lo chiamano anche "il Berlusconi di Dio" non si sa bene perché. Forse perché è amico del premier ed è prete. Forse perché ha messo in piedi dal nulla un impero, il San Raffaele, 700 medici, 1300 infermieri, 60 mila ricoveri all’anno. Don Luigi Verzé ha combattuto battaglie senza quartiere con politici e magistrati, con amministratori e prelati. Non ha avuto paura di mettersi di traverso a papi e cardinali. Un personaggio che non lascia indifferenti. E’ stato amico di Craxi e nemico di Montini. L’attuale papa non scatena il suo entusiasmo. Però le curie che lo hanno combattuto aspramente per anni ora lo accettano e lo rispettano. Ha appena compiuto novant’anni ma non accenna a diventare malleabile. Eccoci qua, don Luigi. "Lei fa le domande, io do le risposte. Facciamo così?" E’ un’intervista. "Secondo me lei sa già tutto di me". Da ragazzo la chiamavano "piloto". "Che ne sa lei del piloto?" Io di lei so tutto. "Piloto è il paracarro. Io ero il paracarro dei miei fratelli. Quando facevano cose che non dovevano, io facevo in modo che i genitori non se ne accorgessero. Facevo il piloto. E adesso sono diventato il piloto di Dio". Il palo di Dio. Cioè, Dio fa le cose che non si debbono fare e lei lo copre? "No, sono un piloto mobile. Il signore mi dice le cose da fare e io obbedisco." L’obbedienza non mi pare la caratteristica della sua vita. "Quando mi impediscono di fare una cosa che Dio mi chiede, non c’è Santo che mi tenga". DON VERZE E RENATO POZZETTO DA OGGI Non c’è Santo. "Prima o poi la persona che mi impedisce di fare quella cosa sparisce". Don Verzé, ma che dice? "Lei è troppo malizioso". Lei una volta ha detto: "Io non sono mai stato un buon povero servo"... "Io sono stato un buon povero servo fintanto che don Calabria, il mio maestro, il santo, era vivo. Fu lui a mandarmi a Milano. Mi disse: "Il Signore vuole che tu vada a fare una cosa che farà parlare l’Europa intera"." Don Verzé Poi è diventato un prete disobbediente. "Lei è un furbetto. Vuole che le dica quello che non voglio dire"... Dica... "Il cardinale Montini mi disse: "Torni a fare il buon prete a Verona". E lei obbedì? "Dissi: "Se tornassi a fare il buon sacerdote, sarei un pessimo sacerdote. Mi dia la benedizione"." VERZE VENDOLA x E lui? "Non mi diede la benedizione". Montini disse che lei era interessato soprattutto ai soldi. "Ma il Signore lo mandò a fare il Papa. E l’ostacolo scomparve". Quando lei è in difficoltà arriva Dio. "Un giorno ero in Palestina. Era una giornata di sangue. Viaggiavo su un pullmino guidato da un palestinese...ma mi sta seguendo? E’ attento?" Certo. Un pullmino guidato da un palestinese. "Guardi che la distrazione non è ammessa". DON VERZE’ AI FUNERALI DI MARIO CAL Adesso s’è distratto lei. "E’ lei che mi ha distratto". Stava parlando della Palestina. "Ho chiesto: "Ma stiamo tranquilli?". L’autista palestinese mi ha risposto: "Tranquillissimo don Luigi. C’è un elicottero sopra di noi. Un elicottero del Mossad". Io ho sempre sopra di me il Signore che mi guarda. Posso star tranquillo." Il Signore come elicottero del Mossad. Ottima metafora. "Posso stare tranquillo". LA GALASSIA DI DON VERZE’ Lei con le curie ha sempre avuto rapporti pessimi. "Non sempre. Stamattina è venuto da me un vescovo. L’ho guardato negli occhi e gli ho detto: "Lei ha la faccia di uno che vuol diventare Papa"." E lui che cosa ha risposto? "Ha risposto: "Si!". Allora io gli ho detto: "Sto scrivendo un libro: un capitolo si chiama: "Se io fossi Papa"." Che cosa farebbe? "Se io fossi Papa, non farei il monarca, ma tutte le mattine starei davanti a Gesù Cristo a pensare. E la Chiesa? Che si arrangino quelli della Segreteria di Stato." I vescovi andrebbero eletti per acclamazione, ha detto una volta... "Chiunque può fare il Papa, purché sia santo". Berlusconi e Don Verzé Come si capisce chi è santo? "Ho una certa esperienza. Ho conosciuto bene il cardinale Schuster, e anche don Giovanni Calabria. Uno beato, l’altro santo. E sa riconoscere la santità... "Riconosco il loro profumo. Profumo di santità". SAN RAFFAELE Com’è il profumo di santità? "Indefinibile. Rimani inebriato, come Dio stesso." Lei ha anche scritto "Dieci pensieri per il prossimo Papa". Ma lei vuole fare il papa? "Ho novant’anni. Una volta mi hanno chiamato i grandi della Chiesa e mi hanno proposto di farmi monsignore. Io ho risposto :"Gesù non era monsignore"." Neanche papa. "Era un povero palestinese. Ed era Santo". Lei è favorevole al sacerdozio femminile, al sacramento ai divorziati, alla procreazione assistita. Il solito disobbediente. "Disobbediente? La Chiesa le farà queste cose". berlusconi don verze Le farà? "Ma certo. Il mondo, con la globalizzazione, diventerà