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 2011  dicembre 24 Sabato calendario

QUELL’ORO CHE SE NE VA (E PESA SUL DEBITO) - A

Catanzaro tre ragazzi hanno messo in piedi un’ istituzione chiamata Banco Metalli Italiano che compra oro al dettaglio, lo fonde in verghe e lo esporta a New York. In cinque anni il fatturato è esploso da meno di un milione a 62 milioni di euro. Banco Metalli, risalendo lo stivale dal Mezzogiorno, ha creato una rete in franchising ovunque in Italia meno che in Lombardia, in Val d’ Aosta e parti del Nord-Est. Soprattutto al Sud, ma non solo, esistono famiglie che vendono l’ argenteria per far fronte alle spese. Le gioiellerie chiudono e si trasformano in «Compro Oro». È un caso di teoria economica tradotta in pratica. La teoria dice che quando un Paese consuma più di quanto produce, per quanto a livelli modesti, può solo indebitarsi o vendere i suoi beni per mantenere gli standard di vita. Il successo del Banco Metalli racconta questa storia italiana, che in buona parte spiega come mai il premio di rischio sul debito resti alto malgrado la successione di manovre di bilancio. Malgrado il pareggio dei conti pubblici ormai in vista. Per la prima volta da tempo nel 2011 il disavanzo delle partite correnti - il saldo del dare e avere del commercio e delle poste finanziarie - cresce fino a essere circa pari al deficit pubblico (al 3,7% del Pil), in linea con la Spagna e peggio degli Stati Uniti. Il saldo solo commerciale, export meno import, è in rosso di 44 miliardi. Gli investitori registrano questa perdita di velocità del sistema produttivo e si tengono a distanza dall’ Italia. La chiave dello spread che non cala è qui. Questi anni hanno mostrato che i mercati premiano le misure di austerità di bilancio quando vengono annunciate, com’ è successo anche al governo di Mario Monti. Poi però fanno i conti con la frenata indotta dal rigore e tornano a diffidare del Paese, perché temono un avvitamento fra economia in calo e finanza pubblica. L’ Italia non può contare su un rete esterna che la tuteli mentre risana così duramente, dunque non ha alternative: deve subito affrontare le riforme che la mettano in grado di crescere in futuro; e farlo con tanta decisione che il mondo esterno se ne convinca.
Federico Fubini