PIERO BIANUCCI, La Stampa 27/12/2011, 27 dicembre 2011
Ecco la Top Ten delle scoperte 2011 - Aids Non è ancora il vaccino ma uno studio clinico che conferma che i farmaci antiretrovirali arrestano il contagio Meteoriti La sonda spaziale Hayabusa, che era data per persa, dopo sette anni dimostra che sono schegge di asteroidi Nuove prospettive nella prevenzione dell’Aids, le polveri di un asteroide, il genoma dell’uomo arcaico, i segreti della fotosintesi, le nubi dell’universo primordiale, l’ecosistema dei batteri intestinali, un vaccino contro la malaria, i pianeti di altre stelle, i cristalli di zeoliti e l’eliminazione delle cellule che fanno invecchiare
Ecco la Top Ten delle scoperte 2011 - Aids Non è ancora il vaccino ma uno studio clinico che conferma che i farmaci antiretrovirali arrestano il contagio Meteoriti La sonda spaziale Hayabusa, che era data per persa, dopo sette anni dimostra che sono schegge di asteroidi Nuove prospettive nella prevenzione dell’Aids, le polveri di un asteroide, il genoma dell’uomo arcaico, i segreti della fotosintesi, le nubi dell’universo primordiale, l’ecosistema dei batteri intestinali, un vaccino contro la malaria, i pianeti di altre stelle, i cristalli di zeoliti e l’eliminazione delle cellule che fanno invecchiare. Sono, nell’ordine, le dieci scoperte più importanti del 2011 secondo la classifica che la rivista americana «Science» stila a fine anno. Dopo una lunga eclisse la ricerca sull’Aids torna sotto i riflettori. Non è ancora il vaccino più volte annunciato come imminente, ma uno studio clinico su 1750 coppie dal quale risulta che i pazienti sieropositivi in cura con farmaci antiretrovirali (Arv) hanno il 96% di probabilità in meno di trasmettere la malattia ai loro partner. Quindi la cura serve anche alla prevenzione, gli Arv potrebbero fermare l’Aids là dove è ancora in espansione, cioè in Africa e nei paesi poveri dell’Asia e del Sud America. Al secondo posto «Science» mette le 52 particelle di polvere che la sonda spaziale Hayabusa ha aspirato sull’asteroide Itokawa e portato sulla Terra. Data per persa, dopo sette anni di viaggio la navicella è invece riuscita a consegnare il suo carico minuscolo ma preziosissimo. Analizzati in laboratorio, i 52 granelli di polvere hanno permesso di accertare che le meteoriti sono schegge di asteroidi simili a Itokawa. Nella Top Ten l’astronomia torna altre due volte. Compare al quinto posto con la prima osservazione delle nubi di idrogeno ed elio uscite dal Big Bang eseguita dall’italiano Michele Fumagalli e dai colleghi americani Xavier Prochaska e John O’Mearacon tramite i giganteschi telescopi Keck alle Hawaii, e all’ottavo posto con la scoperta di pianeti abbastanza simili alla Terra avvistati dalla navicella spaziale Kepler della Nasa. Le nostre origini sono oggi più chiare grazie all’analisi del DNA dell’Uomo di Denisova (Asia) e dell’Australopithecus sediba (Sudafrica): geni primitivi e moderni convivono più di quanto si fosse immaginato (terzo posto). Una proteina coinvolta nella fotosintesi clorofilliana e studiata da scienziati giapponesi si è guadagnato il quarto posto: scinde l’acqua in idrogeno e ossigeno e potrebbe aiutarci a produrre energia pulita. Il microcosmo di batteri che occupa il nostro sistema digerente, essenziale per la salute, ha dato origine alla scoperta che occupa la sesta posizione nella Top Ten. Segue un vaccino per la malaria in fase di sperimentazione su 19 mila bambini (la malaria fa tuttora un milione di vittime l’anno). I cristalli di zeoliti, usati per la loro porosità nell’estrazione della benzina dal petrolio e in molte lavorazioni industriali hanno conquistato il nono posto. Al decimo ancora la salute: esperimenti sui topi hanno dimostrato che eliminando le cellule vecchie tramite una proteina-bersaglio, si ottiene un ringiovanimento dell’organismo nonché il rinvio della cataratta e altri malanni dell’età avanzata. Non è la pillola della giovinezza ma un passo verso una migliore qualità della vita. PIERO BIANUCCI *** Un italiano al quinto posto ma il Paese può fare di più [P. BIA.] Nella Top Ten delle scoperte 2011 compilata da «Science» al quinto posto c’è un po’ di Italia. Michele Fumagalli, 