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 2011  dicembre 28 Mercoledì calendario

il ricordo di Vincenzo, amico comune di Loris e Stefania. Non dimentico le discussioni che facevamo, anche altamente filosofiche, e la tua passione per il pianoforte ed il tuo volere di lasciare il liceo per il conservatorio

il ricordo di Vincenzo, amico comune di Loris e Stefania. Non dimentico le discussioni che facevamo, anche altamente filosofiche, e la tua passione per il pianoforte ed il tuo volere di lasciare il liceo per il conservatorio. La tua aura di mistero ed introversione era perfetta con la figura del pianista che negli anni di studio della musica ti eri costruito. In te c’era un amico diverso dagli altri, molto più riflessivo e capace di affrontare discussioni che erano impensabili con gli altri coetanei. Eri molto riflessivo e vagamente impulsivo. Mai violento. Anzi ripudiavi qualsiasi forma di violenza. Fino ad oggi… Sono le 15:10 quando ricevo una telefonata: “Hai saputo cosa ha combinato Loris?”, “No”, “Apri google e digita Loris Gagliano”. Detto fatto: Uccide ex fidanzata ed il nonno. Rimango sotto shock. Sono quasi le due di notte e finalmente ritrovo una descrizione più dettagliata dell’accaduto. Non riesco a credere a quello che leggo. Non ti riconosco, non ti credo capace di simili barbarie. Non posso immaginare che avevi premeditato tutto… Spero proprio che non sia così. retroscena della morte di Stefania e di nonno Paolo 2 commenti Il film della folle strage di Licodia Eubea di Achille Castello 28 dicembre 2011 - I fidanzati che litigano al primo piano del modesto appartamento di via Cairoli, a due passi dalla piazza centrale del paese, Licodia Eubea. Prima le grida, poi lui esasperato per un amore in liquidazione afferra il coltello che ha portato con sé e trafigge una, due, tre volte Stefania, da quattro anni la sua inseparabile compagna malgrado i suoi impegni universitari a Roma, alla facoltà di medicina e chirurgia a “La Sapienza” lontano dalla facoltà di lettere moderne a Catania frequentata da lei. Stefania Erminia Noce muore in una pozza di sangue nella cucina di casa, tra le grida della nonna che spaventata dalla furia assassina di Loris Gagliano, il fidanzato di sua nipote: l’anziana donna capisce subito che Loris è fuori di testa e chiama la figlia, la mamma di Stefania che per un caso è lontana da casa. E’ nella stazione dei carabinieri dove sta denunciando la manomissione dei freni che qualcuno, forse Loris, di notte ha provocato nell’auto di Stefania, quando squilla il telefonino. L’anziana donna di 72 anni grida a squarciagola: “vieni presto, qui Loris ci sta ammazzando tutti…”. Nel frattempo il giovane studente universitario in preda alla follia cambia vittima, si scaglia contro il nonno Paolo Miano: lo ferisce alle braccia con quel coltello affiliato e appuntito, ma lui non demorde, grondando sangue da tutto il corpo, sospinto dalla voglia di proteggere la sua famiglia, si trascina sino in camera da letto. Apre l’armadio e afferra il fucile da caccia, sono gli ultimi istanti di vita, prima che Loris lo finisca con l’ultimo fendente alle spalle. Morirà anche lui in una pozza di sangue. Loris Gagliano non è ancora sazio di vendetta: per ultima affronta la nonna che colpisce con il coltello ripetutamente al petto, ad un polmone e poi in faccia e in testa. La nonna si salverà per un miracolo. Sono attimi di efferata violenza che si interrompono quando Loris decide di lasciare Licodia Eubea forse timoroso dell’arrivo imminente dei carabinieri. Vagherà per tutto il pomeriggio sino alle 18 quando i militari lo intercettano ad Acate sul lungomare Maccari: ha gli abiti ancora sporchi di sangue, lo sguardo smarrito e sul punto di farla finita sta meditando il suicidio. Dentro l’auto quattro coltelli appunti come quello utilizzati per uccidere. Strage di Licodia Eubea: Il mistero dell’auto di Stefania di Loredana Ales 28 dicembre 2011 - Strage di Licodia Eubea. Una famiglia distrutta dalla furia omicida dello studente della facoltà di Medicina presso