una città sola. Ma la Chiesa, purtroppo, lo sta perdendo il mondo, perché non ha messo in atto il precetto del Signore: amatevi l’un l’altro come io vi ho amati. Lei è un clericale?" No. "Però ha la faccia da cappuccino". BERLUSCONI DON VERZE Ho letto che in curia la consideravano "un maneggione e un affarista col pallino dell’albergatore". "Una volta mi chiamarono a Roma, per sottopormi a un giudizio. Erano due monsignori di un "sacro dicastero". Non mi chieda quale." I DEBITI DEL SAN RAFFAELE Quale? "Non glielo dico". Sarà la Sacra congregazione per la dottrina della Fede... "Sono salito tremante per quelle scale. Mi hanno fatto un esame di due ore. Ma mi ascolta o no?" Certo che l’ascolto. "Mi sembrava distratto" Don Luigi... "Alla fine mi dissero: non si faccia intimorire dal cardinale Montini. Deve solo temere che la sua opera faccia fallimento". Io dissi: "E se fallisco?" Uno dei due mi disse: "Se fallisce, un giorno prima si butti dalla finestra del quarto piano"." E l’altro? "L’altro disse: "Meglio che si compri subito una pistola e prima di fallire si spari". Santa Madre Chiesa! Sacro Dicastero!" CENTRO TABOR- SAN RAFFAELE Non ci credo. Le hanno consigliato di suicidarsi? "E’ la verità. Come si fa a non dire la verità?" La verità... "La verità è che Dio è uno in tre persone e suo figlio si è incarnato nell’uomo. Quante volte si sentono dire queste cose qua? Che facciamo parte del genoma di Dio?" Verze Moratti Senta Don Luigi ... "Ma l’ha capita questa cosa qua?" Veramente... "Anche in lei si è incarnato! Ma lei ce l’ha questa consapevolezza?" Proprio no. "E io vorrei sapere se questi cardinali e questi vescovi ce l’hanno questa consapevolezza." Lei ha detto una volta: "Sento che non morirò". Cosa voleva intendere? "Io sento che non morirò, ma ho una preoccupazione: che cosa farò quando sarò nell’eternità? Ho il terrore di stufarmi." POZZETTO La noia... "E certo!" Lei vuole fare arrivare l’uomo a 120 anni. "Matusalemme quanti anni ha vissuto?" Crede veramente che Matusalemme sia vissuto 969 anni? "Poi le generazioni si sono stabilizzate sui 120 anni di media. Noi possiamo tornare a questa media. La scienza ci aiuterà". Ma non è vero che vivevano 120 anni! "Io credo a quello che è scritto. E’ ispirazione di Dio". San Raffaele di Salvador de Bahia Lei è un prete individualista... "Non posso. Ho bisogno di tutti. Ormai il San Raffaele è una città. Vuole che le racconti una barzelletta?" Se proprio deve... "Gliela racconto: il Signore ha fatto l’uomo, poi gli ha insufflato l’anima. Ad ognuno di noi il Signore insuffla l’anima. Dio, creatore, insuffla direttamente l’anima nello zigote. Queste cose le ho imparate studiando Aristotile, Socrate e Platone. Non si può non ragionare per incontrare la verità..." Ci siamo persi la barzelletta... "Dio decide di creare la donna. Fa l’anestesia all’uomo e gli toglie una costola. Ha in mano la costola di Adamo, passa un cane di corsa e gliela porta via. Il Signore rincorre il cane e lo prende per la coda, ma il cane tira e al Signore resta in mano la coda del cane. "E adesso?", pensa il Signore, "che cosa faccio io con la coda del cane in mano e la costola di Adamo nella bocca del cane? Beh, farò la donna con la coda del cane!" Bella no? La racconti a sua moglie". Non mancherò. Lei ha detto: "Volevo essere o un grande delinquente o un grande santo". "E’ vero, è il mezzo che non volevo". Mi parli del papa. "Quanto soffre!" A lei non è molto simpatico, vero? Dica la verità". "Insomma. Bisogna anche riconoscere la croce che il Signore gli ha buttato addosso. Giovanni Paolo II l’ha ricevuta sorridendo e continuando a gioire. Ratzinger, col carattere che ha, sente di più il peso della croce". DON VERZE sanr affaele del Mediterraneo Il carattere che ha... "Il carattere di un tedesco. Rigido. I tedeschi sono freddi. Una freddezza che pagano loro, poverini." Anche lei è convinto, come Berlusconi, che l’Italia sia piena di comunisti? "Berlusconi è vissuto ai margini di un’epoca in cui il comunismo dava molto fastidio a questo Paese. Ma io questo Paese lo conosco meglio di lui. Napolitano è un comunista di quelli retti. Non si può più dire che un comunista non è una persona perbene". Ma allora perché Berlusconi... "Lo fa per il suo partito. Non è contrario ai comunisti. E’ contrario alla dottrina comunista. Quando entrò in politica io gli dissi tra le altre cose: "Ricordati che sei ricco"." E cioè? "Volevo dire: non hai bisogno di nessuno, sei una persona libera. Hai tutto. Ottima situazione per chi deve governare. Gli feci l’esempio di Pericle, che è il mio campione. Pericle era di una famiglia ricca. E ha inventato la democrazia." San_Raffaele Meglio