27 anni, originario di Monza, laureato all’Università di Milano Bicocca e ora dottorando all’Università della California, con due colleghi americani ha scovato una nebulosa costituita da idrogeno ed elio puri, proprio come uscì dal Big Bang. Così per la prima volta lo sguardo dell’uomo è riuscito a scrutare il buio che precedette le prime stelle. E’ un risultato importante. Nel Big Bang che 13,7 miliardi di anni fa originò l’universo si formarono soltanto i due elementi più semplici e leggeri: l’idrogeno e l’elio (più un pizzico di litio). Tutti gli altri sono stati sintetizzati nelle reazioni termonucleari che avvengono nel cuore delle stelle e oggi costituiscono il 2 per cento della materia visibile esistente. Ma le stelle non si formarono subito. Da tre minuti dopo il Big Bang a parecchie centinaia di milioni di anni dopo, l’universo fu costituito soltanto dalle nubi di idrogeno ed elio che ora sono state scoperte. L’augurio è che Fumagalli, concluso il dottorato in California, trovi posto in Italia. Qualche mese fa uno studio diretto da Francesco Sylos Labini e Angelo Leopardi ha valutato la produttività degli enti di ricerca italiani prendendo come parametri l’entità dei finanziamenti ricevuti dal ministero, il personale in servizio, il numero delle pubblicazioni prodotte e il costo per ciascuna di esse. Dall’analisi risulta che l’Istituto nazionale di Astrofisica (Inaf) è tra gli enti di ricerca più efficienti, quasi alla pari con l’Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn) e nettamente davanti al Cnr e all’Ingv (Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia). Ecco i dati: Infn, 1,27 articoli per ricercatore; Inaf 1,20; Cnr 0,96; Ingv 0,65. Se poi si guarda ai costi, una pubblicazione scientifica dell’Inaf costa in media 67 mila euro, cifra che al Cnr diventa 90 mila, all’Infn 111 mila e all’Ingv 148, mentre all’ITT (l’Istituto Italiano di Tecnologia voluto e appositamente finanziato da Tremonti con un fondo iniziale di 100 milioni) una pubblicazione costa ben 363 mila euro. Sono dati interessanti. Ma per mettere la conoscenza scientifica al servizio della ripresa economica occorre una fotografia aggiornata e scattata con criteri uniformi. Questa immagine dell’intero panorama della ricerca italiana l’avremo entro il 30 giugno 2013 e ce la darà l’Agenzia nazionale per la valutazione del sistema universitario della ricerca (Anvur) presieduta dal fisico Stefano Fantoni. Il processo è partito da qualche giorno, con il viatico del ministro Francesco Profumo. Quasi 450 esperti valuteranno 200 mila risultati della ricerca italiana prodotti dalle 67 università statali, le 28 università non statali, i 12 enti di ricerca vigilati dal ministero e i 24 enti di ricerca pubblici e privati che ne hanno fatto richiesta. Spesa complessiva, 10,5 milioni. In Italia la valutazione è una grande dimenticata. L’ultima «fotografia» analoga a quella in preparazione è ingiallita, risale a otto anni fa e valutò soltanto 18 mila lavori. Eppure una valutazione nitida e al di sopra di ogni sospetto è indispensabile per dare i finanziamenti a chi veramente li merita e per avere credibilità internazionale. L’Italia – ha ricordato Profumo – partecipa ai programmi europei mettendo il 15 per cento del capitale che viene spartito tra i ricercatori di tutti i paesi ma da noi rientra appena l’8,5 per cento dei fondi. Non si tratta di dare pagelle – aggiunge Fantoni –, non si giudicheranno singole persone ma si misureranno rilevanza, originalità, internazionalizzazione, potenziale competitivo di gruppi, istituti e aree di ricerca, in modo da fornire indicazioni oggettive ai decisori politici. I metodi adottati saranno di tipo bibliometrico (pubblicazioni pesate in base alla qualità delle riviste e all’impact factor) e peer-review (valutazione tra pari). Dei 450 valutatori uno su cinque sarà straniero e uno su quattro sarà di genere femminile (ancora poco). I giudizi sintetici di merito andranno da 1 (eccellente) a zero (valore limitato) fino a -2 (plagio o frode). Esito auspicato: fine dei finanziamenti a pioggia, premio alla capacità di competere e alla creatività. Ottima premessa. Aspettiamo con curiosità il 30 giugno 2013.