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 2011  dicembre 23 Venerdì calendario

MILLS, SCUSE IN AULA AL CAVALIERE: «INVENTAI TUTTO, MI VERGOGNO» —

Non che l’aula del Tribunale sia un campo di rieducazione cinese, e Silvio Berlusconi (imputato di aver corrotto nel 2000 con 600 mila dollari il teste David Mills) seduto da spettatore certo non è Mao Zedong, eppure ieri quella di Mills somiglia a un’autocritica maoista: «Chiedo scusa al dottor Berlusconi per tutti i guai che gli ho procurato», «rimarco la sua totale innocenza», «ho inventato tutta la storia», la mia «era fiction», «pura immaginazione», una «invenzione», e «mi vergogno profondamente per quanto ho fatto a un morto» (il top manager Fininvest Carlo Bernasconi). Così Mills straccia quanto egli stesso ripetè più volte da febbraio a luglio 2004 a numerosi interlocutori, quali il suo avvocato Bob Drennan (sia di persona sia nella lettera dear Bob scritta di proprio pugno), la sua fiscalista, gli ispettori delle tasse inglesi, la memoria del suo computer, e i pm milanesi nella confessione del 18 luglio 2004: e cioè che i 600 mila dollari, di cui il fisco inglese gli chiedeva conto, erano stati un «regalo» di Bernasconi per le deposizioni reticenti di Mills in due processi al Cavaliere nel 1999 e 2000.
La ritrattazione, già esposta nel memoriale del 6 novembre 2004, ieri in Tribunale assume però toni più melodrammatici: i soldi venivano in realtà «dal mio cliente Diego Attanasio», un armatore nel 1997 nei guai con la giustizia a Salerno; ma per «proteggere Attanasio, al quale non volevo creare altri problemi, ed essendo però nel panico per le richiese del fisco inglese, ho pensato di collegare quei soldi a Bernasconi e usare il nome di Berlusconi». Tutto «falso, pura immaginazione, è solo la storia che avevo inventato per il fisco inglese».
Non che la versione bis non presenti inconvenienti: Attanasio nega d’avergli regalato quei 600 mila dollari, e dice che non gli ha mai impartito quelle istruzioni con le quali Mills asserisce di aver riempito fogli in bianco che nel 1997 si era fatto rilasciare da Attanasio prima che questi finisse in carcere. Peraltro lunedì Mills aveva detto di aver cercato nel 2004 di barcamenarsi tra «il proteggere Bernasconi» e il ripararsi dal fisco, ma il pm l’aveva pizzicato sul fatto che Bernasconi nel 2004 fosse già morto. Così ieri Mills si corregge in versione strappalacrime: «Era un mio grande amico, mi vergogno profondamente di quello che ho fatto, posso solo attribuirlo al mio stato mentale di panico». E via così di fronte alle contestazioni del pm De Pasquale: il Mister B. per non scrivere Berlusconi nella lettera a Drennan? «Un patetico tentativo di discrezione a causa del mio stato mentale». I richiami alle «curve pericolose» fatte nei processi per proteggere Berlusconi? «Fiction di dettagli per rendere realistica la storia». E il verbale firmato col proprio avvocato? «Sono assolutamente certo di aver menzionato Attanasio ai pm che sembravano sorpresi, l’interrogatorio durò dalle 15 all’1 di notte e questo mi procurò costernazione, avevo paura anche se non c’era alcuna minaccia a me rivolta: decisi che avrei adottato la strategia della minor resistenza dicendo ai pm quanto immaginavo volessero da me». I resoconti del fisco inglese sul colloquio con Mills? Sono «accurati di ciò che ho detto, non di ciò che è davvero successo». E perché una volta Mills scrisse di soldi non regalatigli ma «che Attanasio voleva io gli custodissi»? «L’ho già detto 6 volte — si spazientisce —, il denaro è stato consensualmente condiviso con Attanasio». E il divieto per i legali inglesi di mescolare i soldi dei clienti, come invece Mills fece all’insaputa di Attanasio, Briatore, Marcucci e Marina Mahler? «Avevo un accordo informale con questi amici». Finisce il pm e tocca alla difesa, ma Mills non è disponibile prima del 16 gennaio, sicché saltano già 3 delle 8 udienze fissate dal Tribunale per scongiurare la prescrizione a febbraio «che inciderebbe negativamente sulla mia immagine», commenta Berlusconi «sollevato dall’importante udienza». Rinuncerà alla prescrizione? «Ne parlerò con i miei legali».
Luigi Ferrarella