che governino i ricchi... "Lui..." Lui chi? "Berlusconi. Quando ha lasciato il San Raffaele, dopo l’aggressione con la statuetta del Duomo, ha cominciato a predicare l’amore. L’amore costa. Ma costa di più a quelli che non sono disposti ad amare. Infatti i cosiddetti comunisti... Io a Berlusconi l’ho detto: guarda che devi avere un’opposizione, altrimenti non duri". E lui che cosa risponde? "Dice: "Che ci posso fare? L’opposizione non c’è"." giovanni battista montini paoloVI C’è Di Pietro, comunque. "Non potrà mai essere vera opposizione, perché ci vuole pensiero". Le hanno mai chiesto di scendere in politica? "Me l’hanno chiesto, ma non era possibile. Sono sacerdote." E fare il sindaco di Milano? "Che lazzarone che è lei, sa già tutto. Ma non era possibile, il codice di diritto canonico non lo concede." L’avrebbe fatto? "Mi hanno proposto anche altre cose, molto più importanti". Ma tanto il diritto canonico non lo consente. "Quello lo consentiva. Era una cosa importante, importantissima". E perché non ha accettato? "Perché ho il San Raffaele. Che è ancora più importante". UNIVERSITA SAN RAFFAELE Parliamo dei 120 anni. "E’ scientificamente provato che si può arrivare a un’età media di 120 anni. Siamo arrivati alla mappatura del genoma. Io leggo il suo genoma anche quando è bambino. Sono 30 mila geni e se vedo una mutazione di geni, allora vado a cercare il perché". CAMPAGNA BACI BENETTON RATZINGER E LIMAM DEL CAIRO jpeg Il famoso Quo vadis? "Lo faremo. Abbiamo il terreno. Stiamo cercando i soldini. Sarà il Centro nel quale si previene. Si chiama medicina predittiva: si predice quale sarà la patologia di ogni persona leggendo il genoma, con un microchip sottopelle. Abbiamo già provato, leggiamo tutto col microchip, la temperatura, le funzioni, i mutamenti, l’andamento delle cellule. Il microchip avverte quando c’è qualcosa che non va. Ha capito bene?" Non ho capito che vantaggio c’è ad arrivare a 120 anni. "Lei ha studiato il catechismo?" C’entra? "E’ convinto lei di essere fatto di corpo, di intelligenza e di spirito?" Non saprei. "E allora di cosa è fatto?" Che ne so? "Di putredine soltanto?" CUPOLA DELL’OSPEDALE SAN RAFFAELE Di me parliamo la prossima volta, le dispiace? "No caro signore, ne parliamo subito. Lei è fatto di corpo, di intelligenza e di spirito, non può negarlo". JOSEPH RATZINGER TARCISO BERTONE_1 Non lo nego. Però vada avanti. "Bene. Altrimenti attaccavo con Socrate e la stendevo per terra." E’ quello che temevo. "Silvio Berlusconi mi ha chiesto di farlo campare fino a 150 anni. Lui pensa che arrivando a 150 anni metterà a posto l’Italia". Ma se non ce l’ha fatta finora... "Un po’ per volta." Ma vale la pena? "Vale la pena perché dobbiamo ambientarci bene in questo mondo che non conosciamo. La nostra intelligenza però ha come suo campo di conoscenza e perciò di felicità, non soltanto il naturale, ma anche il metafisico. Chi si occupa del metafisico e dello spirito? Chi si occupa dell’oltre-metafisico?" Don Verzé, io non lo so. "Noi viviamo una vita da animale. Curiamo la nostra salute, l’alimentazione, l’ambiente. Ma non l’intelligenza, che vuol dire studio, approfondimenti, fino al metafisico, lo spirito non lo curiamo. Ci assimiliamo al Vangelo, come io cerco di fare, perché vorrei essere il Cristo dei nostri tempi. Lui era un drammaturgo e diceva: "Alzati e cammina". E diceva: "Se avete fede in me", e io ce l’ho, "farete miracoli come quelli che ho fatto io". Io ho risposto al signor Gesù: "Infatti Signore tu non hai fatto l’ospedale San Raffaele e io l’ho fatto". ratzinger-berlusconi, incontro all areoporto Lei è andato oltre. "Me l’ha detto lui". Insomma qui fate i miracoli. "Noi tiriamo fuori tanta gente con già tutti i due piedi dalla tomba". Se i suoi ricercatori scoprissero la vita artificiale... "La cellula artificiale nessuno può crearla. E’ come l’anima. Lo può fare soltanto chi sa farlo ex nihilo sui et subiecti. Capito?" Se i suoi ricercatori... "Non mi deve fermare. Il creare non è dell’uomo. L’uomo quanto a corpo, è derivato dai genitori per delega di Dio("crescite et multiplicamini"). Ma quanto anima razionale che ne costituisce il suo Io, non può derivare che direttamente da Dio perché è immateriale, è spirito e lo spirito non è fatto di parti; è semplicissimo, per ciò incorruttibile. Verzè Olmi Cacciariospedale_san_raffaele_milano Don Luigi, lei fermerebbe i suoi ricercatori se... "Non capisce niente, vero?" "Niente. Ma la domanda era: ferma i suoi ricercatori se vanno in una direzione che la Chiesa non vuole? "No. La scienza non la ferma nessuno, nemmeno la Chiesa". Lei un aborto lo praticherebbe? "Uccidere è una cosa terribile. Io odio i corvi. Sa perché? Perché mi mangiano le anitrine. Le anitre fanno una covata e i corvi si portano via le anitrine piccoline. Li odio". Sa come sono fatti i corvi... "Oggi abbiamo preso un corvo vivo". L’ha ucciso? "No, gli ho parlato. Gli ho detto: "Delinquente", picchiandolo sulla testa. Adesso è in un gabbiotto e lo nutro. I suoi amici corvi passano, vedono e imparano che non bisogna mangiare le anitrine". Don Verzè Benigni Cacciari Fermo restando che lei non muore prima dei 150 anni, come vuole morire? "Ho un patto con Gesù. Non l’ho mai detto a nessuno". Ottima occasione per dirlo a me. "Una volta ho detto al Signore: "Basta Signore, sono troppo vecchio". Cinque anni fa"". 