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 2011  dicembre 28 Mercoledì calendario

MORIAMO A KABUL PER DARE IL PETROLIO ALLA CINA

«C’è qualcosa di marcio a Kabul!»: a costo di apparire banali e ripetitivi, non possiamo non ribadire che le libertà che si prende Hamid Karzai non sono solo eccessive, ma confliggono apertamente e addirittura irridono le linee di politica estera della missione Nato e Isaf a cui collabora l’Italia. Come se non bastasse la corruzione dilagante di cui Karzai e il suo entourage danno prova, come non bastassero i contatti scabrosi con i Talebani - in particolare con il clan Haqqani - che il presidente afgano di tanto in tanto rispolvera, ecco ora due contratti appena firmati dal presidente dell’Afganistan che lasciano letteralmente di sasso. Il primo è in aperto conflitto con le decisioni dell’Onu (delle Nazioni Unite, non della Nato) e prevede l’importazione dall’Iran di un milione di tonnellate all’anno, di prodotti petroliferi raffinati (benzina, gasolio e kerosene) proprio in previsione di un blocco delle importazioni petrolifere iraniane che da qui a poco verrà sancito dall’Onu. Ormai le illusioni sono finite, i report dei vari Servizi sono convergenti e si tratta solo di capire quanto tempo ci vorrà ancora - forse meno di un anno - prima che l’Iran disponga di bombe atomiche da caricare sui suoi missili intercontinentali per minacciare Israele, l’Arabia Saudita e il mondo. Vista la scarsa presa delle sanzioni sinora adottate, l’Onu sta preparando un boicottaggio totale delle importazioni petrolifere iraniane. Ed ecco che Hamid Karzai offre una mano preziosa all’Iran e sbeffeggia l’Onu. Questo, nel momento stesso in cui il partner commerciale di Karzai, per bocca del vice presidente iraniano, Mohammad Reza Rahimi, minaccia di strozzare manu militari la giugulare energetica attraverso cui passa il 40% del petrolio dell’intero pianeta: «Se venissero adottate sanzioni contro il petrolio iraniano, nessuna goccia di greggio passerà più dallo Stretto di Hormuz». Minaccia facile da realizzare, perché il canale navigabile è largo soltanto quattro miglia ed è quindi facilmente controllabile sia dalle armi tradizionali dell’Iran (aviazione e marina) sia con azioni “corsare” con barchini esplosivi o altro. La mossa di Karzai è dunque sfacciata, ma non è la sola: sempre ieri è giunta la notizia che il gruppo petrolifero cinese Cnpc (China National Petroleum Corporation) ha ottenuto un contratto di esplorazione e di sfruttamento di tre giacimenti petroliferi nel nord dell’Afghanistan. La società pubblica cinese svilupperà i tre giacimenti in collaborazione con la società afgana Watan Group. I giacimenti interessati sono situati nel bacino di Amou nelle province settentrionali di Sar-e Pol e Faryab, con riserve per 87 milioni di barili di petrolio. Con grande enfasi, la presidenza della repubblica afgana ha così commentato la firma dell’accordo: «È il primo grande contratto di esplorazione e di produzione di petrolio (concluso) in Afghanistan ». La Cina, ovviamente, non ha mandato neanche mezza jeep in Afganistan, ma ora incassa questo eccellente contratto facendo fare ai governi occidentali la figura degli sprovveduti (per usare un eufemismo): Nato e Isaf combattono da 10 anni una guerra difficile su un territorio impossibile, in cui sono caduti migliaia di soldati, ma quando c’è da parlare d’affari, Karzai non si rivolge a loro, ma alla Cina. E incassa. Questo quadro scabroso andrebbe rapidamente esaminato dal governo italiano che invece si limita a reiterate dichiarazioni di buon senso a puro rimorchio delle altre capitali occidentali. Il nuovo ministro degli Esteri Giulio Terzi è stato un eccellente ambasciatore ma ora deve dimostrare di essere anche un buon ministro. Non sarebbe male se - a fronte di un quadro afgano così scabroso e della necessità di tagliare comunque i costi della Difesa - avviasse una iniziativa con gli alleati per ridurre drasticamente il nostro impegno in Afghanistan. Iniziativa che potrebbe essere anche una eccellente occasione per costringere gli alleati a uscire dall’inerzia e rivedere il senso di tutta quella missione.