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 2011  dicembre 23 Venerdì calendario

E in aula il professore svela la doppia verità dei partiti - L’espressione del viso, come al so- L’ lito, è impassibile

E in aula il professore svela la doppia verità dei partiti - L’espressione del viso, come al so- L’ lito, è impassibile. Il tono della voce, come al solito, è monocorde. Ma prima di congedarsi dai senatori, Mario Monti deposita un «avviso ai naviganti», un messaggio davvero inatteso per Silvio Berlusconi e Pier Luigi Bersani, azionisti di riferimento della sua maggioranza: «Vorrei dire ai cittadini che l’appoggio che questo governo sta ricevendo dai partiti è molto più grande di quello che i partiti stessi a volte lasciano credere o dichiarare...». Sui banchi del Pdl e del Pd alcuni senatori mormorano, qualcuno sorride, qualcun altro mugugna. Ma il professor Monti non ha finito, anzi sta per spiegarsi ancora meglio, in modo che nessuno possa equivocare: «Capisco benissimo che i colloqui che hanno luogo, per esempio, col presidente del Consiglio da parte delle forze politiche e che sono di grande appoggio, incoraggiamento e stimolo, vengano poi presentati esternamente piuttosto dal punto di vista del veto o della forte pressione». Dunque, è in occasione dei «colloqui col presidente del Consiglio» che, agli occhi di Monti, prende origine la «doppia verità» che lui stesso ha deciso di disvelare in aula: in privato gli dicono vai avanti, in pubblico fanno i riottosi. A suscitare la sorpresa del presidente del Consiglio sono state le esternazioni che hanno visto protagonisti nelle ultime 48 ore il leader del Pd Bersani e l’ex premier Berlusconi. Il primo, con quel suo «roba da matti»; il secondo con quel «se ci saranno ancora tasse, meglio andare a votare». Certo, due giorni fa, Bersani aveva usato la colorita espressione prima di essersi incontrato con Monti e infatti il premier è rimasto sorpreso in particolare da Berlusconi. Ma da quel che trapela da Palazzo Chigi, Monti si è tolto i suoi sassolini soprattutto per il tono comprensivo e rassicurante che entrambi i leader avevano mostrato negli incontri informali. Il messaggio che parte dunque da Palazzo Chigi è chiaro: un certo margine di diversificazione tra partiti e governo si può capire, un certo gioco delle parti può persino essere funzionale, ma attenzione ad oltrepassare un certo limite. Perché se si sconfina - questo Monti non lo ha detto ma fatto capire - il governo si indebolisce e questo non è un bene per nessuno. Siamo sempre lì: il delicato rapporto tra il governo e i partiti che lo sostengono non ha ancora trovato un suo assetto stabile. Spiega Maurizio Gasparri, presidente dei senatori Pdl: «Noi siamo per il metodo dei colloqui bilaterali, siamo contro le riunioni di tutti». Bersani continua a ripetere che per quanto riguarda il Pd, guai a parlare di «cabine di regia», perché il «regista ce lo abbiamo già» ed è Monti. Lui, il premier, un mese fa avrebbe preferito avere ministri politici dentro il governo e ora preferirebbe avere con i partiti un rapporto coordinato e continuativo. E infatti in aula lo dice, sia pure con una perifrasi: «Consultarvi di più e ascoltarvi di più, anche in anticipo, agevola la nostra non semplicissima azione...». E anche se Monti non perde occasione per affettare rispetto e gratitudine verso i gruppi parlamentari («l’enorme lavoro nei due rami del Parlamento ci ha consentito di migliorare impianti e dettagli»), ogni tanto usa espressioni lessicali politicamente hard. Come quando dice: «Ringrazio i partiti che hanno rinunciato a qualsiasi forma, pur comprensibile e legittima, di cedimento al gusto della popolarità» e dunque si sono «piegati» alle esigenze del Paese. Certo, alla Lega riserva un graffio perfido («una piccola parte del Parlamento»), ma non c’è dubbio che quei parlamentari «piegati», pur plastico e veritiero, non piace a nessuno. Tanto è vero che le dichiarazioni di voto dei due principali partiti di maggioranza sono state fredde, come nel caso del democratico Nicola Latorre. O fortemente provocatorie verso i partner di maggioranza, come nel caso di Gasparri, che ha esordito così: «Se volessi, come il senatore Latorre, far cadere il governo, potrei intrattenere il pugliese Latorre sulla nuova richiesta di arresto del senatore Tedesco...». E ancora: «Vogliamo più libertà e meno supermercati Coop». E così, più tardi, incassata la fiducia e congedandosi dal Senato, il professor Monti ha espresso un compiacimento davvero contenuto: «Mi pare di capire che il decreto legge è definitivamente approvato e sono lieto».