8dv34 geronzi don luigi verze E lui? "Mi ha detto: "Comportati come uno che ha vent’anni. Il tempo è mio". Lei che cosa avrebbe risposto?" Non ho queste conversazioni. "Io ho risposto: va bene". Lei ha staccato la spina una volta ad un suo amico. "Non ho staccato la spina. Ho detto ai medici: "Fate quello che pensate sia giusto fare. Arrangiatevi. Non me la prendo io questa responsabilità". 8dv12 don luigi verze veltroni Una volta la curia ce l’aveva con lei. Oggi non è più così. Come mai? "Tanti vescovi e tanti cardinali sono venuti qui. Li abbiamo sempre curati bene". - DON VERZÈ, IL CORDOGLIO E I DUBBI "FORSE L’HANNO AIUTATO A MORIRE" repubblica.it ALBANO L’aggravarsi della situazione cardiaca di don Luigi Verzè "era tenuta sotto controllo già da un anno", dice Paolo Klun, direttore della Comunicazione del San Raffaele, ipotizzando che "probabilmente lo stress acuito in queste ultime settimane ha aggravato la situazione". Lo scandalo del San Raffaele, spiega il portavoce della struttura, "può avere influito su una persona di quell’età e con una situazione di salute non tranquilla". Eppure sulla morte del sacerdote, già nell’ora del cordoglio, c’è chi avanza dubbi: mentre Don Paolo Andrea Natta, assistente spirituale della comunità universitaria del San Raffaele, dice che "don Verzè era certamente provato per l’infinità di attacchi che ci sono stati, da più parti, contro quest’opera che lui ha creato e a cui ha dato tutta la sua vita", Bobo Craxi parla di "massacro mediatico" e il cantante Al Bano va oltre, chiedendosi se il sacerdote sia stato "aiutato a morire". DON VERZE E MARIO CAL IN PISCINA IN BRASILE DA OGGI Bobo Craxi: "Massacro mediatico". Bobo Craxi, responsabile della politica estera del Psi, commenta così: "Addolora la scomparsa di don Verzè: una personalità di primo piano, un prete scomodo che paga oltre misura una campagna denigratoria e un massacro mediatico". Il pensiero di Craxi è affidato a una nota, che prosegue: "La sua opera migliore resterà, così come verrà sempre ricordata la sua bontà d’animo, il suo spirito imprenditoriale e la sua autonomia sgradita". Al Bano, "Dubbi sulla morte". "Ho sempre visto don Verzè come benefattore. E ora, dopo che tutti sono andati contro di lui, mi chiedo se è morto o l’hanno aiutato a morire. Ha realizzato due gioielli per l’umanità unici: l’Università e l’ospedale, che è un fiore all’occhiello per l’Italia". Così il cantante Al Bano commenta la scomparsa di Don Luigi Verzè. Al Bano mette l’accento anche sulle inchieste che hanno coinvolto don Verzè. "Qualche tempo fa mi disse questa frase: avrei mai potuto rubare a me stesso?". SHILLA E BOBO CRAXI Il cantante aggiunge: "Eravamo molto amici e ho cantato tante volte per lui con la gioia di farlo. La stessa gioia che ho provato quando ho scritto l’inno del San Raffaele". "Nella mia vita", conclude Al Bano, "ho incontrato padre Pio, Giovanni Paolo II e Madre Teresa di Calcutta. Tutti e tre sono diventati santi. Sono convinto che una revisione su Don Verzè prima o poi la dovranno fare". VITTORIO MALACALZA Ginefra (Pd): "Si indaghi". Il deputato del Pd Dario Ginefra chiede di approfondire le circostanze della morte di Don Verzè: "La scomparsa in meno di sei mesi dei due primi protagonisti della gestione del San Raffaele, sia pur nel rispetto di eventi così drammatici e diversi, merita l’adeguato approfondimento degli inquirenti", dice Ginefra. "L’Italia non è nuova a storie legate a rapporti tra politica, poteri e faccendieri che s’insabbiano con la morte dei protagonisti. Per il buon nome di quanti in modo professionale continuano a svolgere un ruolo di ricerca scientifica ineccepibile e di eccellenza e che nulla ha a che fare con la gestione del Centro milanese e con gli scandali, si chiarisca ogni sia pur remoto dubbio sulle cause di queste due morti". DON VERZE DA LA COMUNIONE A BERLUSCONI AD HAMMAMET NEL DUEMILA DA OGGI 2- DAGOREPORT - UN PRETE A FAVORE DELL’EUTANASIA luigi verze berlusconi Olympia La morte improvvisa di Don Verze’, che segue il suicidio del suo più stretto collaboratore Mario Cal qualche mese fa e a poche ore dalla possibile vendita all’asta dell’Ospedale a cui aveva dedicato la vita, ha suscitato tra le persone che lo conoscono diversi interrogativi, anche e soprattutto in relazione alle sue posizioni spesso non ortodosse rispetto alla dottrina cattolica e talvolta confinanti con simbologie esoteriche. In particolare, anche se le sue condizioni di salute non destavano eccessive preoccupazioni (nonostante il recente ricovero per accertamenti), fanno riflettere le sue posizioni sull’eutanasia. 