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 2011  dicembre 27 Martedì calendario

Sotto il vento e le vele l’Italia degli amori-lampo - Come Teresa che ha gli occhi secchi e guarda verso il mare - «per lei figlia di pirati penso che sia normale» -, anche Penny Lawrence quando ha messo insieme poco più di vent’anni ha commesso uno sbaglio d’amore ed è andata fino a Houston, in Texas, a cercare il padre che non aveva mai conosciuto

Sotto il vento e le vele l’Italia degli amori-lampo - Come Teresa che ha gli occhi secchi e guarda verso il mare - «per lei figlia di pirati penso che sia normale» -, anche Penny Lawrence quando ha messo insieme poco più di vent’anni ha commesso uno sbaglio d’amore ed è andata fino a Houston, in Texas, a cercare il padre che non aveva mai conosciuto. Penny era nata per una notte d’amore, come succede nelle estati di Rimini e nelle canzoni di De André, sotto il vento e le vele, fra le terre promesse regalate «a chi non le mantiene». Prima di morire, sua madre le aveva raccontato tanto di quella passione che aveva abortito e poi guardato con dolcezza, nel trascorrere del tempo e nei deserti della lontananza, e di quell’uomo che ti guardava dritto negli occhi, come fanno i cowboy nei film. A Houston, Penny Lawrence aveva conosciuto Garry Ryan, di 46 anni, e fra loro era nato qualcosa di imprevisto, una attrazione fatale che li aveva travolti proprio come quella che le raccontava sempre la mamma, imprigionando i sensi e la vita. Era rimasta incinta e avevano fatto un bambino. Ma Garry Ryan era lo stesso uomo che aveva amato sua madre 28 anni prima. Penny aveva fatto un figlio con il padre che non aveva mai conosciuto. Le storie di Rimini non sono tutte come questa. Gli amori d’estate hanno poesie e dolori, e hanno dolcezze come tutti gli altri amori. Negli anni d’oro, c’erano bagnini che li collezionavano come le tacche delle pistole dei fuorilegge. Se le donne erano straniere valevano il doppio. I figli dei bagnini sono i figli di quegli anni. Maurizio Zanfanti, chiamato Zanza, è stato l’ultimo eroe un po’ cialtrone di questa generazione, spalle larghe e capelli cotonati, e una parola gentile per tutte: «Il segreto è solo questo: la gentilezza». Nel suo anno migliore, ha raccontato di aver collezionato 207 donne in una estate sola. Figli, se ce ne saranno stati, lui non l’ha mai saputo, figli come la Teresa di De André sulle spiagge di Rimini, che un errore aveva commesso, «abortire il figlio del bagnino e poi guardarlo con dolcezza». Ma adesso quel mondo è finito e lascia solo memorie di dolce melanconia da inseguire come si insegue il tempo perduto, un pezzo di vita che non sei riuscito neanche a fermare o che forse è rimasto troppo fermo nel tuo cammino. I vecchi playboy hanno la pelle flaccida e la pelata bruciata dal sole. E oggi gli amori si rincorrono sulle spiagge di internet e sulle home page di facebook. Senza la luce e senza il rumore del mare dev’essere un’altra cosa. Irina B., di Brescia, che era tornata a Riccione con il suo figlio Riccardo Maria nato negli Anni Novanta da una notte d’amore, aveva girato tre giorni per ritrovare il suo compagno e il padre del suo bambino e poi aveva scoperto che lui non c’era più. Era morto. Se l’era portato via un cancro. Ma anche se l’avesse trovato, sarebbe morto lo stesso. Nella realtà, molte di quelle storie e di quegli amori sono figli di illusioni. Solo nei film sono diversi. In «Letters to Juliet», una giovane giornalista del New Yorker raccoglie una vecchissima lettera scritta 50 anni prima da una ragazza inglese di nome Claire (Vanessa Redgrave) a un giovane italiano di nome Lorenzo, e ripercorre assieme a lei le strade del loro amore, fra le colline toscane, per rincontrarlo e riconoscere tutti quegli attimi che fecero battere il cuore. Nella realtà, una volta, però, c’è stata una storia uguale, quella di Steve Smith, che in un pub fumoso di Devon aveva conosciuto e amato Carmen Ruiz Perez, una studentessa spagnola iscritta all’università di lingue. Poi, lei se n’era andata a Parigi e lui non era riuscito più a dimenticarla. Le aveva scritto una lettera piena d’amore e di nostalgia, ma la madre di Carmen non se n’era nemmeno curata e l’aveva dimenticata su una mensola sopra il camino. Diciasette anni dopo, durante un trasloco quella lettera torna miracolosamente alla luce. Lei resta paralizzata. «Non mi ero mai sposata», confessa, «perché tutti quelli che avevo incontrato non mi erano piaciuti come lui». Adesso, Carmen e Steve si sono sposati. Tutte queste storie a lieto sono però quasi sempre delle eccezioni. Le passioni brevi, tra la luna e il mare, restano più nella memoria che nella vita. Qualche volta i figli obbligano gli innamorati a sposarsi, ma non sono stati spesso dei grandi matrimoni. Alcune vicende si trascinano nei tribunali civili, fra cause e sentenze di Paesi diversi e lontani. Altre volte le mamme sono scappate coi figli tornando a casa. Certi incontri vanno bene una notte: un po’ più difficile metterli insieme per una vita. Tante donne come Teresa raccontano un amore perso a Rimini e i figli di una notte: «Due errori ho commesso, due errori di saggezza, abortire l’America e poi guardarla con dolcezza». E’ che come tutte le cose belle, anche l’amore si può rubare.