la Sapienza di Roma, Loris Gagliano, da poco lasciato dalla giovane studentessa di Lettere Moderne Stefania Noce dopo quattro anni di fidanzamento. Con la giovane ucciso anche il nonno di lei Paolo Milano e ferita gravemente ad un polmone ed al volto la nonna. L’anziana donna capisce subito che Loris è fuori di testa e chiama la figlia, la mamma di Stefania che per un caso è lontana da casa. È nella stazione dei carabinieri dove sta denunciando la manomissione dei freni che qualcuno, forse Loris, di notte ha provocato nell’auto di Stefania. La storia, che ha tutti i tratti di un film dell’horror si carica, dunque, anche di mistero. I freni ell’auto della ragazza erano stati manomessi. L’ipotesi che sia stato il suo ex fidanzato è quella a cui forse tutti credono ma i carabinieri ancora stanno indagando sull’accaduto. Loris Gagliano voleva uccidersi di Redazione 28 dicembre 2011 - Loris Gagliano voleva suicidarsi. Il giovane che ieri a Licodia Eubea ha ucciso la sua fidanzata Stefania Noce, il nonno di lei Paolo Miano e ferito la nonna è stato arrestato dai carabinieri di Vittoria sul lungomare “Maccari” ad Acate. Lo hanno scoperto in evidente stato confusionale: si trovava all’interno della sua Ford Ka con le sicure chiuse; un tubo di gomma era stato collegato dallo scarico all’abitacolo della vettura, l’auto però era ancora con il motore ancora spento. Volontariato, università e politica chi era la ragazza uccisa dal suo ex Gli amici di Stefania Noce piangono la giovane, assassinata insieme al nonno ieri a Licodia, dal fidanzato che non voleva lasciarla. L’omicida afferma di non ricordare nulla, forse voleva suicidarsi di SALVO CATALANO Loris Gagliano e Stefania Noce PALERMO - I carabinieri lo hanno trovato sul lungomare di Marina di Acate, seduto al posto di guida con un tubo di gomma che partiva dallo scarico della sua Ford Ka e finiva dentro l’abitacolo dell’auto, nel tentativo di suicidarsi. Loris Gagliano, lo studente di 24 anni che ha ucciso l’ex fidanzata Stefania Noce, sua coetanea, e il nonno di lei Paolo Miano, 71 anni, ieri pomeriggio ha guidato per una cinquantina di chilometri prima di fermarsi in stato confusionale. Aveva quattro coltelli nella sua auto, di cui uno sporco di sangue, la probabile arma del delitto. "È provato, prostrato ed incapace di ricordare e ricostruire i fatti" ha detto il suo avvocato, Gino Ioppolo, dopo l’interrogatorio davanti al sostituto procuratore della Repubblica di Ragusa, Monica Monego, a cui Loris Gagliano avrebbe ammesso di avere avuto "un rapporto conflittuale con l’ex fidanzata". Loris Gagliano e Stefania Noce avevano entrambi 24 anni ed entrambi frequentavano l’università. Lui è studente della facoltà di Psicologia all’università La Sapienza di Roma ed era tornato a casa per le feste natalizie. Lei era iscritta alla Facoltà di Lettere a Catania. E nell’ambiente giovanile ed universitario catanese era molto conosciuta per il suo attivismo e la sua passione. Militava nel Movimento Studentesco Catanese e aveva partecipato a numerose mobilitazioni negli ultimi anni. Aveva anche scritto alcuni articoli sul sito del movimento universitario, dove si firmava Sen. Su questo stesso sito ieri è stata creata una bacheca virtuale aperta ai contributi di chiunque l’abbia conosciuta. "Il movimento dell’onda, quella straordinaria esperienza umana e politica, intrecciò le nostre vite - scrive un conoscente - Il candore dei balconi e il nero della pietra lavica, così come il bianco degli striscioni e il nero delle bombolette o semplicemente il colore del tuo sorriso e quello dei tuoi capelli". Non si limitava a studiare, Stefania, ma provava a vivere con partecipazione tutto quello che le capitava. Era stata in missione in Abruzzo subito dopo il terremoto dell’aprile del 2009 e gli altri volontari con cui ha condiviso quell’esperienza oggi la ricordano su facebook. L’omicida Loris Gagliano, prima di trasferirsi a Roma, ha frequentato il liceo a Caltagirone. Il suo storico compagno di banco, Vincenzo Ampolo, si rivolge direttamente a lui in