9cg23 don verze dir sanraffael In un’intervista al Corriere della Sera del dicembre 2006 rivelo’ che negli anni precedenti aveva autorizzato a staccare la spina ad un suo amico e commentò favorevolmente tale pratica aggiungendo che farlo “puo’ essere un atto d’amore”. Posizioni analoghe a quelle che, nello stesso periodo, commentando il caso Welby, avevano espresso Umberto Veronesi e il Cardinale Carlo Maria Martini (quest’ultimo in un articolo che il 21 gennaio 2007 apriva l’inserto culturale della domenica del Sole 24 Ore). “Questo retroterra culturale di Don Verze’ –commenta il professor Giovanni Savignano, medico e autore del libro “Codice Rosso” per le edizioni del Sole 24 Ore, che aveva sottolineato nel volume in questione le coincidenze di vedute sull’eutanasia tra Veronesi, Don Verze’ e Martini – non autorizza a trarre conclusioni affrettate sulla inaspettata scomparsa del fondatore del San Raffaele, ma certo pone interrogativi importanti che sarà difficile sciogliere. 8dv12 don luigi verze veltroni Gli accertamenti medico legali su uomini di chiesa, tra l’altro, non fanno parte delle consuetudini post mortem delle istituzioni cattoliche, a cominciare dalle autopsie. Certo, Don Verze’ non era attaccato alle macchine ma questa sua adesione alla volontà umana di mettere fine alla vita potrebbe non escludere ulteriori aperture”. 3- NEL 2006 IL FONDATORE DEL SAN RAFFAELE CONFESSÒ DI AVER FATTO STACCARE LA SPINA A UN AMICO MALATO http://www.ilgiorno.it/milano/cronaca/2011/04/27/496634-eutanasia_prescritto_verze_caso_degli_anni.shtml Milano, 27 aprile 2011 - È stata archiviata l’inchiesta sul presunto "omicidio del consenziente" a carico di don Luigi Verzè. Il giudice dell’udienza preliminare di Milano Fabrizio D’Arcangelo ha dichiarato prescritto il reato ipotizzato per il fondatore del San Raffaele. DON VERZE E MARIO CAL IN PISCINA IN BRASILE DA OGGI Nell’ottobre 2006, in un’intervista al Corriere della Sera, don Verzè rivela di aver fatto "staccare la spina" a un amico malato nei primi anni ’80. Dichiarazioni che fanno scattare l’iscrizione nel registro degli indagati da parte della Procura di Milano. Alla chiusura delle indagini, il pm Giovanna Cavalleri chiede l’archiviazione: la notizia del reato sarebbe infondata, e il reato stesso è da considerarsi prescritto. L’omicidio del consenziente, infatti, non è più punibile dopo 12 anni. Nel caso di don Verzè, quindi, si sarebbe estinto a metà anni ’90. Una tempistica che ha spinto il gup D’Arcangelo ad archiviare il procedimento. DON VERZE’ AI FUNERALI DI MARIO CAL 4- "SONO DA SEMPRE CONTRO L’EUTANASIA". LETTERA DI DON VERZÉ Lettera all’Avvenire Caro Direttore, ritengo utile che Lei conosca la verità. Eccogliela: 1. un mio carissimo amico e collaboratore, nei primi anni 70, rimase praticamente privo di funzione cardiaco-polmonare, fu attaccato ad un respiratore e vi rimase per quattro lunghissimi mesi di sofferenza. Era un cristiano solido. Comunione quotidiana. Dopo un po’ di giorni, al mattino presto, fui chiamato dal mio amico al suo capezzale. Era lucidissimo. Capii... Chiesi ai medici di smettere quell’accanimento, di far di tutto per conservarmelo, senza tormentarlo. Dovetti partire quasi subito per il Brasile e seppi che il mio amico continuò a sopravvivere. Poi, dopo alcuni giorni, mi giunse notizia che il mio amico era spirato. Questi i fatti veri. DON VERZE 2. Ed eccoLe allegato il documento della. mia impostazione dottrinario-mentale. E’ contenuta in un libro che uscirà tra breve, ma gliene anticipo un breve estratto che appartiene anche al testo di una conferenza inviata al Cardinal Angelini già dal mese di luglio u. s., conferenza che terrò domenica 15 ottobre, alla Pontificia Università Urbaniana, alle ore 11. Tanto le debbo, solo per rispetto alla verità, Suo don Luigi M. Verzé 5- SI RITIRA L’IMPRENDITORE ROCCA, SUL TAVOLO C’è SOLO L’OFFERTA DA 350 MILIONI DI EURO DI GIUSEPPE ROTELLI, SUPERIORE A QUELLA IOR-MALACALZA (250 MLN): C’È TEMPO FINO AL 5 PER I RILANCI La Stampa.it Berlusconi e Rotelli Il gruppo ospedaliere San Donato di Giuseppe