Lettere a Sergio Romano, Corriere della Sera 23/12/2011, 23 dicembre 2011
1944: ROMA SORPRESE GLI ALLEATI AVVICINANDOSI A MOSCA
Nella primavera del ’43 i resti dell’Armir tornarono in Italia. La guerra fra l’Italia e l’Unione Sovietica era praticamente finita. Ci furono contatti fra i due Paesi? C’è un nesso col fatto che dopo l’8 settembre l’Urss fu la prima fra gli Alleati a riprendere le relazioni con l’Italia, pur divisa?
Massimo Valentini
valeam@mac.com
Caro Valentini, Mussolini era convinto che Germania e Italia dovessero negoziare un’intesa con l’Unione Sovietica per concentrare ogni loro sforzo contro gli Alleati sul fronte mediterraneo. Ma Hitler era contrario e la caduta del governo Mussolini nel luglio del 1943 eliminò questa prospettiva dal novero delle soluzioni possibili. I contatti fra l’Italia e l’Urss ebbero luogo dopo l’8 settembre, quando il governo Badoglio si era trasferito al sud e il ministero degli Esteri era retto da un diplomatico, Renato Prunas, sino a qualche mese prima rappresentante dell’Italia a Lisbona.
L’occasione si presentò quando gli Stati Uniti e la Gran Bretagna costituirono una commissione di controllo per l’Italia e ne affidarono la presidenza a un uomo politico conservatore, Harold Macmillan, che diverrà, dodici anni dopo, Primo ministro del Regno Unito. Decisi a tenere fermamente nelle loro mani il controllo della penisola, gli Alleati offrirono ad altri Paesi — Unione Sovietica, Francia, Grecia, Jugoslavia — soltanto la partecipazione a una semplice Commissione consultiva. In questa deliberata esclusione dell’Urss dal Mediterraneo Prunas intravide la possibilità di una mossa italiana. Chiese di vedere il rappresentante sovietico e gli propose la ripresa dei rapporti diplomatici. Mosca accettò e poche settimane dopo un diplomatico italiano, Pietro Quaroni, lasciò Kabul, dove Galeazzo Ciano lo aveva esiliato qualche anno prima, per installarsi a Mosca in un albergo da cui poteva vedere l’ingresso della Piazza rossa e le torri del Cremlino. Qualcuno sostenne che nei colloqui italo-sovietici si parlò anche del ritorno di Togliatti in Italia. È certamente plausibile, anche se sarebbe stato molto difficile per il governo Badoglio, in quel momento, opporsi all’arrivo in patria del capo del comunismo italiano. Aggiungo che gli Alleati occidentali furono colti di sorpresa e si arrabbiarono, ma dovettero accettare il fatto compiuto.
Qualche parola, caro Valentini, sui due protagonisti del negoziato italo-sovietico. Prunas era un gentiluomo sardo, esponente della piccola nobiltà dell’isola e discendente di una famiglia che avrebbe dato al ministero degli Esteri altri due eccellenti diplomatici. Era poco loquace, ma intelligente, tenace e devoto ai Savoia come soltanto i sardi, in quegli anni, potevano esserlo. Il sovietico era Andrej Vyshinskij, lo stesso uomo che qualche anno prima, nella sua veste di pubblico ministero, aveva fatto condannare a morte, con requisitorie perfide e velenose, tutti i «nemici del popolo» di cui Stalin voleva sbarazzarsi. Ma nella sua veste di diplomatico fu un uomo concreto, affabile e, tutto sommato, simpatico. Una stessa persona, evidentemente, può avere molte facce. Parecchi anni dopo, quando ebbi l’occasione di fare una visita di cortesia al Procuratore generale dell’Unione Sovietica, vidi sulla parete di un salotto un grande ritratto di Vyshinskij. Come mi fu spiegato, il pubblico ministero delle grandi purghe era ricordato e onorato per un dotto trattato di procedura penale che i giovani magistrati sovietici continuavano a consultare con profitto.
Sergio Romano