un commento su BlogSicilia. "Eri molto riflessivo e vagamente impulsivo. Mai violento - scrive Ampolo - Un amico, un fidanzato, che si trasforma in un mostro. Un mostro troppo vicino per non lasciare traccia o per essere ignorato. Che cosa è successo in questi quattro anni di università in cui ci siamo allontanati, che ti ha cambiato talmente tanto da farti diventare un mostro?". Martedì mattina Stefania Noce aveva affidato alla pagina Facebook il suo pensiero: "Ciò che non si può dire in poche parole, non si può dire neanche in molte" aveva scritto poche ore prima di essere uccisa. (28 dicembre 2011) Da una collega universitaria, l’ultimo saluto: "Ciao Stefania, non si può morir d’amore" „Da una collega universitaria, l’ultimo saluto: "Ciao Stefania, non si può morir d’amore" „ PersonaStefania Noce LuogoLicodia Eubea Aggiornamenti via mail Storie Correlate Licodia Eubea: lumini in ricordo di Stefania e del nonno brutalmente uccisi 1 Licodia Eubea: fermato il presunto omicida di Stefania e del nonno Strage a Licodia Eubea: giovane uccide la fidanzata e suo nonno 1 Rimbalza sul web - in particolare su Facebook - un post scritto da una collega universitaria di Stefania Noce, la ragazza uccisa ieri a Licodia Eubea insieme al nonno. Un saluto "semplice" e rassegnato: "Ciao Stefania. (non si può morir d’amore)". "Ci sono cose che arrivano in faccia come uno schiaffo sul viso ghiacciato. Ci lasciano così. Sbigottiti. Inermi. Ecco come mi sento. Da poco ho saputo, casualmente, che non ci sei più. Che i tuoi capelli nero corvino, che arricciavi in uno spillone il giorno che ti ho conosciuta, sono sporchi di sangue. Non riesco a immaginarti. Distesa a terra senza respiro. Non riesco a far combaciare l’orrore della morte con l’immagine che ho di te. La ragazza dalla pelle bianca, timidamente sorridente, attenta, generosa. Quella che mi ha prestato i suoi appunti per studiare. Quegli appunti che adesso mi restano qui sul tavolo, segnati col tuo nome Stefania Noce in una grafia piccola e pulita, e che non ti potrò tornare. Eri davvero così: pulita, semplice, immediata. Nelle poche volte che ci siamo visti. In quella in cui ti ho riaccompagnata nella tua casa catanese. Mi sembra di vederti ancora scendere col vestito viola e salutarti mentre tu ti scusavi del disturbo che pensavi di avermi dato. Eri sensibile e delicata. Pretendevi molto da te stessa: come quando ti sei alzata in piedi e hai consegnato il compito e con l’onestà di chi è forte e alla professoressa che ti guardava stranita hai detto "che non ti sentivi adeguatamente preparata" e ti saresti ripresentata, nonostante le settimane che avevi speso sui libri assieme a noi. Eri davvero una bella persona Stefania Come il mondo ne fa poche. E a soli ventiquattro anni non si può morir d’amore. Ma quello non è amore sai? Quella è solo rabbia cieca, violenza, stupidità disumana. Quella è la bestia nel cuore di ognuno di noi, che tu hai dovuto affrontare da sola, faccia a faccia, disarmata. E tu eri solo una ragazza come tante: troppo innamorata per capire che al tuo fianco per tante notti aveva dormito un mostro. L’ultima volta ci siamo sentite circa un mese fa: "Scusami- mi hai detto- ma non possiamo vederci per studiare! Mia mamma è venuta a trovarmi a Catania e vado a prenderla alla stazione!". Stefania nessuno di quelli che ti hanno conosciuto dovrebbe dimenticarti. E anche quelli che non ti hanno conosciuto sappiano che hanno perso una persona speciale. Io continuo a pensare che tu sia solo fuori città. Che i tuoi capelli neri sono ancora scompigliati e il tuo vestito viola è mosso da un vento leggero mentre passeggi per la strada…". “ I genitori di Loris Gagliano lavorano entrambi come infermieri nell´ospedale di Caltagirone. Chi lo conosce, lo descrive come un ragazzo dal carattere ombroso ed introverso, un carattere opposto alla ex fidanzata, solare e socievole, che frequentava la facoltà di Lettere e Filosofia dell´Università di Catania. Entrambi avevano un profilo sul social network facebook. Ricostruisce l’episodio Mariano