Mara Monti, Il Sole 24 Ore 28/12/2011, 28 dicembre 2011
QUOTAZIONI, HONG KONG SUPERA GLI USA
Si chiude un anno da dimenticare per il capital market: tutte le asset class hanno registrato segni negativi con le poche eccezioni dei corporate bond. Si parte dall’equity che nel suo insieme, secondo i dati di Thomson Reuters, ha riportato una contrazione del 27% delle operazioni rispetto al 2010 totalizzando 611 miliardi di dollari a livello globale. Pesa la frenata delle Ipo (Initial public offering) con un controvalore assottigliatosi del 39% rispetto al 2010 a 161,9 miliardi di dollari: soltanto nell’ultimo trimestre dell’anno l’attività non è andata oltre 25 miliardi l’11% in meno rispetto al trimestre precedente.
La crisi finanziaria che ha trascinato al ribasso le Borse di tutto il mondo, ha reso meno allettante raccogliere risorse direttamente sul mercato. Ciò avviene sulle Borse principali come New York e Londra, meno per Hong Kong che nel quarto trimestre ha superato i listini tradizionali, mettendo a segno il maggior numero di quotazioni per un controvalore di 6,3 miliardi di dollari, il 63% dell’attività complessiva: soltanto l’Ipo di Chow Fook Jewellery, la catena di gioiellerie famosa a Hong Kong, ha totalizzato 2,2 miliardi di dollari.
Da questo rallentamento non è stata esclusa Piazza Affari che la crisi del debito sovrano a partire da luglio ha annullato i buoni risultati del primo semestre: oltre all’Ipo di Ferragamo, ci sono state le quattro sull’Aim (Unione Alberghi italiani, Terni Green, Ambromobiliare, Made in Italy 1) tre sul Mac e quella di Italy 1 Investment sul Miv. Tra le società che nel 2011 hanno ottenuto il via libera di Borsa Italiana alla quotazione e che il prossimo anno potrebbero proseguire l’iter sospeso, ci sono Lima Corporate, Fedrigoni e Sea. Il progetto di Ipo era stato intrapreso anche da Avio e Cucinelli. Nella prima parte dell’anno hanno invece ritirato la quotazione Philogen, Rhiag e Moncler, secondo dati citati da Reuters. Per la ripresa dell’attività, invece, bisognerà attendere che la tempesta sui mercati finanziari si placherà, è il parere degli operatori
Nonostante la crisi, Wall Street mantiene il primato con una quota del mercato mondiale al 18%, seguita a ruota da Hong Kong con il 14% e Londra con il 10 per cento. La Borsa cinese di Shenzhen si è dimostrata la più attiva in questi ultimi mesi e con 26 nuove quotazioni guida la classifica con l’11% di nuove operazioni: soltanto l’Ipo della società di costruzioni cinese Sinohydro group ha raccolto 2,1 miliardi di dollari, numeri che sostengono la capitalizzazione del listino cinese passata da 400 miliardi di dollari nel 2005 ai 4 mila miliardi di oggi. L’ascesa delle Borse asiatiche per l’approdo ai listini anche delle società europee, come dimostra il caso Prada, è destinata a proseguire e consolidarsi nei prossimi anni: un sondaggio della PriceWaterhouseCoopers tra 400 executives prevede che entro il 2025 le Borse cinese e indiana supereranno i listini tradizionali. Nel frattempo Wall Street e Londra continueranno ad essere le preferite per le Ipo ma la sana competizione che ne deriverà tra le due aree non potrà che beneficiare gli investitori, secondo PwC.
La crisi, intanto, incombe e per trovare segni positivi sui mercati dei capitali bisogna scorrere i dati delle emissioni obbligazionarie delle società per le quali il tasso fisso è preferito a quello variabile. A livello globale, nell’ultimo trimestre le emissioni di corporate bond sono aumentate del 5% rispetto al terzo trimestre, con punte del 22% in controvalore di bond high yield e l’11% per numero di emissioni.
Resistono anche i corporate bond investment grade in crescita del 4% nel quarto trimestre sul trimestre precedente, ma arretrano dell’1% sull’anno. Tra i settori, quello finanziario ha risentito più di altri al rallentamento mettendo a segno un calo del 4% sull’anno e del 10% sul trimestre. Al contrario, le emissioni di bond non finanziari nel trimestre sono salite del 21% e dell’1% sull’anno.