Rotelli scende in campo per il salvataggio del San Raffaele. Da quanto si è appreso l’imprenditore ha presentato un’offerta da 300 milioni, di 50 mln superiore a quella targata Ior-Malacalza, nella gara all’interno del concordato preventivo. Non è arrivata invece l’offerta del gruppo Humanitas. Da quanto si è saputo, dopo la chiusura del termine per le offerte fissato alle 12 di oggi, sul tavolo c’e dunque solo l’offerta di Rotelli alternativa rispetto a quella Ior-Malacalza. Giuseppe Rotelli In questi minuti, da quanto si è appreso, si sta ancora verificando formalmente e tecnicamente l’offerta di Rotelli in uno studio notarile milanese, dove è avvenuta l’apertura delle buste. I giudici fallimentari di Milano, presieduti da Filippo Lamanna, quando lo scorso ottobre hanno ammesso al concordato preventivo il San Raffaele hanno indicato nel loro provvedimento che era necessario che si aprisse una gara ad altri offerenti per evitare il conflitto di interessi che si era creato tra il nuovo cda e la cordata Ior-Malacalza. Era necessario che le nuove offerte andassero sopra di 50 milioni a quella di 250 milioni della Santa sede e dell’imprenditore genovese. Così ha fatto il Gruppo Rotelli. Ora c’è tempo fino al 5 gennaio prossimo per il rilancio delle offerte. Quindi sia Ior-Malacalza che il polo San Donato potranno partecipare alle fasi di rilancio e fino al 5 gennaio potrebbero in teoria anche entrare dei nuovi soggetti con offerte superiori ai 300 milioni di euro, come potrebbe fare quindi anche il Gruppo Humanitas. rocca gianfelice Il termine successivo è quello del 10 gennaio: entro questa data la cordata Ior-Malacalza potrebbe far valere il suo diritto di prelazione pareggiando l’offerta più alta presentata e rilevando così la newco per salvare il gruppo ospedaliero. Corriere.it - Don Luigi Verzè è morto oggi a Milano, all’età di 91 anni. Lo si apprende da fonti vicine al San Raffaele. Il fondatore del San Raffaele è deceduto intorno alle 7.30 presso l’Unita Coronarica dell’Ospedale, dove era stato ricoverato durante la notte alle ore 2.30 per l’aggravarsi della sua situazione cardiaca. Lo precisa una nota del S.Raffaele. DON VERZE E RENATO POZZETTO DA OGGI Proprio quella di oggi avrebbe dovuto essere la giornata clou per il San Raffaele: in mattinata infatti è prevista l’asta con l’apertura delle buste con le offerte. Per comprare il San Raffaele s’annuncia una sfida tra i big della sanità italiana. In gara ci sono — salvo colpi di scena dell’ultima ora — gli imprenditori Giuseppe Rotelli (gruppo ospedaliero San Donato) e Gianfelice Rocca (gruppo Humanitas). DON VERZE E MARIO CAL IN PISCINA IN BRASILE DA OGGI Entro mezzogiorno arriveranno al notaio Enrico Chiodi Daelli le proposte d’acquisto alternative all’offerta presentata lo scorso ottobre dalla cordata della Santa Sede, su indicazione del Segretario di Stato Vaticano, Tarcisio Bertone. Finora i protagonisti del salvataggio sono stati l’Istituto per le opere di religione (Ior) e l’imprenditore Vittorio Malacalza: la loro offerta, avanzata per evitare il crac del San Raffaele, è di 250 milioni (più un accollo di passività per altri 500 milioni). Ma con oggi nella partita entreranno — se la notte appena trascorsa non ha cambiato le cose — altri contendenti: per partecipare alla gara ci deve essere un rilancio di almeno 50 milioni. 2- DAGOREPORT Questa mattina don Verzè avrebbe conosciuto il destino della sua Fondazione entrata nel mirino della magistratura per il buco di un miliardo. Entro le 12 deve infatti essere depositata l’offerta di Rotelli e Humanitas della famiglia Rocca per sfidare la proposta di salvataggio dello IOR e della famiglia genovese Malacalza, caldeggiata dal cardinale Bertone. A luglio si era suicidato Mario Cal, il vice di don Verze’. A tale proposito abbiamo scritto: DON VERZE DA OGGI bertone papa big VITTORIO MALACALZA ALLARME IN VATICANO – DAGOSPIA DEL 30 NOVEMBRE 2011 Avviso ai naviganti: "Si avvisano i signori naviganti che in Vaticano molti prelati stanno seguendo con ansia le vicende del San Raffaele di Milano e la sorte di don Verzè. Le domande inquietanti che girano nelle stanze d’Oltretevere sono queste: come è possibile che appena è entrato in gioco il Vaticano si sia suicidato il braccio destro Mario Cal?, e non c’è forse un’analogia tra questo evento e quello di tanti anni fa quando il banchiere Roberto Calvi fece la stessa fine frequentando certi ambienti avvezzi a determinate operazioni?". San Raffaele, morto don Luigi Verzè Dal gioiello ospedaliero al crac miliardario A causare il decesso una crisi cardiaca. Al prete amico di Silvio Berlusconi sono legate imprese e cadute: dalla fondazione del polo