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 2011  dicembre 30 Venerdì calendario

Mario Monti, citando ieri senza nominarlo l’ambasciatore Romano e una lettera sul catasto inviata alla sua rubrica, ha riproposto alla nostra memoria una fondamentale riforma settecentesca attuata nella parte della Lombardia soggetta al dominio austriaco: il catasto detto teresiano, opera in realtà di due successive Giunte regie, la prima delle quali operò durante il regno di Carlo VI (dal 1718 al 1733) e la seconda nella prima metà del regno di Maria Teresa (1740-1758)

Mario Monti, citando ieri senza nominarlo l’ambasciatore Romano e una lettera sul catasto inviata alla sua rubrica, ha riproposto alla nostra memoria una fondamentale riforma settecentesca attuata nella parte della Lombardia soggetta al dominio austriaco: il catasto detto teresiano, opera in realtà di due successive Giunte regie, la prima delle quali operò durante il regno di Carlo VI (dal 1718 al 1733) e la seconda nella prima metà del regno di Maria Teresa (1740-1758). Nel corso dei lavori, durati complessivamente 33 anni, furono risolti uno dopo l’altro tutti i difficili problemi tecnici legati alla realizzazione di un catasto geometrico particellare, il primo nella storia d’Italia: geometrico, perché basato sulla misurazione e la valutazione di terreni e fabbricati ad opera di geometri al servizio dello stato e non sulle denunce dei proprietari; particellare, perché unità della rilevazione era non la proprietà o l’azienda agricola, ma la singola particella di terreno, riprodotta in scala su mappa grazie all’impiego di un nuovo strumento goniografico prima sconosciuto in Lombardia, la tavoletta pretoriana. Il sistema tributario che entrò in vigore l’1 gennaio 1760 era imperniato su un’imposta fondiaria che assicurava il 90% del gettito complessivo delle imposte dirette e realizzava una vera perequazione tra le varie province e comunità e tra i singoli contribuenti, grazie anche alla riduzione prima, poi all’eliminazione completa delle esenzioni laiche ed ecclesiastiche. Ben presto risultò poi evidente un effetto positivo non previsto: poiché il valore capitale di case e terreni era stato determinato una volta per tutte sulla base del rendimento effettivo di alcuni anni, e poiché l’imposta era ragguagliata a questo valore, ogni entrata aggiuntiva, ottenuta con ristrutturazioni edilizie, con nuovi investimenti (per esempio nella rete irrigatoria), con l’adozione di più moderne tecniche agricole, era in pratica esente da ogni carico, il che costituiva un forte incentivo alle migliorie. Ma un ulteriore grande merito della seconda Giunta, presieduta dal giureconsulto toscano Pompeo Neri, fu l’ideazione di un nuovo modello di amministrazione locale basato da un lato sulla partecipazione di tutti gli estimati (i contribuenti all’imposta fondiaria) alle decisioni relative alle entrate e alle spese della comunità, dall’altro sulla vigile presenza di nuovi funzionari regi, i cancellieri delegati o cancellieri del censo, cui spettavano le funzioni di certificazione della proprietà, di custodia delle mappe e degli altri documenti catastali e di controllo sulla regolarità delle operazioni in ogni comune. Merita citare questo giudizio di Pietro Verri, che esordì nella sua carriera pubblica quando già la grande opera del catasto era compiuta: «Con equità si distribuiscono i pesi pubblici a misura delle forze di ognuno; si è resa chiara l’amministrazione delle pubbliche imposte, e si è annientato il dispotismo dei potenti sui deboli, dando alle comunità un governo democratico, dipendente da un tribunale custode della legge». Il catasto detto teresiano fu il modello a cui si ispireranno le successive realizzazioni, dai catasti napoleonici al catasto dell’Italia unita. Ma non solo dal punto di vista tributario e amministrativo esso anticipava i tempi. Non va infatti dimenticato che questo vanto della tradizione lombarda fu in realtà il frutto degli sforzi riuniti di giuristi e di tecnici di ogni parte d’Italia, meridionali soprattutto nella prima fase, toscani nella seconda, che col sostegno di una illuminata dinastia straniera dovettero superare le tenaci resistenze opposte dalla classe dirigente locale. Non dunque fuori luogo rievocarne l’importanza storica nello stesso anno in cui si celebrano in 150 anni dell’unificazione italiana. Carlo Capra