Piero Ostellino, Corriere della Sera 24/12/2011, 24 dicembre 2011
IL GIGANTE INTOCCABILE CHE MANGIA IL PAESE
Giuliano Ferrara — che è una delle (poche) belle intelligenze di questo Paese — ha detto al presidente della Repubblica che, dopo la caduta di Berlusconi, sarebbe stato meglio andare a elezioni e che il governo Monti è, perciò, una «sospensione della democrazia». Personalmente, non so se sarebbe stato meglio. Ciò che so — e l’ho scritto — è che, in un Paese «normale», un governo che ottiene l’approvazione parlamentare di una legge come quella di stabilità, non si dimette, ma cerca di applicarla. Invece Berlusconi si è dimesso. Napolitano non può provare che andare a elezioni sarebbe stato peggio. Che un governo che ottiene il voto del Parlamento su una legge importante non si dimette, io la prova ce l’ho: è nella storia.
Anche il presidente della Repubblica ha ragione quando dice che non c’è stata alcuna «sospensione della democrazia». Non c’è stata — cosa che Napolitano non può dire, ma farebbe bene a pensare — per la semplice ragione che non c’è da noi la democrazia, ma la sua parodia. È il problema che — con misura, competenza e moralità politica — ha affrontato recentemente Angelo Panebianco, una delle voci liberali di questo giornale. Dubito lo affronteranno il governo Monti, il Parlamento, i media e che sarà mai risolto. Si chiama Pubblica amministrazione, un corpo unitario, cementato dal potere autoritativo e discrezionale in ogni suo grado. È questo apparato, enorme, autoreferenziale, invasivo, irresponsabile e intoccabile — che (re)distribuisce risorse, incarichi, raccomandazioni, prebende; che alimenta parentele e clientele; che tollera sprechi, inefficienze, corruzione — il cancro del Paese.
Alla Pubblica amministrazione — con le sue regole interne poco trasparenti, i suoi riti, la sua indifferenza per le libertà e i diritti dei cittadini — la politica ha delegato un potere abnorme nella illusione che ciò le avrebbe consentito di non sporcarsi le mani. È accaduto l’opposto. Gli italiani accusano la politica di avere le mani lorde, mentre la Pubblica amministrazione si è mangiata la politica e rende di fatto indistinguibile la separazione dei poteri. Dovrebbero occuparsene le cattedre di Diritto amministrativo delle università, il Parlamento e il governo, le istituzioni, i media. Invece, le carriere dei docenti e i loro trasferimenti sono rapidissimi o lentissimi, secondo il grado di clientela e parentela di cui godono; la Corte dei conti parla di inefficienze, sprechi e corruzione che essa stessa dovrebbe combattere. Il potere legislativo ratifica le decisioni e le esigenze del giudiziario e dell’esecutivo senza esercitare alcuna funzione di garanzia per il cittadino; i media tacciono e acconsentono.
C’era un solo modo di ridurre la spesa pubblica e la pressione fiscale: smantellare gran parte dello Stato. Invece, si sono aumentate le tasse e ridotte le libertà dei cittadini. Molti italiani paiono felici e contenti di questa riedizione neototalitaria. Ora, sarebbe anche il solo modo di fare della nostra democrazia una cosa seria. Presidente Napolitano, per la stima e la fiducia che ho in lei le dico: ci rifletta.
Piero Ostellino