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 2011  dicembre 23 Venerdì calendario

L’INVOLUZIONE DELLE TELECRONACHE

Questa non è una critica. Esattamente come René Magritte, fatte le debite proporzioni, dipingeva una pipa e intitolava il quadro «Ceci n’est pas une pipe». La pipa che non è una pipa serve solo a mettere in discussione il comune sentire, nel senso di audio.
Mercoledì si recuperava la prima giornata di campionato, quella dello sciopero. Al diavolo le fiction italiane, c’è qualcosa da vedere in tv! Anzi da sentire. La mia impressione è che le telecronache siano in piena fase involutiva. Dopo gli scossoni dei primi anni delle pay-tv, quando telecronisti come Fabio Caressa e Beppe Bergomi rivoluzionarono il modo di raccontare il calcio, adesso si sta tornando alla radiocronaca.
Ho fatto un test a campione. Su Sky l’anticipo Udinese-Juve (Caressa-Bergomi), Inter-Lecce (Zancan-Causio), Novara-Palermo (Nucera-Onofri). Su Premium Calcio Inter-Lecce (Longhi-Camolese), Napoli-Genoa (De Santis-Nela). Bastava chiudere gli occhi e la partita veniva raccontata proprio come alla radio (la famosa descrizione tautologica: se Pinzi passa la palla a Di Natale, davanti agli occhi di tutti, il telecronista dice che Pinzi ha passato la palla a Di Natale). Quasi inesistenti i rumori ambientali, paura del silenzio, scarso coraggio nel limitare i commenti alle fasi più significative.
Forse la presenza fissa del commentatore (quando c’è poca intesa) fa sì che il telecronista voglia tenere sempre la palla (la parola) e così esagera in verbosità. Forse, è l’altra scuola di pensiero, la telecronaca è solo un rumore di fondo che serve a dare ritmo alla visione. Sta di fatto che, dal punto di vista televisivo, non c’è più stata alcuna evoluzione. L’unica trovata, quella del bordocampista, mi pare soltanto una sciagura.
Questa non è una critica, ma piuttosto un invito ai responsabili dello sport perché riflettano sulla situazione. A cosa serve l’Hd se lo stile è quello radiofonico?
Aldo Grasso