Corrado Ocone, la Lettura (Corriere della Sera) 24/12/2011, 24 dicembre 2011
CROCE NON ERA CONTRO LA SCIENZA
La scienza è nata per abbattere i pregiudizi, ma può trasformarsi in luogo comune se non applica a sé stessa, oltre che al suo oggetto, lo spirito critico. In verità, a cadere in questa trappola sono per lo più gli epistemologi o gli storici della scienza, non gli scienziati veri e propri, come dimostra il caso di Gilberto Corbellini, che ancora qualche settimana fa, sul «Sole 24 Ore», attribuiva a Benedetto Croce una mentalità antiscientifica che a suo dire sarebbe all’origine di tanti nostri ritardi non solo culturali.
Bene, uno studio aderente ai testi dimostra proprio il contrario, come ha riconosciuto, fra gli altri, uno scienziato del calibro di Erwin Chargaff, uno dei maggiori studiosi del Dna. Ad attestarlo è il genetista Alberto Mei Del Testa, che ha avuto con lui un carteggio pubblicato dalla rivista «Complessità» dell’Università di Messina: qui Chargraff definisce Croce un «filosofo rigoroso» e «una delle più grandi e rare menti che il mondo abbia mai visto». Non solo: lo paragona a Leibniz per la capacità di integrare le scoperte scientifiche del suo tempo (nel caso di Croce quelle di Ernst Mach) in una visione più generale.
D’altronde, se si legge La Logica del 1909, opera centrale nel «sistema» crociano ma non più edita da tempo, ci si rende conto che l’autore attribuisce pari dignità al sapere scientifico rispetto a quello storico-filosofico e critica duramente non le scienze ma il positivismo, cioè la pretesa di assolutizzare il metodo naturalistico.
Il fatto è che a Croce, purtroppo, capita da lungo tempo di essere più noto che conosciuto.
Corrado Ocone