Wanda Marra, il Fatto Quotidiano 28/12/2011, 28 dicembre 2011
“CIAO BOCCA, TI AMO E TI ODIO”
Divide e fa discutere, suscita moti di attrazione e repulsione, alimenta polemiche, identificazioni e prese di coscienza. Anche da morto. Ieri ai funerali di Giorgio Bocca, nella Basilica di San Vittore a Milano, c’era tutto lo stato maggiore del giornalismo italiano. Da Ezio Mauro, a Ferruccio de Bortoli, a Bruno Manfellotto, da Gad Lerner a Daria Bignardi, da Gianni Mura, a Giulio Anselmi, Marco Travaglio, Gian Antonio Stella. E poi, il procuratore di Torino Gian Carlo Caselli, l’ex ministro Virginio Rognoni, Carlo Feltrinelli, Nando Dalla Chiesa, Stefano Boeri. Qualcuno ha intonato “Bella ciao”. Qualcuno, come Natalia Aspesi (“Basterebbe un Giorgio Bocca in ogni sito, in ogni giornale per dare loro dignità e potenza) e Umberto Eco ("Un grande montanaro che non le mandava a dire a nessuno") l’ha ricordato in chiesa. Ma in realtà da subito dopo la sua morte, avvenuta in un momento già di per sé simbolico, il giorno di Natale, il mondo dei media – dalla tv a Twitter – gli ha dedicato un costante e continuo ricordo. Ecco qualche passo scelto degli articoli apparsi ieri sui giornali.
Eugenio Scalfari (Repubblica) Io gli ho voluto molto bene. Lui non so, era burbero nei modi e anche chiuso in sé quanto io ero aperto. "Tu vuoi sedurre la gente – mi diceva – e capisco che questo è il tuo mestiere". Un giorno mi disse che ero un cinico. Un altro giorno che la mia presenza gli dava sicurezza. Era insicuro e timido, Giorgio Bocca, ma puro come il diamante (...) Io ti ricorderò sempre, caro amico e compagno, tu la tua guerra partigiana non hai cessato mai di combatterla e ora hai il diritto di riposare in pace.
Ezio Mauro (Repubblica)
Fatalmente Bocca incontrò Repubblica, il suo giornale. In comune, un modo di essere di sinistra, ma senza appartenenze. Soprattutto, una certa idea del-l’Italia. (...) Aggiungiamo qualcosa di ineliminabile. La testa dura di Bocca, quel carattere che corrispondeva a un modo di essere, per nulla compiacente, capace di mettersi contro il senso comune dominante di un’Italia inclusiva attraverso il compromesso, accomodante. Giampaolo Pansa (Libero)
Sul finire del 1989, quando Berlusconi cercò di mangiarsi Repubblica, Bocca si schierò con il Cavaliere. Cercava di dividere la redazione, dicendo a tutti: smettiamola di difendere Eugenio, Carlo Caracciolo e quel comunista dell’Ingegnere. Sono soltanto dei miliardari tirchi, se ci mettiamo con Silvio faremo la nostra fortuna.
Gian Antonio Stella il Corriere della Sera
In queste ore in cui Internet trabocca, nel diluvio di manifestazioni di stima e dolore, anche di giudizi sprezzanti e spesso volgari tesi a “smitizzare il mito”, colpisce rileggere come lo stesso Bocca avesse con se stesso una sincerità rara e spietata. Ce ne rivela una statura umana oltre che professionale che dovrebbe far riflettere chi gli appioppa oggi il calcio dell’asino”
Vittorio Feltri, (Il Giornale)
Speravo di morire prima di Giorgio Bocca per non essere costretto a leggere i soliti elogi riservati ai defunti di successo. E invece mi tocca anche questa tortura. (...) Giorgio in effetti era convinto di essere un antitaliano. In realtà era un italiano vero, il più italiano di tutti (...) Di recente, in una intervista se ne venne fuori con questa delizia: Vittorio Feltri mi fa paura. Non so perché.... Poiché non ho molti amici, la morte di un “nemico” della sua levatura mi addolora. Mi fa sentire più solo.
Valentino Parlato, il manifesto Per me, quando cominciavo questo mestiere, è stato un vero e ineguagliabile maestro. Ricordo soprattutto le sue inchieste, che andavano al fondo delle situazioni indagate... Ma questo suo esempio è stato scarsamente seguito, anche da noi del manifesto(...) E Giorgio Bocca ha scritto per noi, per i nostri primi trent’anni, e nelle tante volte che siamo stati in difficoltà abbiamo avuto la sua solidarietà e il suo sostegno.
Marco Revelli Il manifesto
Non amava i comunisti: li temeva per la brutalità e la spregiudicatezza dell’ideologia, li criticava per l’eccesso di tatticismo e disponibilità al compromesso (...). Ma sapeva benissimo, per averli avuti a fianco nel momento del combattimento, che erano abissalmente diversi e infinitamente migliori di qualsiasi fascista
Bruno Gravagnuolo, l’Unità Bocca e il Pci, rapporto controverso, di attrazione-repulsione, ma decisivo. Come se in negativo il Pci avesse fornito a Bocca un punto di riferimento.
Giuliano Ferrara, Il Foglio
Bocca era un grande artista del pregiudizio. In questo mi era e ci era a suo modo maestro. Era un lucido beone, una razza che ho sempre apprezzato e invidiato, uno che non aveva mai paura di sputtanare e di essere sputtanato, un filibustiere con una deontologia da chirurgo, di quelli che se possono salvano e se non possono ammazzano.