MARCO ALFIERI, La Stampa 23/12/2011, 23 dicembre 2011
Finanziamenti in cambio di depositi Il “baratto” in banca - Qualche direttore di filiale lo chiama semplicemente «baratto»
Finanziamenti in cambio di depositi Il “baratto” in banca - Qualche direttore di filiale lo chiama semplicemente «baratto». «Soldi in cambio di raccolta». Sempre più spesso le banche, a corto di liquidità, vincolano la concessione di un finanziamento alla sottoscrizione di un’obbligazione o di altri prodotti finanziari. «Purtroppo è così», raccontano dall’Ance di Brescia, l’associazione dei costruttori in crisi nera dal 2008, strozzata dal patto di stabilità interno che vieta ai comuni di avviare i piccoli cantieri e dai ritardi di pagamento della Pubblica amministrazione. «Negli sportelli sul territorio applicano in modo zelante le direttive che arrivano dalle sedi centrali. Era già successo nel 2009, all’inizio della crisi globale, ma adesso il do ut des è diventato sistemico». D’altronde di aumenti di capitale non se ne vedono in giro e il mercato interbancario è congelato dalla sfiducia tra operatori. La raccolta è diventata merce rarissima, tutti la cercano, tutti la vogliono. «Dai quartier generali ci stanno col fiato sul collo per piazzare prodotti che danno commissioni immediate ed entrano nelle trimestrali», ammette il direttore di una piccola filiale toscana di una big del credito. «Nel bouquet ci sono polizze a copertura rischi, polizze finanziarie legate all’andamento di indici determinati, obbligazioni a 2, 3, 5, 10 anni che vengono offerte con ottimi rendimenti». Praticamente tutte le grandi banche sono uscite in questi mesi con obbligazioni a 2 anni al 4% contro il 2,5-2,70 di prima dell’estate. O conti deposito con rendimenti oltre il 4%, promozioni e concorsi a premi, dai tablet ai buoni carburante. Cara azienda ti sostengo se però mi fai rientrare parte della liquidità che posso «vendere» alla direzione come allargamento della base clienti. Ecco l’ultima tendenza delle nostre banche in sofferenza. In ogni operazione dev’esserci anche della provvista. In caso contrario, arrivederci e grazie. Oggi infatti le banche non deliberano mutui anche se sei ben patrimonializzato. «Oppure ti accordano fidi ma chiedono la cortesia di non usarli», raccontano dalla Lega Coop di Reggio Emilia. «L’altro giorno due banche hanno chiamato in sede per dire di non usare il castelletto. Figuratevi: la Pa non ci paga, se non usassimo quei soldi saremmo nemmeno in grado di pagare i contributi ai nostri dipendenti». Tutta l’economia italiana è finita in una enorme trappola. Le banche sono strette tra il capestro di rispettare i requisiti patrimoniali richiesti dall’Eba (aumenti di capitale per 15 miliardi), l’urgenza di sostenere i titoli del debito pubblico con gli spread alle stelle (280 miliardi da rifinanziare nel 2012), 100 miliardi di sofferenze scritte a bilancio in una fase economica recessiva e 130 miliardi di bond bancari in scadenza nei prossimi 12 mesi. Basta un giro nelle grandi province manifatturiere per accorgersene. «Lo spread sui fidi a breve termine è salito dall’1,46 di settembre all’1,80 di fine novembre mentre quello sui finanziamenti a medio è praticamente raddoppiato da 2,14 a 4,20», spiega Luciano Vescovi, vicepresidente di Confindustria Vicenza. Le banche continuano a scaricare sui clienti le tensioni che subiscono dal lato del costo della raccolta. A cascata, «le nostre imprese fanno fatica a mantenere le linee di fido esistenti». Il 26% degli intervistati denuncia «un taglio sull’anno precedente». Ma è dopo l’estate che la situazione si è aggravata, quando le banche hanno cominciato a ridurre i castelletti, non scontare le fatture in ritardo, alzare gli spread e chiedere rientri improvvisi. Viceversa «nuovi mutui per il consolidamento o la riorganizzazione finanziaria, quando e se vengono concessi, è solo con la formula del baratto…», ammette la prassi un importante imprenditore orafo vicentino. «Le nostre aziende registrano difficoltà insormontabili nel reperire anche solo le risorse necessarie per gli adempimenti classici di fine anno: imposte, acconti, tredicesime e gratifiche ai propri collaboratori...», conferma il presidente degli industriali trevigiani, Alessandro Vardanega. Insomma si lotta per la sopravvivenza. In questo scenario arriva il mega finanziamento Bce, l’asta a 3 anni che ha inondato di liquidità il sistema per evitare un ulteriore deleverage, fornendo credito all’economia reale. «Da oggi in banca - spiega Fabio Bolognini, autore del blog economico/finanziario Linkerbiz - la scusa che non c’è liquidità non vale per bloccare erogazioni o alzare i tassi di interesse. Ci sono 40 miliardi freschi da impiegare». Anche solo per evitare «baratti» impropri…