Alessandro Trocino, Corriere della Sera 24/12/2011, 24 dicembre 2011
L’OPERAIA-DEPUTATA: «LASCIO, PESANTE IL SI’ ALLA MANOVRA» —
Sul suo blog campeggia una frase di Enrico Berlinguer: «Ci si salva e si va avanti se si agisce insieme e non solo uno per uno». Eppure Lucia Codurelli, fino a ieri non troppo conosciuta deputata del Partito democratico, ha deciso di uscire dalla mischia del consenso al governo Monti e di procedere da sola. Senza consultarsi con nessuno, ha preso carta e penna e ha scritto una lettera di dimissioni al presidente della Camera Gianfranco Fini. Poi ha scritto al suo leader, Pier Luigi Bersani, e gli ha spiegato le ragioni di un disagio ormai insostenibile. Che questo malessere la induca a lasciare anche il Pd, è presto per dirlo e lei lo esclude. Anche perché Bersani ha cercato di dissuaderla in ogni modo. E lei ha confessato ai colleghi di essere indecisa e di sentirsi responsabile nei confronti del segretario che l’ha portata a Montecitorio. I venti giorni di chiusura del Parlamento le porteranno consiglio, in un senso o nell’altro. Essere operai-parlamentari oggi, all’epoca delle manovre «lacrime e sangue», è un mestiere duro. Non usurante come quello in fabbrica, ma certo impervio. Come dimostra il travaglio di Antonio Boccuzzi, l’ex operaio della Thyssen di Torino, convinto a rientrare nei ranghi dopo l’annunciata insubordinazione sulla manovra. Un’altra deputata-operaia ha fatto parlare di sé nei giorni scorsi, la leghista Emanuela Munerato. Ex segretaria con licenza media finita in cassa integrazione, poi cassiera in supermercato e operaia tessile, delegata Rsu eletta nelle liste della Cgil, la Munerato si è presentata alla Camera con la sua divisa da lavoro, pettorina arancione e cuffia in testa. Dicendosi «disgustata» per la manovra. Poco o nulla condividono Codurelli e Munerato, a parte la provenienza operaia. La deputata del Pd non sopporta la svolta leghista: «Ho votato sì alla manovra per non accomunarmi con la demagogia e la vergognosa ipocrisia della Lega e con la strumentalizzazione portata in Aula». Detto questo, la deputata democratica ha fatto molta fatica a votare sì: «Ho votato sull’impegno che il segretario Bersani ha assunto in prima persona che otterrà altri miglioramenti». Ma questo impegno evidentemente non è bastato. I rimorsi sono cresciuti, assieme alle pressioni delle persone che hanno fatto parte del suo mondo a lungo. In Facebook, alla voce «datore di lavoro», ha scritto con orgoglio: «Ora sono Deputata Pd, dopo 32 anni di fabbrica e 4 di cameriera». Ha lavorato in una fabbrica di confezioni per lacche, facendo di tutto, dalla carrelliera del magazzino alla grafica specializzata. Poi l’impegno politico, prima nel Pci, poi nell’Ulivo. E infine l’approdo al Pd, scelta personalmente da Bersani. Per i suoi contatti con il territorio e la sua laboriosità, la Codurelli viene ribattezzata «ape operaia». La notizia delle sue annunciate dimissioni, resa nota per prima dall’Unità, ha provocato una raffica di messaggi. Critiche, ma anche solidarietà. E qualche malignità, della quale si dice «amareggiata»: come quella che l’accomuna a chi ha lasciato il Parlamento per avere il vitalizio. Ora si è presa una pausa di riflessione. In questi giorni tornerà dalla famiglia e, come scrive nel blog, «camminerà in Valtellina, tra le montagne, alla ricerca di funghi». Forse le verrà in mente la nota frase di Bersani, rivolta all’epoca ad Antonio Di Pietro: «La politica non è andar per funghi». Se dovesse confermare la scelta, al suo posto dovrebbe subentrare Enrico Dioli, area Margherita, ex sindacalista Cisl di Sondrio.
Alessandro Trocino