ADRIANA MARMIROLI, La Stampa 23/12/2011, 23 dicembre 2011
Rocco Papaleo “Io che volevo fare il cantante” - Imbraccia la chitarra e un po’ la suona. Non male in verità
Rocco Papaleo “Io che volevo fare il cantante” - Imbraccia la chitarra e un po’ la suona. Non male in verità. Ogni stagione che passa Rocco Papaleo, classe 1958, svela un tassello in più della propria personalità artistica: attore, regista, compositore, cantante. E ora anche presentatore del festival di Sanremo. «Sono partito da strimpellatore di chitarra da gita scolastica - spiega -. Il fine era impressionare le ragazze. Avevo una chitarra a mezzo con un compagno di scuola. Ma poi, dato che io miglioravo e lui molto meno, finivo con il tenerla di più. La madre si lamentò con la mia. Questa, capendo la fase delicata che stavo attraversando, rilevò l’altra quota e la chitarra fu tutta mia. Per anni ho sperato di campare di musica e canzoni». Questa volta con la sua amata chitarra in mano salirà sul palco dell’Ariston per affiancare Gianni Morandi: «Che farò? Cercherò di seguire le orme, di essere divertente, magari riesco pure a cantare una canzoncina». Papaleo dice di essere arrivato alla recitazione «quasi per caso, senza che ne sentissi la vocazione. Da allora musica e recitazione si sono alimentate vicendevolmente, soprattutto agli inizi, quando facevo cabaret». E al cabaret - non quello cui ci ha abituati la televisione ma quello che mescola i generi, «alla Karl Valentin», come suggerisce l’attore - si rifà lo spettacolo Una piccola impresa meridionale , quello in cui Papaleo si esibisce con la chitarra: tournée invernale, con tappa a Torino il 31 gennaio. «Dentro c’è la somma delle cose fatte nel tempo, nei piccoli club (quando aveva per compagni Max Gazzé e Daniele Silvestri, ndr). Ora le ripropongo con più attenzione e coscienza. Parto da un iniziale spunto autobiografico per poi lasciar prendere il sopravvento alla fantasia e parlare d’altro. Attento all’ esempio del teatro-canzone del "padre" Gaber ma anche di Proietti». In tutto 4 o 5 le canzoni, molta di più la musica eseguita da una band di 4 elementi il cui accompagnamento rende partitura musicale anche il racconto. A proposito del titolo spiega: « Una piccola impresa meridionale ha matrice cinematografica: il titolo e alcuni elementi sono quelli della mia futura seconda regia. Racchiude il percorso mio e di tanti altri figli del Sud che per fare fortuna hanno dovuto andare via, portando il Meridione in giro per il mondo, facendo cose buone e riscattandolo». C’è pure una ragione scaramantica: Basilicata coast to coast prima che film era stato spettacolo teatrale. «Lo aspetto molto questo secondo film. Sarà la riprova, per me importantissima, che quell’opera non è stata solo un fuoco di paglia. Tutti possono avere una storia da raccontare». Insomma: «Sarò io il primo ad aspettarmi con il fucile puntato, io a voler scoprire se sono in grado di fare un altro film». Ci lavora da un anno, ormai. E spera di iniziare le riprese nel 2012. Intanto continua il lavoro di sempre: attore «conto terzi». In cima alla lista Leonardo Pieraccioni per cui è in sala con Finalmente la felicità . «Stava ancora scrivendo la sceneggiatura di quando mi ha telefonato. "Rocco c’è questo personaggio, Sandrino, che ogni giorno che passa parla sempre di più come te"». La sua storia fa da contrappunto a quella principale, tra Pieraccioni e la sorella adottiva brasiliana Ariadna Romero, «la classica bellezza esotica sogno comune di tutti gli italiani, di cui come al solito Leonardo si innamora». Mentre a lui tocca il ruolo di uno che «come entra in scena scopre di essere stato tradito dalla fidanzata» e che per tutto il film sarà animato da un’«esuberanza esagerata e forzata». A marzo invece sarà la volta di È nata una star? , di Lucio Pellegrini, tratto da un romanzo di Nick Hornby. Qui fa coppia con Luciana Littizzetto: niente tradimenti, ma una grande «tragedia», quella di due genitori che scoprono che il figlio diciannovenne fa la pornostar. «Una tragedia minore, in realtà rispetto ai tanti rischi che può correre un ragazzo. Anche se capisco lo shock. Con una situazione del genere nessun bisogno di eccedere nella farsa». Girato a Torino, l’attore ha letteralmente scoperto la città, innamorandosene. «Ne avevo notata la bellezza nelle mie precedenti brevi trasferte. Ora l’ho conosciuta più a fondo. Ho avuto l’impressione di un luogo che dell’integrazione e della tolleranza ha fatto una forza. Un posto perfetto per viverci. Ho sondato un’agenzia immobiliare per capire. Ma ho un figlio a Roma...».