Messineo per La Sicilia: Ha tentato di raggiungere il balcone per invocare aiuto, per gridare a tutti che il “suo” Loris era come impazzito e menava fendenti a destra e a manca. E lei non voleva morire. Lei, così piena di vita e di voglia di vivere, aveva ancora tanti sogni da realizzare. Tutti svaniti, però, di fronte all’inarrestabile follìa omicida di un ex che non si rassegnava ad esserlo. La tragedia si è consumata alle 10,30 circa di ieri, in una casa di via Cairoli, nel centro abitato di Licodia Eubea. Stefania Noce, 24 anni, era al secondo piano (dove si trova anche la cucina), con Loris Gagliano, anche lui 24enne. Erano stati insieme per quattro anni, ma negli ultimi tempi, secondo gli elementi raccolti dai carabinieri, le cose andavano male. La loro relazione era agli sgoccioli. I due – questa la ricostruzione degli inquirenti – forse hanno cercato di chiarire e lui, che non si rassegnava alla fine di quell’amore, ha tentato di convincerla a riprovarci. Ma la discussione è degenerata ed è comparso un coltello da cucina (non si è ancora accertato se il giovane l’abbia preso in cucina o se lo sia portato dietro), con cui Loris Gagliano ha compiuto la mattanza: prima la ragazza, colpita al collo e al torace, poi i nonni materni di lei, che erano al primo piano della stessa abitazione e sono accorsi preoccupati dalle grida che giungevano dal piano superiore. I due anziani – Paolo Miano, 71 anni, pensionato, e la moglie, Gaetana Ballirò, di 72 – hanno cercato di difendere quella nipote che, cresciuta molto con loro (Stefania viveva con i nonni e con la madre, ex articolista dipendente del Comune di Caltagirone), era per loro come una figlia. Ma non ci sono riusciti. Anzi, sono stati sopraffatti dall’aggressore. Miano, resosi conto che la lotta era impari, nonostante fosse ferito, è corso al piano inferiore, per prendere da un armadio un fucile che deteneva regolarmente. Ma non ha fatto in tempo, perché è stato inseguito e finito con diversi fendenti al petto. Intanto la nonna di Stefania giaceva a terra, ferita, vicino al corpo esanime della ragazza. E’ stata lei a lanciare l’allarme, proprio mentre Loris fuggiva dalla casa per un tratto a piedi, poi a bordo della sua Ford Ka. Ai carabinieri di Licodia Eubea giunti sul posto si è presentato uno spettacolo agghiacciante: Paolo Miano era riverso a terra. Respirava ancora, ma è subito apparso chiaro che, per lui, non c’era più niente da fare. Il suo cuore ha cessato di battere poco dopo. Al secondo piano, Stefania, in un lago di sangue, non respirava più. Un’ambulanza del 118 ha trasportato l’unica sopravvissuta all’ospedale “Gravina” di Caltagirone. La donna, che ha riportato ferite al torace, è in prognosi riservata, ma non è in pericolo di vita. Si deve a Gaetana Ballirò la descrizione dei terribili accadimenti e il racconto dei particolari della tragica sequenza che hanno consentito ai carabinieri della Compagnia di Caltagirone, coordinati dal capitano Giovanni Orlando, di mettersi immediatamente sulle tracce del giovane, con una serie di posti di blocco e controlli persino nei centri commerciali di Catania e Ragusa. IL TENTATO SUICIDIO - Il responsabile del duplice omicidio è stato rintracciato e fermato in poche ore. Secondo gli inquirenti, prima di essere raggiunto dalle forze dell’ordine, il giovane avrebbe provato a togliersi la vita: La caccia all’uomo si è conclusa poche ore dopo: Loris Gagliano è stato intercettato alle 16,30 circa a Marina di Acate, in località Macconi. Pochi minuti di ritardo e ci sarebbe stata un’altra vittima: il giovane ha, infatti, tentato il suicidio con le esalazioni di gas dell’auto, ma i militari dell’Arma sono intervenuti in tempo, impedendogli di farla finita. Gagliano, in evidente stato confusionale, avrebbe sostanzialmente ammesso le proprie responsabilità. Il giovane era in evidente stato confusionale. Oggi l’autopsia sui cadaveri da parte del medico legale Maria Berlich. Le indagini sono coordinate dal sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Caltagirone, Giulia