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 2011  dicembre 24 Sabato calendario

A GIUDIZIO IL POLIZIOTTO CHE HA PRESO I BOSS —

Indagato per favoreggiamento, rivelazione di segreto, abuso d’ufficio e falso, l’ex capo della squadra mobile di Napoli Vittorio Pisani è stato rinviato ieri a giudizio al termine dell’udienza preliminare davanti al gup del Tribunale di Napoli Francesca Ferri, che si è invece riservata di decidere sull’istanza di revoca del divieto di dimora a Napoli al quale il poliziotto è sottoposto dalla scorsa estate, quando il suo nome comparve in un’inchiesta sulle attività di riciclaggio (reato che a Pisani non è mai stato contestato) del clan camorristico che fa capo alla famiglia dei Lo Russo.
Pisani è accusato di aver passato informazioni sulle indagini in corso al suo amico Marco Iorio, ristoratore tra i più noti a Napoli e ritenuto dagli investigatori elemento centrale, insieme a un altro imprenditore, Bruno Potenza, delle attività di riciclaggio, favorendone così il tentativo di sottrarsi alla giustizia. Secondo i magistrati della Direzione distrettuale antimafia, Sergio Amato ed Enrica Parascandolo, titolari dell’inchiesta, il funzionario avrebbe anche fornito a Iorio suggerimenti su come uscire indenne dalle indagini a suo carico. E la decisione del gup accoglie per intero le ipotesi dell’accusa.
Quando, nello scorso mese di giugno, l’inchiesta giunse a una svolta, con l’emissione di numerose ordinanze di custodia cautelare, tra le quali anche una nei confronti di Iorio, la Procura ottenne che Pisani venisse allontanato da Napoli. Con il divieto di dimora non poteva quindi nemmeno continuare a dirigere la squadra mobile, incarico ricoperto da molti anni e fino a quel momento con ottimi risultati. Non solo l’arresto dell’imprendibile capo clan Casalese Antonio Iovine, ma anche la cattura di numerosi protagonisti della sanguinosa faida di Scampia, l’ultima guerra di camorra combattuta a Napoli, e — per citare un caso che fece molto scalpore in città — l’individuazione e l’arresto in tempi brevissimi dei tre giovani romeni che massacrarono, fino a ucciderli, l’imprenditore del grano Franco Ambrosio e sua moglie dopo essersi introdotti nella loro villa a Posillipo.
L’improvvisa partenza di Pisani da Napoli, creò non pochi malumori in questura, dove la squadra mobile si identificava completamente con il suo dirigente. E infatti per la successione il numero uno della polizia, il prefetto Manganelli, scelse non un funzionario mandato da fuori, ma Andrea Curtale, che dell’ex capo era il collaboratore più stretto. E hanno continuato a collaborare. Perché richiamato a Roma, Pisani non è stato messo in naftalina in attesa degli sviluppi della sua vicenda giudiziaria, ma aggregato allo Sco, il Servizio centrale operativo, e cioè quello che raccoglie il meglio degli investigatori. Un incarico che gli ha consentito di continuare e portare a termine un lavoro avviato a Napoli già da molto tempo: la ricerca dell’ultimo superlatitante della camorra casalese, Michele Zagaria. E quando, nella notte tra il 6 e il 7 dicembre scorsi, il boss fu individuato in un bunker sotterraneo a Casapesenna, il suo paese in provincia di Caserta, c’era proprio il vicequestore Vittorio Pisani a guidare gli uomini che gli misero le manette.
Il Viminale, insomma, non lo ha mai mollato, tanto è vero che il nome di Pisani ricompare in questi giorni tra quelli degli investigatori che hanno condotto le indagini sul calcioscommesse. Non sorprende, quindi, che il ministero non si sia costituito parte civile nel procedimento in corso a Napoli. Cosa che invece ha fatto il Comune, non soltanto, però, nei confronti di Pisani ma anche degli altri 17 indagati, tutti rinviati a giudizio ieri con accuse anche più gravi di quelle contestate al poliziotto. La prima udienza del processo è fissata per il 24 gennaio 2012.
Fulvio Bufi