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 2011  dicembre 30 Venerdì calendario

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE

BERLINO — Anche in Germania lavorare stanca. Sono sempre più i tedeschi che preferiscono andare in pensione anticipatamente, perdendo in media 113 euro al mese. Ma, contrariamente a quanto si potrebbe credere, questa scelta non è il rimedio di tutti i mali. Bisogna, se non altro, superare la crisi del primo anno. Secondo uno studio compiuto recentemente da due ricercatori, Axel Börsch-Supan e Hendrik Jürgen, non è vero, infatti, che chi si ritira prima della data prevista è più felice. Anzi, sta peggio. Solo col passare del tempo la situazione migliora e si fanno sentire i benefici di una vita meno stressante. I dodici mesi iniziali generalmente, sono terribili. Forse c’è anche un po’ di complesso di colpa.
La possibilità di girare a vuoto per un po’ sembra comunque non spaventare nessuno. Secondo i dati in possesso della Deutschen Rentenverscherung, l’Istituto di previdenza sociale, quasi la metà dei tedeschi ha deciso l’anno scorso di lasciare l’impiego prima di avere versato tutti contributi: 320.000 persone, il 47,5 per cento dei 624.000 pensionati del 2010, hanno optato per non aspettare il compimento dei 65 anni. Una percentuale, questa, aumentata fortemente nell’ultimo decennio: nel 2005 a salutare i colleghi senza aver maturato il massimo della pensione era stato il 41,5 per cento. Per non parlare di dieci anni fa, quando solo il 14,5 per cento dei lavoratori aveva scelto di avvalersi delle scorciatoie contemplate dalla legge. Il tempo medio «guadagnato» è di tre anni e due mesi. «Stiamo diventando la Repubblica della pensione anticipata», scrive su Die Welt Stefan von Borstel proponendo radicali riforme in tutto il settore previdenziale.
Naturalmente in un Paese da sempre abituato a fare bene i conti e che durante la crisi dell’euro ha ordinato a greci e portoghesi di lavorare più a lungo, questa possibilità diventerà più difficile. In primo luogo l’età pensionabile verrà fatta salire gradualmente a 67 anni. Chi vuole potrà andarsene prima (bisognerà però aver compiuto 63 anni) ma dovrà pagare un prezzo maggiore di quanto avviene attualmente. Dal mondo delle associazioni impegnate nella società si sono levate voci preoccupate ed è stato espresso il timore che aumentino le dimensioni di quella fascia di popolazione anziana con scarse possibilità economiche. «Un pericolo reale», dichiara Ulrike Mascher, presidente di Vdk Deutschland. Tra l’altro, nuovi dati diffusi in questi giorni hanno accertato che nelle zone meno ricche della Germania l’aspettativa di vita è diminuita a 75,5 anni contro i 77,5 del 2001. Ma al di là di questo, il fatto è soprattutto che la scelta di lasciare il lavoro anticipatamente può essere naturalmente in molti casi anche una necessità che comporta ripercussioni pesanti dal punto di vista economico. «Poiché molti salariati hanno già scarse possibilità di lavorare fino a 65 anni, innalzare il limite a 67 rappresenta sostanzialmente un taglio delle pensioni», dice Annelie Buntenbach, del comitato esecutivo della federazione dei sindacati tedeschi, che aggiunge: «I datori di lavoro che non investono sulla salute dei loro dipendenti dovrebbero contribuire alle conseguenze finanziarie dei ritiri prima del tempo».
La questione dei pensionamenti anticipati, che solo a prima vista può apparire un fenomeno di costume, si presenta invece sempre più come un nodo da sciogliere molto complesso sul versante politico e sociale. Resta poi il problema del modo di non sprecare tante energie ancora preziose. C’è chi come Richard David Precht, saggista, filosofo, autore del best seller Ma io, chi sono?, ha un’idea: quindici ore alla settimana di lavori socialmente utili per tutti i pensionati. Ma la proposta non è stata accolta con entusiasmo.
Paolo Lepri