Troina. Il femminicidio di una ragazza perbene giornalettismo . In ricordo di Stefania Noce 28dic 13 Votes Leggo sui giornali di oggi le cronache dell’uccisione di Stefania Noce (e di suo nonno che ha provato inutilmente a difenderla) e, fatta eccezione per qualche blog più attento, i media la liquidano in tre righe con la odiosa e sbrigativa etichetta di omicidio passionale. Un po’ come quando chiamano “morti bianche” gli omicidi sul lavoro. Un modo come un altro per rendere lessicalmente accettabili fenomeni che chiamano in causa responsabilità collettive, “timidezze” normative e precisi schemi culturali. Ha ragione Dafne Anastasi quando invoca “un po’ di purificazione lessicale nel descrivere le tragedie”. E ha ragione Roy Paci quando, a commento di un post pubblicato sulla nostra pagina, scrive che ”chi parla di istigazione alla violenza da parte delle donne andrebbe denunciato perché pericoloso”. Dovremmo cominciare un po’ tutti a chiamare le cose col proprio nome: quello di ieri, a Licodia Eubea, è l’ennesimo femminicidio, il numero 93 dall’inizio dell’anno. E poi, dovremmo cominciare a rendere giustizia alla memoria di queste donne, a rivestirle di storia, a raccontarle nella loro dimensione umana e sociale, a ricordarle.Vorrei provarci con le poche testimonianze che seguono. Ho conosciuto Stefania via Facebook: mi contattò alla vigilia del referendum per chiedermi dei volantini da distribuire nel suo paese, Licodia Eubea, in provincia di Catania. Stefania era una ragazza impegnata in molte battaglie civili, ha partecipato alle manifestazioni delle donne di “Se Non Ora Quando” I suoi amici, su Facebook, la ricordano con un collage di foto che testimonia il suo impegno in Abruzzo a favore delle vittime del terremoto La vediamo in piazza contro la mafia nel giorno dell’anniversario della morte di Peppino Impastato Ed è in piazza contro i tagli all’università Il Movimento Studentesco Catanese ha aperto unabacheca di messaggi per ricordarla. L’ultimo articolo di Stefania “Ha ancora senso essere femministe?” Massimo Malerba Quando i carabinieri della stazione di Acate l’hanno trovato e arrestato, voleva uccidersi. Con un tubo di gomma, aveva collegato lo scarico dell’auto all’abitacolo. Erano le 15.50, la macchina aveva il motore spento ed era posteggiata in via dei Platani, una zona disabitata a Marina di Acate, a 50 metri dal mare. Era confuso, ma parlava. Diceva che era il compagno di Stefania, che stavano insieme da quattro anni, che «lei cercava pretesti futili per litigare e io sono molto geloso». «Ricordava che erano usciti insieme, la sera prima, e che avevano discusso – afferma il tenente Guido Cioli, dei carabinieri della compagnia di Vittoria – ma ogni tanto si perdeva, era turbato». Tra le sue dichiarazioni, c’è anche quella in cui confessa l’omicidio: «Credo che stamattina sia successo qualcosa di molto violento a Licodia Eubea», ha detto Gagliano ai militari. Al momento del fermo, il sedile anteriore del passeggero era occupato. C’erano vari coltelli. Tra i quali quello usato per l’omicidio. Una lama insanguinata lunga 11 centimetri. E poi una katana e tre coltelli a serramanico. «La vendita di armi bianche di questo genere è consentita – spiega Cioli – ma è vietato il trasporto, poiché sono catalogati come oggetti atti a offendere». Pugnali a scatto, di uso militare, che Gagliano ha dichiarato di aver acquistato a Roma, e di aver portato «per difendermi, perché lei (Stefania Noce, ndr) era stata spesso violenta con me». Ma i suoi abiti raccontano un’altra storia: inzuppati di sangue, sono stati sequestrati dai carabinieri e saranno usati come prova. A uccidere la ragazza un colpo alla gola, mentre a essere stati fatali per il nonno una serie di coltellate alla schiena. La casa in cui si è consumato il delitto, in via Cairoli 5, nel pieno centro di Licodia Eubea, è su due piani. Secondo le ricostruzioni, Stefania Noce si trovava al secondo, in cucina, quando ha cominciato la lite con Loris Gagliano. L’ultima. Guido Ioppolo, difensore del giovane attualmente