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 2011  dicembre 23 Venerdì calendario

Dove vanno gli euro prestati alle banche? - Che cos’è l’asta a tre anni varata dalla Banca centrale europea? Mercoledì, la Bce, per la prima volta nella sua storia, ha varato un’asta illimitata con scadenza a tre anni riservata alle banche europee in crisi di liquidità

Dove vanno gli euro prestati alle banche? - Che cos’è l’asta a tre anni varata dalla Banca centrale europea? Mercoledì, la Bce, per la prima volta nella sua storia, ha varato un’asta illimitata con scadenza a tre anni riservata alle banche europee in crisi di liquidità. Ben 523 istituti di credito del continente hanno fatto incetta di denaro pagandolo all’1%, depositando a garanzia strumenti collaterali (in larga parte titoli di stato). L’intera somma prestata dalla Banca centrale presieduta da Mario Draghi ammonta a 489,2 miliardi di euro. Di questi, circa 116 miliardi sono andati ad istituti di credito italiani. Come possono impiegare questo denaro preso a basso costo? Le banche possono investire il denaro attinto a Francoforte come meglio credono: dai titoli di Stato per sostenere le aste del Tesoro dei rispettivi paesi ai mutui; dai prestiti a imprese e famiglie fino al pagamento di cedole sui bond in scadenza nel 2012 (pari a 130 miliardi). Ovviamente la moral suasion delle autorità di vigilanza è che i soldi immessi nel circuito vadano a sostenere l’economia reale in difficoltà e a rischio credit crunch. Cos’è il credit crunch? Il credit crunch, o contrazione del credito, avviene quando diventa difficile reperire capitale d’investimento da parte di banche o investitori a causa della loro sfiducia nel mercato. La scarsità di finanziamenti fa salire il costo del credito e rende difficile per le imprese accedervi. A quel punto le banche smettono di prestare soldi all’economia reale, la loro erogazione si fa più selettiva, indipendentemente dal merito di credito del soggetto che si presenta allo sportello. La stretta può prendere le forme anche di un aumento dei tassi di interesse applicati su mutui e fidi. Di solito avviene al termine della fase di espansione, quando le banche centrali alzano i tassi di interesse per raffreddare il ciclo ed evitare il rischio inflazione. Altre volte, come in questa fase, il credit crunch è figlio di una forte crisi di liquidità e del crollo di fiducia sul mercato interbancario. Perché le banche hanno poca liquidità? Oggi le banche sono strette tra la necessità di rispettare i requisiti patrimoniali richiesti dall’Eba, l’autorità di vigilanza bancaria europea, e l’urgenza di sostenere i titoli del debito pubblico dei rispettivi Paesi, in una fase economico-recessiva. Dovendo ridurre la leva finanziaria, dilatata negli anni passati investendo in titoli finanziati con obbligazioni e sul mercato all’ingrosso dei capitali, hanno dapprima aggirato l’ostacolo comprando titoli di Stato, per lucrare il differenziale con il basso costo dei finanziamenti Bce. Poi, con la crisi dei debiti sovrani, lo sboom si è subito trasformato in una crisi generalizzata delle banche europee. Le quali, non fidandosi più una dell’altra, hanno tagliato i crediti sull’interbancario, innescando una crisi generalizzata della liquidità. Il piano Draghi (l’asta a tre anni) serve per bypassare un mercato dai costi improponibili ed evitare un ulteriore deleverage degli istituti bancari, fornendo credito all’economia reale. Come influisce lo spread sulla raccolta bancaria? La crisi di liquidità è ovviamente aggravata dal caro spread di questi mesi. Il rischio-Paese misurabile dall’aumento del differenziale tra Btp e Bund tedesco finisce infatti per condizionare la capacità di raccolta di denaro da parte delle banche italiane. Quando cercano di finanziarsi sul mercato, emettendo titoli obbligazionari a medio-lungo termine, gli istituti di credito sono costretti a offrire tassi di interesse più elevati per cercare di attirare la clientela (investitori istituzionali e altre banche estere). A cascata, ecco che gli istituti sono costretti a scaricare sulla clientela (imprese e famiglie) gli extracosti di approvvigionamento, aumentando i tassi praticati su mutui e fidi, oppure rendendo più selettivo il credito. Dopo l’immissione di liquidità promossa dalla Bce cosa cambia per le imprese e le famiglie consumatrici? Banchieri e istituzioni assicurano che i soldi verranno usati per sostenere il circuito dell’economia reale, evitando il credit crunch e la catena dei fallimenti. Più soldi a disposizione a tassi calmierati, ideale per superare i momenti di difficoltà e pianificare investimenti e nuovi prodotti senza il rischio di finire gambe all’aria. In realtà la tentazione di usare il mega-finanziamento per comprare titoli di stato che rendono di più è molto forte dentro alle banche. La stessa politica spinge sottopelle per questa soluzione, all’insegna dell’interesse nazionale. D’altro canto non basta l’iniezione di liquidità per risolvere i problemi bancari. Resta l’urgenza della scarsa patrimonializzazione bancaria, sottoposta ai vincoli di Basilea 3. Per rafforzarne i requisiti l’Eba spinge per aumenti di capitale e la vendita degli asset non strategici. Un processo complesso che continuerà ad incidere sull’erogazione all’economia reale. Indipendentemente dall’asta Bce.