ROBERTO GIOVANNINI, La Stampa 27/12/2011, 27 dicembre 2011
Fase 2, parola d’ordine “Evitare nuovi scontri” - Missione complicata, rilanciare la crescita senza poter iniettare risorse economiche
Fase 2, parola d’ordine “Evitare nuovi scontri” - Missione complicata, rilanciare la crescita senza poter iniettare risorse economiche. Per il 28 dicembre è prevista una riunione di Consiglio dei ministri in cui dovrebbe essere avviato un primo dibattito sulle possibili misure per sostenere la crescita. Sempre che non si verifichino emergenze o disastri sui mercati finanziari, però, è probabile che nei prossimi dieci-quindici giorni non vengano varati provvedimenti, se non relativamente marginali. Non che a Palazzo Chigi non si sia consapevoli dell’urgenza di una efficace «fase due», anzi. Ma sull’altro piatto della bilancia pesa la delicatissima situazione sociale e politica. Che suggerisce di giocare le carte a disposizione soltanto dopo una meditata elaborazione, evitando intoppi evitabili e passi falsi. Cercando nei limiti del possibile dialogo e suggerimenti da parte dei soggetti direttamente interessati. Il premier Monti, raccontano, è stato particolarmente scottato da quanto avvenuto a proposito delle liberalizzazione della vendita fuori delle farmacie di una serie di medicinali di fascia C, quelli non mutuabili. La prima stesura del provvedimento, varata in tutta fretta, di fatto sottraeva alle farmacie l’unica fonte di entrate monetarie immediate, visto che per i medicinali rimborsati dal Servizio sanitario nazionale i tempi di pagamento sono lunghissimi. Risultato, chiusura a riccio della categoria, messa spalle al muro, e marcia indietro (con brutta figura) del governo. Un metodo, quello della «sintonia fine» dei provvedimenti, che si cercherà di adottare anche in tema di lavoro e ammortizzatori sociali: i sindacati hanno mandato giù (nonostante le proteste) il giro di vite sulle pensioni, ma sui licenziamenti servirà più tempo e cautela. Sembra quindi probabile che - come aveva detto nei giorni scorsi Enzo Moavero Milanesi, il ministro delle Politiche comunitarie, «le misure per la crescita verranno adottate non necessariamente in un unico pacchetto, ma in una progressione di diversi interventi». Prendendo il tempo necessario. Sulle liberalizzazioni quindi, il lavoro sul Ddl Concorrenza (avviato dal sottosegretario alla Presidenza Antonio Catricalà) non dovrebbe avere uno sbocco immediato. I temi generali sono quelli noti: apertura dei mercati su taxi e farmaci, ma anche per tariffe autostradali e aeroportuali, e novità per quanto riguarda gas, carburanti, poste e servizi pubblici locali. Anche sul tema del mercato del lavoro, dopo il botta e risposta tra il ministro Elsa Fornero e i leader sindacali, l’agenda è chiara: ammortizzatori sociali più consistenti e universali, riduzione dell’area della precarietà, salari reali più elevati riducendo il prelievo fiscale e contributivo e favorendo la contrattazione di secondo livello, maggiore facilità nell’allontanamento del personale. Per quanto riguarda le infrastrutture, invece, i provvedimenti sono già più «maturi»: si vuole istituire l’Agenzia per le infrastrutture stradali e autostradali, rilanciare il project financing per coinvolgere i privati nella realizzazione delle grandi opere, e una riunione del Cipe prevista a gennaio dovrebbe ridefinire e selezionare il menu delle opere e delle risorse assegnate. In fase avanzata, inoltre, c’è la riforma della fiscalità che riguarda la casa. Nella manovra si è varata una rivalutazione generica degli estimi catastali, ma da tempo è necessaria una riforma vera e propria, visto che con le vecchie regole si arriva a paradossi per cui una vecchia casa nel centro storico (magari ristrutturata e signorile) per il Fisco vale meno di una casa nuova in semiperiferia. Si cambierà, sostituendo l’attuale sistema per categorie e classi con uno che collegherà il valore del bene e il reddito che assicura alla localizzazione, le caratteristiche e la superficie. E ancora, si comincia a pensare di imitare l’esempio della Spagna, dove il nuovo premier Rajoy ha abbattuto le imposte che gravano sulla vendita degli immobili. Rendendo più facile acquistare e vendere una casa, infatti, si potrebbe rilanciare il mercato immobiliare e rendere «mobile» e liquida una ricchezza consistente ma altrimenti congelata.