detenuto nella casa circondariale di Ragusa, preferisce non commentare. «Non ho ancora avuto modo di parlare da solo con lui – dice – anche se ho assistito all’interrogatorio». E continua: «Domattina andrò a trovarlo in carcere». ctzen Mercoledì 28 Dicembre 2011 13:16 A Catania il sessismo uccide ancora Grandezza carattere Riduci grandezza carattere incrementa grandezza carattere Stampa E-mail Ogni giorno che passa è un giorno in cui aggiornare il triste bollettino che vede le donne vittime della violenza di padri, mariti, fidanzati, zii e fratelli. I dati d’altronde parlano chiaro: in Italia sono 136 le donne uccise dall’inizio del 2011 e circa nell’ottanta per cento dei casi di violenza quotidiana (ma alcuni dati parlano addirittura del novantaquattro per cento) l’aggressore aveva le chiavi di casa. Non lo straniero, l’immigrato violentatore che arriva nel nostro paese per fare razzie e violenze, come i razzisti (sessisti) vogliono far passare ma il maschio italiano che vive sotto lo stesso tetto delle proprie vittime. Una vera e propria guerra a bassa intensità fatta di silenzi, di cronaca nera e di ordinario sessismo perpetrato ai danni di donne ree soltanto di essere persone, di rifiutare quel ruolo imposto dalla società e dalla famiglia, che le relega ad essere semplici corpi di proprietà dell’uomo di turno, che si tratti del padre o del fidanzato, e di voler autodeterminarsi vivendo la propria vita decidendo per sé stesse in base a ciò che è meglio per loro. La storia di Stefania, una ragazza della provincia di Catania, in questo senso non fa eccezione: Stefania era una studentessa di Lettere e Filosofia che qualche giorno fa è stata massacrata a coltellate dal fidanzato. Fidanzato che non ha risparmiato nemmeno i nonni, i quali, nel tentativo disperato di difenderla, sono stati massacrati insieme alla nipote. Stefania aveva appena 24 anni era una compagna, una che aveva partecipato intensamente al movimento dell’Onda rendendosi protagonista delle lotte studentesche con l’ostinata testardaggine che contraddistingue coloro che non accettano di subire il destino di sfruttamento e precarietà imposto dai potenti. Una che nel triste panorama della provincia di Catania, in quel minuscolo paesino di Licodia Eubea dove abitava, rappresentava l’anomalia che in qualche modo doveva essere normalizzata per essere ricondotta al triste ruolo di fidanzata perfetta domata e domabile. Nessun movente passionale o raptus di un folle, come tentano di far passare i media ufficiali in un’ottica giustificazionista, ma lucido progetto di un uomo, il fidanzato, incapace di accettare il rifiuto di chi ha deciso di vivere la propria vita per sé stessa, lasciandosi il passato alle spalle. Rifiuto, quello di Stefania, pagato a prezzo della vita stessa, sublimato in quell’omicidio carico di tutta la brutalità e la violenza indirizzata contro chi merita di essere punita per la propria insubordinazione. Gesto di un fidanzato ancora legittimato da una società che vuole le donne investite di stereotipi che le relegano ai ruoli (solo apparentemente dicotomici) o di arriviste disposte a tutto pur di scalare la vetta o di angeli del focolare disposte a qualunque sacrificio pur di salvare la morale e la famiglia. Rappresentazioni queste del tutto fuorvianti che in comune hanno il fatto di dipingere la donna sempre come oggetto e mai come soggetto delle proprie azioni e della propria vita e che fungono da cornice al sessismo dominante e al femminicidio (perché di questo si tratta) che avviene ogni giorno nel Bel Paese. Fermare questa guerra è possibile e necessario e Stefania in qualche modo ne aveva tracciato l’esempio: bisogna rifiutare con forza ogni logica vittimista e di delega che vuol le donne sempre in secondo piano, riappropriarci di quel protagonismo nella vita come nelle lotte, avendo presente che l’unica emancipazione possibile sta nella rivolta e nell’abbattimento dello stato di cose presente. http://www.infoaut.org/index.php/blog/femminismoagenders/item/3604-a-catania-il-sessismo-uccide-ancora