ospedaliero d’eccellenza famoso in tutta Europa al buco di 1,5 miliardi di euro, per finire alle recenti inchieste sulle proprietà brasiliane del gruppo. I rapporti con il Sismi di Pollari e le "attenzioni" ai vicini che non volevano vendere il terreno Don Luigi Verzè con il suo amico Silvio Berlusconi E’ morto don Luigi Verzè. Il fondatore dell’ospedale San Raffaele, finito in bancarotta con debiti da un miliardo e mezzo di euro, aveva 91 anni. A causare il decesso, stamattina intorno alle 7.30, una crisi cardiaca; alle 2.30 di stanotte, don Verzè era stato ricoverato per l’aggravarsi della sua situazione all’Unità Coronarica del San Raffaele. Lo riferiscono fonti vicine all’ospedale milanese. I funerali si svolgeranno nel pomeriggio di lunedì prossimo a Illasi in provincia di Verona, il suo paese natale. Saranno officiati dal vescovo di Verona, monsignor Giuseppe Zenti. Nella mattina il corpo sarà portato in ospedale per un ultimo saluto nel suo San Raffaele. Don Verzè sarà sepolto in un primo momento nel cimitero di Illasi. Nelle sue volontà ha però espresso il desiderio di essere tumulato nella cappella della Madonna della Vita del San Raffaele dove aveva fatto allestire un apposito spazio dietro all’altare. VITA, MORTE E ‘MIRACOLI’ Don Luigi Maria Verzè, nato il 14 marzo 1920 a Illasi, in provincia di Verona, è stato presidente della Fondazione San Raffaele del Monte Tabor e presidente e rettore dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano. Nel 1947 si è laureato in Lettere classiche e Filosofia con padre Gemelli all’Università Cattolica di Milano e nel 1948 è stato ordinato sacerdote. Successivamente è diventato segretario del santo don Giovanni Calabria. Nel 1958 don Verzè ha fondato l’Associazione Monte Tabor e nella seconda metà degli anni Sessanta sono iniziati i lavori di costruzione dell’ospedale a Segrate, alle porte di Milano. Il 30 aprile 1970 è nata la Fondazione Centro San Raffaele del Monte Tabor, a cui viene conferito il San Raffaele in costruzione. Il 31 ottobre 1971 viene accolto il primo malato, mentre nel 1972 il San Raffaele viene riconosciuto Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico e dal 1982 è diventato polo universitario della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Statale di Milano. Negli anni Ottanta, a fianco dell’ospedale, che oggi ha una capienza di circa 1.300 posti letto e una struttura di 11 dipartimenti e 45 specialità cliniche, don Verzè si è dedicato alla realizzazione e all’ampliamento di strutture specializzate, come il Dimer, Dipartimento per la Medicina Riabilitativa, il Dicor, Dipartimento per le Malattie Cardiovascolari, il Centro San Luigi Gonzaga per l’assistenza ai malati di Aids, il Dipartimento di Neuroscienze presso il San Raffaele Turro. Nel 1992 è nato il Dibit1, il Dipartimento di Biotecnologie e Centro di Ricerca scientifica. Nel 1996 don Verzè ha fondato l’Università Vita-Salute San Raffaele, di cui è stato rettore, con le tre facoltà di Medicina e Chirurgia, Psicologia e Filosofia e dal 2010 la Laurea internazionale in Medicina e Chirurgia. Nel 2003 ha costituito il Movimento Medicina-Sacerdozio e nel 2010 è stato inaugurato il Dibit2 che ospita aule universitarie e nuovi laboratori per la genomica e proteomica. Nel corso del 2011 sono emersi i problemi finanziari del San Raffaele, dovuti all’elevato indebitamento del gruppo. Lo scorso 19 dicembre don Verzè si è autosospeso dalla carica di presidente del consiglio di amministrazione della Fondazione Centro San Raffaele del Monte Tabor. LA CADUTA ‘MILIARDARIA’ E LE VIE D’USCITA Il debito del San Raffaele, secondo nuovi calcoli della società Deloitte, lievita a quasi 1,5 miliardi di euro. La prima offerta avanzata per evitare il peggio è stata quella (congiunta) dello Ior e della famiglia Malacalza (250 milioni), punto di partenza per arrivare alla costituzione della newco su cui si costruirà il rilancio. Nel suo perimetro, le attività ospedaliere e sanitarie (compreso Laboraf, Resnati e Science Park, ma escluso Brasile e il 50 per cento di Blu Energy), tutto il personale, l’accollo del finanziamento Bei e ulteriori passività. Nella proposta di acquisizione rientrano passività per circa 750 milioni di euro. I giudici del Tribunale fallimentare di Milano ammettono il concordato preventivo presentato per il San Raffaele, pur muovendo alcuni rilievi e criticità, fra cui il possibile conflitto di interessi: il cda, sostiene la Procura, è espressione degli stessi investitori che hanno presentato il piano. Il Tribunale ‘suggerisce’ quindi al cda del San Raffaele di valutare altre proposte migliorative. Un suggerimento accolto dal board dell’Irccs di