Giusi Fasano, Corriere della Sera 30/12/2011, 30 dicembre 2011
MILANO —
Il padre Mario, tenore italiano fra i più famosi di tutti i tempi. Poi la lirica, la fortuna dilapidata, le tre mogli, la carriera interrotta, le difficoltà economiche...
Se la vita di Claudio Del Monaco fosse un’opera lirica sarebbe una tragedia in mille atti. 64 anni, baritono senza più palcoscenico, per adesso sta cercando di sopravvivere al finale scritto per lui da sua moglie Daniela, 35 anni, cantante lirica tedesca con problemi psichiatrici.
Mercoledì pomeriggio, pare dopo una lite furibonda, lei ha preso un coltellaccio da cucina e lo ha colpito quattro volte. Gli ha piantato la lama nel petto arrivando quasi al cuore e anche se l’operazione per cercare di rimediare ai danni è andata bene, i medici sono cauti: la prognosi resta riservata.
L’hanno visto uscire dal residence El Palmar di Jesolo, dov’era in vacanza, con una mano premuta sul cuore e l’altra a stringere il coltello insanguinato: «È stata mia moglie, è pazza» è riuscito a dire prima che arrivasse l’ambulanza. Lei, un soprano che sogna da sempre di cantare nei teatri italiani, era due passi più indietro, una ferita non grave al torace e i vestiti sporchi di sangue. Si è allontanata correndo in direzione del mare, l’hanno ritrovata un chilometro più in là che vagava in stato confusionale, con un coltello infilato nella manica del cappotto. È stata arrestata ed è ora piantonata nel reparto di Psichiatria dell’ospedale di San Donà di Piave.
Al commissariato di Jesolo stanno cercando di capire i dettagli di questa storia, per esempio se lei si è ferita da sola o se è stato lui a ferirla per difendersi. Ma una cosa sembra già abbastanza chiara: il soprano e il baritono vivono in condizioni economiche drammatiche, aiutati soltanto da qualche amico e praticamente al limite dell’indigenza. E le questioni finanziarie sembra siano state spesso motivo di litigio fra i due.
Per lui Daniela Werner Hermann è la terza moglie. Si sono conosciuti quando faceva il maestro di canto. Lei era una sua allieva, era stata maestra elementare ma quella vita le stava stretta e aveva deciso che cantare sarebbe stato il suo futuro. Claudio Del Monaco, uomo estroverso dalle belle maniere, è diventato suo marito ma anche il suo impresario, la sua chance. Doveva lanciarla negli ambienti della lirica italiana, doveva farne una stella, e non si può dire che non ci abbia provato. Ma Daniela non ha avuto né fortuna né successo di critica e le frustrazioni per la carriera lirica mancata sono diventate un’ossessione, più di una volta si sono tramutate in liti. Sono stati cinque anni di matrimonio fra alti e bassi, fra speranze e rassegnazioni. E, come sempre, per Claudio Del Monaco sono stati anni vissuti all’ombra del padre e della lirica.
«Famiglia musicale, padre famoso tenore e madre soprano» scrive lui stesso nella biografia del sito dedicato al genitore. Ricorda di aver cominciato ad amare l’opera e il canto «in tenera età soggiornando spesso — dice — in compagnia degli artisti celebri come Tebaldi, Bastianini, Simionato, Callas, Siepi... ». Gli artisti amici di suo padre prima che suoi. «Insieme al padre», parla di sé in terza persona, «ha girato l’Europa, l’America e l’Oriente assistendo a numerosi grandi spettacoli». Suo padre, sempre suo padre: le opere, gli eventi, la vita, gli anni Cinquanta e Sessanta. Suo padre in una fotografia con il fratello dell’imperatore del Giappone, in un’altra con il maresciallo Tito, in un’altra ancora con la regina madre d’Inghilterra...
Anche suo fratello Giancarlo, regista, ha uno spazio nel sito. Ma cliccare sul suo nome non serve a niente, non porta da nessuna parte, e c’è chi giura che anche nella realtà i due fratelli si tengano a distanza.
Per cercare di rimanere a galla dopo aver speso l’eredità del padre, Claudio Del Monaco ha fatto praticamente di tutto: dalla gestione di un hotel a Parigi a quella di agenzie assicurative, si è improvvisato maestro di canto, è stato agente e regista di teatro, presidente di concorsi per cantanti lirici, sceneggiatore. Nella sua biografia c’è scritto «attualmente consigliere personale del Ministro della cultura della Serbia» ma è un «attualmente» ormai passato, come il suo incarico di direttore artistico al teatro nazionale Serbo di Novi Sad. Di quella vita, come di suo padre morto 29 anni fa, non restano che bellissimi ricordi.
Giusi Fasano