via Olgettina, che il 30 novembre lancia un bando per raccogliere nuove offerte che siano superiori di almeno il 20 per cento rispetto alla proposta Ior-Malacalza, ossia da 300 milioni in sù. L’idea per risanare la struttura è sempre stata quella di concentrarsi sul core business dell’Irccs, cioè le attività di cura e ricerca, la parte ‘sana’ del San Raffaele, e di liberarsi delle zavorre, cioè tutte quelle attività non legate strettamente alla mission. La lista nera è lunga: hotel, un jet di lusso, piantagioni di frutta esotica in Brasile, altri terreni e residence. La svolta con l’arrivo di Profiti e con l’interessamento dello Ior e della Santa Sede alla situazione del centro da oltre mille posti letto e 57 mila ricoveri l’anno, uno degli istituti che per l’entità delle sue attività riceve dalla Regione Lombardia circa 200 milioni di euro per le prestazioni rimborsate con i Drg e altri fondi per le attività extra budget. Le brutte notizie per l’Irccs si rincorrono: il suicidio di Mario Cal, il braccio destro di don Verzè, il 18 luglio apre la strada alle inchieste della magistratura su presunti fondi neri. Sono molte le ombre che si addensano sulla gestione di don Verzé. Come quelle che emergono da un’inchiesta del 2005, poi archiviata, che porta la magistratura milanese a far piazzare delle microspie nell’ufficio del prete-manager. Dalle intercettazioni, prive di conseguenze penali ma scovate dal Corriere della Sera nel novembre scorso, emerge il rapporto confidenziale di don Verzé con Niccolò Pollari, generale della Guardia di finanza e direttore del Sismi, il servizio segreto militare, finito a sua volta sotto processo per il sequestro illegale dell’imam Abu Omar. Pollari viene coinvolto nelle manovre per far sloggiare i titolari di un impianto sportivo che sorge su un terreno vicino all’Istituto, che il San Raffaele vorrebbe acquistare. Il 13 gennaio 2006, la cimice registra il faccia a faccia con il direttore del Sismi. Don Verzé, annotano gli investigatori, “chiede un aiuto a Pollari per mandare la Guardia di Finanza da Lomazzi (uno dei titolari dell’impianto, ndr) in modo che lo stesso Lomazzi possa cedere una parte del terreno per costruire un residence per studenti”. Era stato un dirigente dell’istituto, poco prima, a suggerire al presidente di “sollecitare” un controllo fiscale, dato che, a suo dire, i clienti dei campetti da calcio pagavano in nero. E questo è il meno. Parlando con lo stesso dirigente, “Don Verzé dice di fare un sabotaggio”. Il collaboratore “specifica di aver individuato il generatore… sarà sabotato il quadro elettrico… quindi i campi non potranno essere illuminati”. E quando gli emissari del San Raffaele “andranno da Lomazzi a fargli la proposta di acquisto, lui sarà in ginocchio”. In un’altra conversazione tra i due si parla di “fuoco” e dei fili dell’impianto elettrico che “verranno liquefatti”. Il rapporto tra don Verzé e il Sismi non si ferma all’imbarazzante conversazione intercettata. Il Fatto quotidiano ha documentato gli affari immobiliari fra il San Raffaele e i servizi, nonché la passata collaborazione con l’ente ospedaliero di Pio Pompa, l’ufficio stampa ombra di Pollari protagonista dell’inchiesta sul dossieraggio ai danni di magistrati, giornalisti e politici. L’ASTA DI OGGI Proprio oggi alle 12 era fissata l’apertura delle buste per l’asta da cui passerà l’aggiudicazione della struttura sanitaria, che all’emergere del buco miliardario è passata sotto il controllo di una cordata patrocinata dal Vaticano e dalla famiglia Malacalza. Allo studio del notaio Chiodi Daelli è arrivata soltanto un’offerta, quella del Gruppo San Donato di Giuseppe Rotelli, re della sanità lombarda e azionista del Corriere della Sera, che metter sul piatto 305 milioni di euro. L’asta prevedeva che le nuove offerte dovessero superare di 50 milioni quella di 250 presentata da Ior-Malacalza. Alla vigilia si prevedeva anche la partecipazione del gruppo Humanitas della famiglia Rocca, che però non ha partecipato. Per il rilancio, però, è previsto il termine del 5 gennaio e non è escluso che arrivino nuove proposte. Entro il 10 gennaio, infine, lo Ior può presentare per conto del Vaticano, grazie al diritto di prelazione, un’offerta pari alla più alta presentata e rilevare la società. Il 20 dicembre scorso il vicepresidente del San Raffaele, Giuseppe Profiti aveva chiarito le intenzioni sulle possibili prossime mosse della ‘cordata’ Ior-Malacalza: se si facessero avanti nuovi offerenti con le carte in regola, capaci di dare garanzie e futuro al San Raffaele, il Vaticano, che del salvataggio del polo ospedaliero è stato protagonista, è pronto a uscire dalla partita. fattoquotidiano